martedì 18 gennaio 2022

DITONELLAPIAGA ED IL PIACERE DI STUPIRE

"IN CAMOUFLAGE NON VOGLIO LASCIARVI TROPPE CERTEZZE"

Dall'1 al 5 febbraio sarà sul palco del Festival di Sanremo insieme a Rettore con la loro canzone "Chimica". Ma Ditonellapiaga ha preferito giocare d'anticipo uscendo con il suo album d'esordo, "Camouflage", già quasi un mese prima del Festival. Un disco, come si capisce già dal titolo, camaleontico e dalle tante ispirazioni musicali. "Amo essere versatile - spiega lei a Tgcom24 -. Intendo questa cosa come una sorta di mimesi senza mai perdere la propria identità". Nascondere per svelare. Camuffarsi in molteplici personaggi per raccontarsi. A se stessi e al mondo. E' quello che fa Margherita Carducci, la cantautrice romana che si "nasconde" dietro il nome d'arte di Ditonellapiaga. Nel suo pop dal respiro internazionale trovano cittadinanza il nu soul come l'r&b, la psichedelia come la musica elettronica e, come si vedrà sul palco dell'Ariston, persino del synth pop ironico e sfrontato. Nei dodici brani di "Camouflage" si racconta, vestendo ogni volta con abiti diversi, quelle che sono le sue emozioni e i suoi punti di vista. 

Partiamo dall'inizio: perché un nome d'arte così inusuale come Ditonellapiaga?

La spiegazione è meno poetica di quello che vorrei che fosse. Era il mio nome su Instagram. E' una cosa proprio da millennial. All'epoca l'avevo scelto in maniera spontanea. Poi cercavo un nome d'arte e non mi veniva nulla che potesse rappresentarmi. Paradossalmente un mio amico mi ha chiamato così a voce e sentendolo pronunciare... mi è piaciuto! Non so se a 40 anni mi piacerà ancora farmi chiamare così ma per adesso funziona.

Mettere il dito nella piaga significa andare a toccare un nervo scoperto, qualcosa di scomodo. Con la tua musica vuoi essere poco rassicurante?

La scelta del nome è stata del tutto causale, ma poi pensandoci ho realizzato tutta l'affinità con il mio modo di fare musica. L'essere provocatoria, punzecchiare ci sta. Anche se nel mio caso la provocazione è sempre molto ironica e leggera. E' un mio modo di divertirmi con le parole e con lo scrivere. Ma non sto facendo la rivoluzione...

Hai giocato d'anticipo pubblicando l'album un mese prima della partecipazione al Festival...

E' stato un insieme di fattori. Il disco era già schedulato per gennaio e anche quando la presenza al Festival è diventata una certezza abbiamo deciso di non spostarlo. In quei giorni usciranno un miliardo di dischi, essendo io un po' sconosciuta se qualcuno dovesse apprezzare il pezzo di Sanremo troverà già qualcosa da ascoltare. Tanto l'album è uscito solo in versione digitale, aggiungere "Chimica" non sarà un problema, la versione fisica uscirà solo dopo Sanremo.

"Camouflage" arriva dopo una serie di singoli e due Ep. Cosa rappresenta nel tuo percorso artistico?

E' un racconto della mia vita e del mio modo di approcciarmi alla musica, in maniera autonoma e consapevole. Gran parte delle canzoni sono nate in quarantena, durante il primo lockdown. All'epoca facevo una trasmissione su una webradio e al termine di ogni puntata facevo sentire un piccolo inedito. Spesso si trattava solo di una strofa e ritornello ma in questo modo ho scritto tante cose che poi, opportunamente sviluppate, hanno trovato spazio nel disco. 

"Camouflage" significa camuffare, mascherare. Come mai hai scelto questo titolo?

Credo che il mio modi di fare musica sia piuttosto eclettico, caratterizzato da passaggi repentini da una cosa all'altra... mi piaceva esaltare questo concetto di versatilità come una sorta di mimesi mantenendo la propria identità. Per qualcuno l'immagine di un camaleonte può essere vista in accezione negativa, come una voglia di nascondersi. Io voglio vederla in positivo, per me significa mostrare tanti versi rimanendo sempre se stessi.

Se la musica è camaleontica, i testi quanto raccontano apertamente quello che sei?

Contengono un 90% buono di cose veramente personali. Questo anche quando magari la storia è diversa o la metto su altre persone. Come accade per esempio in "Prozac": io ho mai usato psicofarmaci per curare certe problematiche o insicurezze ma mi interessava usare quella situazione come una cornice a livello di narrazione. Dentro la quale racconto il sentimento di angoscia e paranoia che contraddistingue la mia generazione. "Come fai" invece è totalmente mia: è lo sfogo di un'esigenza di raccontare una cosa intima su cui ero bloccata da tempo. 

Da un punto di vista sonoro cosa fa che una canzone prenda una strada o un'altra?

Per me il suono è fondamentale: che sia acido o molto morbido, freddo o caldo, è quello che mi suggerisce poi delle immagini per i testi. In genere sperimento su un po' di suoni fino a quando non trovo la cosa giusta per esprimere quello che ho in testa. Molto raramente ho invece scritto prima un testo e poi la musica. Anche se è un metodo di scrittura che vorrei sperimentare. .

A Sanremo andrai insieme a Rettore. Siete due artiste di generazioni diverse, come è nata la vostra collaborazione?

E' nata per il brano. Io ho scritto questo pezzo ispirandomi molto a lei e al suo mondo, un po' consciamente e un po' no. Quando l'ho fatto sentire alla discografica mi ha detto che sarebbe stato bello farglielo sentire. A Donatella il pezzo è piaciuto molto, poi ci ha messo del suo, lo abbiamo lavorato insieme. La cosa che più mi dà gioia è che alla fine ne è uscita una canzone che racchiude benissimo sia il mio mondo che il suo, sono due generazioni a confronto che coesistono perfettamente.

Cosa ti aspetti da questo Festival?

Probabilmente 10 anni fa il mio tipo di musica sarebbe risultata aliena in quel contesto. Oggi Sanremo è cambiato. Io mi aspetto molto divertimento. Per noi ovviamente, ma soprattutto per il pubblico: io e Rettore vogliamo fare un po' di caciara!

 

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