giovedì 14 ottobre 2021

"SIAMO QUI E NON E' IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI"

NUOVO SINGOLO ED ALBUM DI VASCO

Il titolo del nuovo album firmato Vasco Rossi, in uscita il 12 novembre, sarebbe dovuto essere "Siamo qui, pieni di guai", i guai "dell’essere gettati in questo mondo", come spiega il rocker, che ieri lo ha presentato a Milano. Si intitola invece solo "Siamo qui", così come il singolo manifesto omonimo da domani online e on air. I guai però restano e l'artista confessa di sentirsi "deluso": "Doveva andare in un altro modo, secondo me" e aggiunge: "Questo non è il migliore dei mondi possibili, ma è il mondo che c'è e dobbiamo combattere, vivere, imparare dagli errori e non aver paura di sbagliare". E poi scherzando confessa: "Se sono ancora vivo io, c'è speranza per tutti".  Lui, come sempre, non ha paura di dire ciò che pensa e cantare ciò che sente. "In queste canzoni", racconta, "ci sono le mie consapevolezze in più, che non consolano, ma dalle quali non si torna indietro". 

Un album "classic rock" lo definisce Vasco: "vero e sincero, dove tutte le canzoni sono suonate con strumenti veri. Io sono sincero solo nelle mie canzoni". Composto prima della pandemia il brano che dà il titolo all'album è una sorta di dichiarazione d'amore verso l'umanità tutta. I "guai" che l'affliggono non sono però solo quelli dovuti alla pandemia, che è venuta dopo, ma i "guai esistenziali" dovuti al fatto che "abbiamo dimenticato quello che siamo e pensiamo di essere quello che abbiamo". In tutto questo l'artista non parla mai al singolare: "Uso sempre il 'Siamo', perché non sono mai stato un profeta o un cattivo maestro, gli artisti raccontano quella che è la realtà o come la vedono".  Filo conduttore dell'album è infatti proprio la collettività, il "noi" di cui Vasco si sente parte integrante.  Il rocker punta il dito contro molti aspetti di questa realtà traballante. Tra questi la tecnologia, che "sta sfruttando le nostre debolezze, le nostre rabbie, aggressività, per diventare lei sempre più potente". In una civiltà che guarda sempre più solo al profitto, poi, "vali solo se sei utile, come dice Galimberti, sennò vieni emarginato". E spiega: "Non sono gli artisti che condizionano i giovani ma i giornali, le tv, le pubblicità, creando modelli sbagliati e assurdi e frustrazioni, sono i mass media che influenzano e formano il consenso". 


 

 

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