domenica 21 marzo 2021

RUGBY

ITALIA IL DISASTRO E' COMPLETO. LA SCOZIA DIMINA 52-10

di Roberto Parretta

La Scozia ha travolto per 52-10 l'Italia a Murrayfield nel match che ha aperto la quinta e ultima giornata del Sei Nazioni di rugby. È arrivata così la sconfitta consecutiva numero 32 per l'Italia nel Torneo, chiuso ovviamente all'ultimo posto e sempre a zero, come nelle ultime due edizioni. Si tratta anche della sconfitta più pesante mai incassata dagli azzurri con la Scozia (il precedente era un 7-48 del 2015 prima della Coppa del Mondo). Da quando è arrivato il c.t. Franco Smith è la decima sconfitta nel Torneo in 10 partite, ma con il record del peggior passivo di punti in una singola edizione: -184 (con 34 mete subite) rispetto al -134 di un anno fa (il record negativo apparteneva all'Italia di Conor O'Shea con -151 nel 2017). La Scozia interrompe invece la serie di due sconfitte consecutive, seguite alla clamorosa vittoria di Twickenham con l'Inghilterra all'esordio che aveva illuso la squadra del c.t. Greg Townsend, che sale a 11 punti (al netto della partita che dovrà essere eventualmente recuperata con la Francia).

PLACCAGGI—La prima meta la segna l'Italia al 6': da un placcaggio al collo subito da Federico Ruzza a metà campo, Paolo Garbisi va a trovare la touche profonda nei 22 avversari, dalla quale nasce una maul perfetta che spinge fino a permettere al capitano Luca Bigi di uscire a pochi passi dalla bandierina e schiacciare in allungo (e Garbisi trasforma anche). Passano 5 minuti e la Scozia ripaga gli azzurri con la stessa moneta: penaltouche a 5 metri, prima maul fermata irregolarmente, ma al secondo tentativo la difesa non riesce e il tallonatore Dave Cherry schiaccia, anche se poi Stuart Hogg (schierato all'apertura per l'assenza di Finn Russell) manda larga la trasformazione. Ne passano altri 4 e arriva la seconda, propiziata da un clamoroso break da oltre 50 metri di Huw Jones, che parte dai suoi 22 e arriva quasi al limite di quelli azzurri, poi dopo un paio di fasi il gioco viene aperto verso sinistra dove in superiorità Hamish Watson deve solo offrire all'ala Duan van der Merwe la palla per la volata in meta (che Hogg trasforma). Al 20' gli azzurri tornani in attacco e guadagnano una punizione che Garbisi sfrutta bene per il 10-12. Ma la difesa azzurra è drammatica, tatticamente e individualmente, come dimostra un altro clamoroso break di Jones che s'infila in mezzo alle maglie azzurre schierate senza l'intenzione di placcare. E come se non bastasse, arrivati dall'altra parte la fesseria la commette Federico Mori, che si lancia in un placcaggio vistosamente irregolare di spalla su Sam Johnson e si becca l'inevitabile cartellino giallo (l'azzurro è anche fortunato perché manca di poco la testa dello scozzese rischiando il rosso). L'inferiorità si paga subito: l'estremo Sean Maitland parte dal limite dei 22, rompe tre placcaggi e offre l'ovale a Jones, che viene miracolosamente fermato da Edoardo Padovani, ma a sua volta in offload serve a Darcy Graham un pallone che deve essere solo schiacciato. Al 28' arriva la quarta meta, costruita ancora una volta con un break originato dai 22 scozzesi e ancora una volta grazie all'inconsistenza più totale degli azzurri nel concetto del placcaggio: superata la metà campo, Graham viene placcato da Johan Meyer, ma in offload scarica su Hogg che di schiena serve Jones per la solitaria corsa sotto i pali. Hogg le trasforma entrambe. Non si capisce quale sia il confine tra la drammaticità delle lacune tecniche e di organizzazione e una incomprensibile mancanza di attitudine quando si ha l'onore di indossare la maglia azzurra. Che poi quando Monty Ioane indovina il timing per un perfetto placcaggio con il quale ribalta Jones, gli azzurri si abbracciano ed esultano: forse nemmeno hanno la consapevolezza del disastro a cui si assiste ormai da più di un anno. Invece, per gli scozzesi sembra un allenamento, come dimostra poco dopo ancora van der Merwe, che abbatte Ioane e evita altri due placcaggi prima di essere fermato. Nel finale di primo tempo gli scozzesi alzano il piede dall'acceleratore, gli azzurri, trascinati da un commovente Stephen Varney (19 anni), riescono a guadagnare una penaltouche, che ovviamente poi buttano via con un in avanti e al riposo si va sul 24-10. Con 29 placcaggi mancati dagli azzurri su 124.

GIALLI E DOPPIETTE—   La ripresa si apre con gli scozzesi in attacco, con una penaltouche vanno a lanciare a 5 metri e poi è la maul ad aprire la strada a Cherry verso la bandierina di destra per doppietta (all'esordio da titolare) e quinta meta. Al 52' un attacco scozzese arriva sui 5 metri dalla parte dei pali, gli azzurri provano a limitare ma commettono una serie di falli, con l'ultimo, uno schiaffetto sul pallone in possesso di un avversario, che costa il giallo a Sebastian Negri. Gli scozzesi chiedono mischia, aprono velocemente per la carica di Johnson, sul quale chiudono miracolosamente Mitch Lamaro e Garbisi, ma a sostegno è già arrivato il mediano Scott Steele, anche lui titolare in nazionale per la prima volta, che riceve e va oltre la linea. Quando sta per rientrare Negri, arriva un altro cartellino giallo, stavolta a Ioane per un placcaggio irregolare. Al 62' rischia anche Lamaro, che entra in un raggruppamento di spalla su uno scozzese, ma per fortuna non lo colpisce in testa e si evita un altro cartellino. Poco dopo ci vogliono 4 azzurri per evitare la meta di van der Merwe, lanciato verso la bandierina da un passaggio in mezzo alle gambe di Hogg: Padovani e Mattia Bellini lo placcano, lo scozzese va oltre, ma Jacopo Trulla arriva a chiudere sulla linea, la palla è persa ma per sicurezza Ignacio Brex arriva in tempo a tenere alta l'ala avversaria. Al 65' però a sfondare è il centro Johnson, che si unisce allo sforzo degli avanti e risolve un assedio sulla linea di meta scappando al tentativo di chiusura di Bigi. L'Italia torna in attacco, ma dopo poche fasi perde palla con Niccolò Cannone, Ali Price (subentrato a Steele) lo raccoglie, se ne va per una quarantina di metri e poi scarica sulla corsa in sostegno di van der Merwe, che ha davanti spalancata la strada verso i pali e la doppietta. Le trasformazioni di Hogg nel secondo tempo sono 4/4. E per fortuna finisce così.

 

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