martedì 14 dicembre 2021

ANORESSIA E BULIMIA

DOVE E COME SI CURANO

Fa rabbia, due volte, pensare allo spreco dell’anoressia e della bulimia. Fa rabbia per l’indifferenza e la superficialità con la quale (non) valutiamo una vera e propria epidemia, che colpisce innanzitutto i giovani e andrebbe prevenuta già da bambini. E fa rabbia perché i disturbi dell’alimentazione non sono patologie incurabili. Anzi. Esistono rimedi efficaci, con ottimi risultati, ma in Italia la rete di assistenza e di cura per queste malattie è troppo fragile, frammentata e come al solito diversa tra regione e regione.

ANORESSIA E BULIMIA IN ITALIA

Gli ultimi dati sulla crescita esponenziale delle malattie legate a Disturbi del comportamento alimentare (Dca) sono davvero spaventosi. C’è un effetto pandemia che pesa come un macigno: secondo i rilevamenti di Survery, per conto del Ministero della Salute, nel primo semestre del 2020 sono stati registrati 230.458 nuovi pazienti, con un aumento del 30 per cento rispetto all’anno precedente. Come nel caso dell’incremento del cyberbullismo, anche in questo caso siamo di fronte a un fenomeno legato all’isolamento, alla chiusura delle scuole e alla riduzione delle relazioni al di fuori del contesto familiare.

CHI COLPISCE DI PIÚ L’ANORESSIA?

L’età delle vittime di bulimia e anoressia si va sempre più abbassando. Nel 2021 le chiamate al numero verde nazionale della Presidenza del Consiglio, che fornisce indicazioni sui servizi di cura per i pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare, sono triplicate rispetto al 2020. E dagli osservatori delle Asl, in particolare la Asl di Roma 1, si nota un aumento di oltre il 200 per cento della presa in carico di giovani malati nella fascia di età tra i 12 e i 18 anni.

COME CURARE ANORESSIA E BULIMIA

Abbiamo così superato quota tre milioni e mezzo di persone colpite dai Dca, delle quali il 20 per cento sono bambini, che come i grandi vengono colpiti anche per effetto della solitudine. Purtroppo, questo tipo di malattie, possono portare alla morte (l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera i disturbi alimentari la seconda causa di morte degli adolescenti dopo gli incidenti stradali), anche per arresto cardiaco, o al suicidio, e in ogni caso avvelenano la vita sociale di un adolescente. Tra l’altro, c’è anche un effetto collaterale, ovvero l’osteoporosi che blocca la crescita delle ossa. Spiega Laura Della Ragione, direttore di Palazzo Francisci a Todi, una delle migliori strutture per la cura degli anoressici: «Un bambino di dieci anni con anoressia nervosa e blocco dell’accrescimento osseo non raggiungerà mai la stessa altezza che avrebbe avuto se non si fosse ammalato».

DOVE SI CURA L’ANORESSIA

Ci sono due livelli di luoghi dove si curano anoressia e bulimia in Italia. I casi più lievi sono gestiti negli ambulatori, quelli più complessi nei centri diurni e residenziali, come appunto Palazzo Francisci a Todi. Complessivamente i centri diurni, pubblici e privati, in Italia sono 146. Ma con una forte disparità territoriale. In Puglia, per esempio, mancano completamente centri predisposti per i ricoveri e per la riabilitazione residenziale. In Calabria c’è un solo ambulatorio. In Sardegna, un’unica struttura residenziale, Lo Specchio, che però funziona molto bene. Nelle Asl di tutte le regioni del Sud Italia manca il personale competente e specializzato per la cura dei disturbi alimentari.

A QUALE PESO SI È ANORESSICI?

Non esiste una soglia di peso precisa, sotto la quale viene diagnostica l’anoressia, che per oltre il 90 per cento dei casi colpisce le donne. I primi segnali appaiono attorno ai 12 anni, e in generale gli specialisti adottano un parametro indicativo per lanciare l’allarme: un peso corporeo inferiore di oltre il 15 per cento rispetto a quello standard per età e sesso. Oppure un Indice di Massa Corporea (IMC) uguale o inferiore a 17: il valore viene calcolato come rapporto tra il peso in chilogrammi e il quadrato dell’altezza in metri.

MI NUTRO DI VITA ONLUS

Di fronte ai buchi della rete assistenziale per i pazienti che soffrono di disturbi legati all’alimentazione, le varie associazioni di volontari si stanno battendo con un preciso obiettivo: aumentare le risorse per combattere l’epidemia. In prima fila c’è la onlus Mi nutro di vita, fondata e presieduta da Stefano Tavilla dopo la scomparsa a soli 17 anni di sua figlia Giulia, morta poco prima di essere ricoverata in un centro specializzato. Tra le richieste presentate dalle associazioni al ministero della Salute c’è quella di classificare i disturbi alimentari all’interno dei Servizi minimi ai quali hanno diritto i cittadini all’interno del Servizio sanitario nazionale. E sganciare i Dca dalla categoria delle fragilità psichiatriche: in questo modo ci sarebbero più risorse e più personale da destinare alla rete di assistenza per anoressia e bulimia.

CHE FARE PER FERMARE L’ANORESSIA?

Che cosa possiamo per frenare l’onda lunga dell’anoressia? I farmaci non aiutano, specie nel caso dei bambini. Bisogna agire su tre livelli: familiare, nutrizionale e psicologico. Innanzitutto i ragazzi che soffrono di disturbi alimentari hanno bisogno del calore e della serenità della famiglia, e devono essere curati. Anche in strutture specializzate, se necessario. Quanto all’aspetto psicologico, convinciamoci che si tratta di una forma di dipendenza, come la droga e l’alcol, e come tale va affrontata. Infine, l’alimentazione: prima riusciamo a insegnare ai nostri figli il valore e il senso del cibo, e minori saranno le possibilità di vederli scivolare verso la zona grigia dell’anoressia. Diamoci da fare, tutti.

 

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