sabato 5 settembre 2026

EL NINO

ECCO COSA RISCHIA L'ITALIA

(fonte Libero)

El Niño torna a far paura. Il fenomeno climatico che interessa il Pacifico equatoriale è ormai pienamente sviluppato e, secondo l’ultimo aggiornamento della World Meteorological Organization, potrebbe intensificarsi fino a raggiungere una fase molto forte nei prossimi mesi. L’Organizzazione meteorologica mondiale stima inoltre una probabilità vicina al 100% che l’evento persista almeno fino a febbraio 2027, con conseguenze potenzialmente rilevanti sulle temperature e sulle precipitazioni in diverse aree del pianeta, Italia compresa. È però importante evitare interpretazioni deterministiche: El Niño non significa automaticamente che una determinata regione sarà colpita da caldo estremo, siccità o alluvioni. Il fenomeno modifica le probabilità e gli schemi atmosferici, mentre gli effetti concreti dipendono anche dalla stagione e dall’interazione con altri fattori climatici.

Che cos’è El Niño e perché è importante

El Niño è una delle due fasi principali dell’El Niño-Southern Oscillation, un sistema naturale che influenza la circolazione atmosferica e il clima su scala planetaria. Si manifesta attraverso un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Nel 2026 il segnale è particolarmente marcato. Nell’area Niño 3.4 la temperatura superficiale del mare è passata da circa +1,5 °C, rispetto alla media nel periodo maggio-luglio, a +2 °C a luglio, mentre tra la fine di luglio e la metà di agosto sono state osservate anomalie settimanali comprese indicativamente tra +2,2 e +2,6 °C. Ancora più eccezionale è il calore accumulato sotto la superficie: in alcune zone dell’oceano le temperature sono risultate oltre 8 °C superiori alla media. Secondo le stime, El Niño continuerà a rafforzarsi durante l’autunno, raggiungendo il massimo verso la fine del 2026. Gli effetti sulla circolazione atmosferica potrebbero però protrarsi anche nel 2027.

Più caldo e fenomeni estremi nel mondo

Un El Niño molto intenso può alterare profondamente la distribuzione delle precipitazioni e delle temperature. Alcune regioni possono essere interessate da piogge eccezionalmente abbondanti e rischio di alluvioni, mentre altre possono affrontare periodi di siccità più persistenti e una maggiore probabilità di incendi. A questo si aggiunge l’effetto sulle temperature globali. Il calore oceanico associato a El Niño si somma al riscaldamento di fondo determinato dall’aumento delle concentrazioni di gas serra. La Wmo prevede infatti temperature superiori alla norma in quasi tutte le aree terrestri del pianeta nel periodo settembre-novembre 2026. Il fenomeno, tuttavia, non è causato dal cambiamento climatico: El Niño è un fenomeno naturale. Il riscaldamento globale può però amplificare il contesto termico nel quale si sviluppa, aumentando il rischio che un evento naturale contribuisca a nuovi record di temperatura.

Cosa può succedere in Italia

L’Italia non si trova nell’area direttamente interessata da El Niño, ma il fenomeno può produrre effetti a migliaia di chilometri di distanza attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche. Le modifiche alla circolazione atmosferica possono influenzare la traiettoria delle perturbazioni dirette verso l’Europa e il Mediterraneo. Per il nostro Paese questo potrebbe tradursi, in determinati periodi, in temperature più elevate della media, alternanza tra fasi asciutte e precipitazioni intense e maggiore instabilità meteorologica. Un elemento particolarmente importante è il Mediterraneo. Un mare più caldo può fornire maggiore energia e umidità all’atmosfera; quando masse d’aria più fredde entrano in contatto con questo calore, possono svilupparsi condizioni favorevoli a precipitazioni molto intense. Non significa che ogni evento estremo dei prossimi mesi sarà “colpa” di El Niño. L’intensità del fenomeno non determina da sola la gravità degli effetti in una specifica regione: anche le condizioni dell’Oceano Indiano e dell’Atlantico possono modificare o rafforzare le conseguenze attese.

Il 2027 sotto osservazione

Il dato più significativo è quindi la durata prevista. El Niño dovrebbe raggiungere il picco verso la fine del 2026, ma la sua influenza climatica potrebbe estendersi nei primi mesi del 2027. Questo è quanto fa trapelare l’Onu. Per questo sono state intensificate le attività di monitoraggio e di allerta, invitando Governi e servizi meteorologici a prepararsi agli effetti sulle risorse idriche, sull’agricoltura, sulla salute, sull’energia e sulla gestione delle emergenze. Per l’Italia, più che una previsione di eventi specifici, il segnale rappresenta dunque un fattore di rischio climatico da monitorare. Le prossime stagioni saranno osservate con particolare attenzione per capire come El Niño interagirà con il riscaldamento globale e con gli altri grandi sistemi climatici che regolano il tempo atmosferico europeo.

 

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