giovedì 16 dicembre 2021

LO STATO SI DEVE VERGOGNARE

DA LEGGERE ATTENTAMENTE E SINO IN FONDO

di "un'insegnante a cui e' stata sottratta l'anima ancor prima che il lavoro"

Sono un’insegnante ingiustamente sospesa. Ho scritto di getto queste parole che vorrei fossero prese in considerazione. Eccoci qui, 8 mila insegnanti pronti ad essere rimpiazzati come pedine, perché potenziali serbatoi del contagio. Ma i banchi a rotelle non dovevano salvare la scuola?Va a finire che adesso dobbiamo rimpiangere la ministra Azzolina, che almeno utilizzava i soldi per una buona causa: ‘salvare la scuola’ con il mega distanziamento e i banchi girevoli, altro che super-mega-green pass! “La scuola: il posto più sicuro”, così si diceva fino allo scorso anno. “I bambini non sono untori”, si diceva, ma al contrario sono una potenza spirituale e immunitaria. Ora invece sono diventati il peggior veicolo della peste 2.0. Quindi come han deciso di curare i problemi a scuola i grandi luminari? Mandando via il 10 % degli insegnanti! Così si creeranno classi super affollate con ulteriori problemi, addirittura a scapito della continuità didattica. 

Gli insegnanti vengono cacciati per colpa di un vaccino che garantisce (forse) il 40% di immunità per quattro mesi, che poi sono cinque, che poi sono diventati nove, (no sono cinque, ma il green pass è nove) che poi sono tre (forse), che poi nessuno sa nemmeno per quanto tempo si è immuni… Che poi basta una dose, che poi ne servono due e siamo in una botte di ferro, che poi alla fine sono tre e forse quattro…magari cinque e siam tutti sereni.  Tutto ciò con possibili rischi per la salute che per alcuni potrebbero avere anche conseguenze. E quel qualcuno potrei essere io purtroppo, considerando la mia anamnesi. Non sono nelle condizioni di stabilire se il mio corpo potrà o meno sopportare il vaccino, visti i rischi pregressi. Ma le esenzioni sono possibili solo se sei quasi morto. Scherzi a parte, vi sono paure lecite e fondate. Non volevo arrivare a questo punto e non era questo il destino che avrei voluto vivere. Ho studiato tanto per insegnare. Ancora lo sto facendo. Fino a pochi giorni fa svolgevo un corso per ampliare le mie conoscenze linguistiche e per poterle offrire agli studenti a scuola. Ho superato master ed esami aggiuntivi, volti sempre ad avere nuove prospettive e specializzazioni. Con 42 anni ancora mi ritrovo a dare esami e, proprio pochi giorni fa, ho avuto l’esito positivo del corso che ho superato, precisamente quando mi è stata comunicata la brutta notizia sul nuovo Decreto.  Qual è il prezzo della libertà di scelta? Qual è il prezzo della libertà individuale? Qual è il prezzo per poter lavorare e svolgere la propria attività con amore e dedizione? Il ricatto non è la via per ottenere i consensi, sopratutto in un ambiente educativo come la scuola, che non è mai stata un ambiente pericoloso. Ho sempre rispettato le regole come tutti noi colleghi professori, ho sempre tenuto la mascherina, ho sempre spiegato rispettando la distanza di 3-4 m dagli alunni, mi sono sempre disinfettata le mani, ho sempre pagato il pizzo di 15 euro ogni 48 ore per avere il mio angolo di libertà in una classe.

Ho accettato anche questo bieco ricatto: pagare per lavorare.

Tuttavia per amore l’ho fatto, come lo abbiamo fatto tutti noi. Credo di non aver preso nemmeno un raffreddore negli ultimi 15 anni, eppure vengo cacciata come la peggiore delle untrici, nonostante abbia fatto più tamponi che manco in “Virus Letale 7”. Tutti noi insegnanti “diversi” -perché di questo si tratta ormai, senza Green Pass si è diversi- abbiamo pianto; ho pianto l’impossibile, ho pianto le lacrime di chi come me ha dato la vita, ha investito nello studio, ha dedicato praticamente tutta la vita allo studio, a corsi, tutti pagati di tasca mia. Fino a ieri ero china sui libri e lo sarò ancora forse. 

Quanta angoscia, quante lacrime e quanta frustrazione. 

Eppure ogni giorno, pur sembrando l’ultimo, sono entrata in classe con il sorriso e la voglia di cambiare i ragazzi, la voglia di trasmettergli qualcosa di buono, anche se a volte non mi ascoltano per niente. Loro mi hanno sempre dato la forza e nonostante la loro sedimentata pigrizia nello studio, ho sempre ricevuto tantissime dimostrazioni di affetto. Mi ritrovo ora a ordinare i materiali scolastici che forse non userò mai più ed ecco che appare una poesia che mi hanno scritto i ragazzi per ringraziarmi, trovo una cornice, la scatola di cioccolatini vuota che ho conservato. Bigliettini e lettere. Ne ho una per ogni scuola da cui sono passata, perché io sono una professoressa itinerante e viaggio di corte in corte come i trovatori. Proprio come loro cerco sempre di colpirli con la mia ironia e simpatia e pure con qualche canzone. La scuola per chi la ama è come una famiglia e in un certo senso andare a scuola è come tornare a casa. Questo è il vero vaccino dell’umanità e lo affermo in nome di tutti coloro che come me devono salutare i ragazzi e probabilmente non li vedranno più.  Fino all’ultimo svolgerò il mio lavoro al meglio: sorriderò i ragazzi, anche se mi si stringe il cuore al sapere che varcherò quella soglia dell’ingresso per l’ultima volta; spiegherò i verbi irregolari nella vana speranza che li studino, continuerò a scherzare in modo solare e simpatico senza pensare che sarà l’ultima volta. Li interrogherò, metterò loro i voti, entrerò in classe a testa alta tutti i giorni a svolgere il mio lavoro, fino all’ultimo con la mia borsa.

Tuttavia farò esattamente come l’orchestra nel film Titanic: continuerò a suonare, finché la nave affonderà, ma continuerò a suonare con dignità, senza che nessuno mi ascolti, senza che nessuno ci ascolti, perché sono tutti troppo indaffarati ad affondare nelle paure che infondono i media da due anni. Io rappresento quella minoranza che suona in una scuola che affonda, perché una scuola disposta a rinunciare anche solo a una piccola percentuale di insegnanti che danno un apporto così grande, è una scuola che non funziona, è una scuola carente. Le libertà non si calpestano. Lo insegna la storia e la storia si insegna PROPRIO A SCUOLA. Questa non è una “buona scuola”. Se davvero fosse stato di primaria importanza la stato di salute dei ragazzi e degli insegnanti, se davvero fosse stato messo in primo piano il futuro di questi ragazzi che rimangono senza professori, a questo punto avrebbero trovato altre soluzioni, come per esempio la didattica distanza temporanea per alcuni docenti non vaccinati. Invece hanno preferito ricattarci in questo modo così vile e bieco. Ma io non voglio essere premiata con un lavoro che mi spetta di diritto. Io non voglio che mi venga concessa una libertà, perché io sono nata libera. Non voglio far parte di un mondo in cui si gode per l’emarginazione e l’esclusione di chi ha fatto una scelta diversa per volere o semplicemente per paura di avere conseguenze permanenti. Io non sono parte di una società in cui gli individui si accusano e gli insegnanti stessi si accusano e si additano, auspicando ostracismi e punizioni verso i loro simili. 

In questo momento sono io la debole e mi allontano con la stessa dignità con cui sono arrivata. 

Dice un saggio cinese sulle strategie del guerriero della luce:

“Non ti vergognare di ritirarti provvisoriamente dal combattimento, se capisci che il nemico è più forte. L’importante non è la singola battaglia, ma la conclusione della guerra. Se sarai abbastanza forte, non dovrai neppure vergognarti di fingerti debole. Questo fa perdere al tuo nemico la prudenza, e lo spinge ad attaccare anzitempo.

“In una guerra, la capacità di sorprendere l’avversario è la chiave della vittoria.”

Ed eccoci qui a credere, credere ancora che prima o poi verrà fatta giustizia. Verrà un giorno…come diceva Fra Cristoforo nel capitolo V de “I Promessi Sposi”.

Perché non siamo uniti nel difendere quello che il nostro ruolo dovrebbe fare in primis: permettere il pensare autonomo, adoperarsi per la libertà di espressione, sentirsi autorizzati affinchè la propria idea sia rispettata e non derisa.


 

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