martedì 11 maggio 2021

MIGLIOR SUGO CON LA PASSATA DI POMODORO

ECCO IL SEGRETO

Per prima cosa, scegliete pomodori freschi, maturi e sodi, controllandoli uno ad uno, per scartare quelli ammaccati o macchiati. I più adatti sono quelli ramati, a grappolo e tondi, i San Marzano ed i romani, dalla forma allungata. Lavateli accuratamente ed eliminate i piccioli. Asciugateli, tagliateli a metà e metteteli a cuocere in una pentola d’acciaio col coperchio, girandoli di tanto in tanto, sino a farli appassire. Passateli, poi, col passaverdura, facendo colare il sugo in un recipiente. Prendete, ora, una padella ampia, per consentire una cottura omogenea, e fate rosolare per un paio di minuti uno spicchio d’aglio in olio extra vergine d’oliva. A questo punto, levate l’aglio ed aggiungete il sugo precedentemente raccolto. Salate a piacere e lasciate cuocere, sino a raggiungere la densità desiderata.

Fondamentale che il vostro sugo cuocia, sempre coperto, a temperatura bassa e costante, per non bruciare. Come ridurre l’acidità del sugo? Aggiungete un pizzico di zucchero o una punta di bicarbonato di sodio, senza esagerare! Se volete rendere il sugo più digeribile, prima di mettere l’aglio a rosolare, privatelo del germoglio. Ingrediente fondamentale, e dal sapore tutto italiano, è il basilico, da aggiungere nella padella, fresco e tagliato grossolanamente, ad inizio cottura. Un segreto per rendere la salsa più corposa? Poco prima di togliere il sugo dal fuoco, aggiungere qualche cucchiaio dell’acqua di cottura della pasta. Una curiosità: sapete quando “nacque” la pasta col pomodoro? Nel XVII secolo, a Napoli, quando nella città ai piedi del Vesuvio fece capolino l’ortaggio, utilizzato inizialmente come pianta ornamentale. La pasta col pomodoro veniva consumata, in principio, solo dai ceti meno abbienti, venduta per strada a basso costo e mangiata con le mani. Quando, poi, il ciambellano della corte del Regno di Napoli, Gennaro Spadaccini, inventò la forchetta conosciuta oggi, anche i nobili cominciarono a mangiarla!

 

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