venerdì 28 gennaio 2022

FIGLIA D'ARTE

ANGELINA MANGO: UNA "FORMICA" CON LA MUSICA NEL DNA

Una ninnananna disillusa e scura che parla di autodistruzione, di sofferenza e di perdita, dove melodia e sonorità urban si incontrano. E' questo "Formica", il nuovo singolo di Angelina Mango. Figlia d'arte doc (papà Mango e mamma Laura Valente), la cantautrice inaugura un percorso diverso dopo l'ep "Monolocale" con cui ha esordito nel 2020. "Questo brano rappresenta un nuovo inizio - dice a Tgcom24 -, 'Monolocale' voleva far interessare le persone ad ascoltare ciò che volevo dire, con 'Formica' ho trovato il modo giusto per dirlo". Angelina ha vent'anni e con la musica ci è praticamente nata. Merito di papà Mango e mamma Laura Valente, grazie ai quali ha respirato note e melodie sin da piccola. Dalle prime prove e le prime canzoni scritte in casa, Angelina è passata presto alle esibizioni con la sua band. Poi il trasferimento da Lagonegro in Basilicata, dove è cresciuta, a Milano, nel 2016, ha coinciso con un approccio più determinato a provarci sul serio. 

Le prime cose autoprodotte hanno avuto il culmine nell'Ep "Monolocale", trampolino di lancio per la firma sul primo contratto con una major. "Formica rappresenta un nuovo inizio, una nuova fase. La prima in cui sento di aver trovato un team con cui lavorare bene - spiega -. Fino a ora ho sempre fatto cose che bene o male erano autoprodotte o prodotte con qualche amico. Adesso il sostegno è di tipo diverso. Questo singolo è il risultato di un anno e mezzo di ricerca e di proposte fatte agli altri. L'obiettivo di 'Monolocale' era far interessare molte persone a quello che volevo dire, e adesso ho trovato il modo di dirlo nella maniera migliore. 'Formica' è un piccolo traguardo che spero mi apra la strada per ulteriori cose". 

Cosa mancava nelle canzoni di "Monolocale" che adesso invece c'è?

Penso che i cambi di prospettiva avvengano naturalmente a prescindere da tutto, è il tempo che li porta con sé. Cambi quello che vuoi dire, cambi il modo di dirlo. Monolocale, essendo stato prodotto da me in casa con pochi mezzi, non aveva il suono che cercavo. Ma questo essere così grezzo mi serviva per far capire che comunque potevo fare musica anche da sola. Il primo fattore è quello della mancanza di mezzi. Ma non era l'unico e nemmeno il più rilevante. All'epoca mezzi maggiori non sarebbero serviti più di tanto.

In entrambi i lavori ti racconti in maniera molto aperta. La musica è sempre stata per te una forma di espressione di ciò che sei?

In realtà ho iniziato a parlare davvero di me stessa da non molto tempo, quasi immediatamente prima della scrittura di 'Formica'. Prima in qualche modo usavo gli altri per mascherare ciò che volevo dire. Ora sta diventando quasi un'abitudine, la sento come un'esigenza, ma questo non significa che la mia scrittura non possa evolvere ulteriormente e spostarsi su altri temi. 

Quanto lavori su un testo?

Io tendo a essere abbastanza istintiva, faccio fatica a mettere mano a cose che ho già fatto. Ma è inevitabile che a un certo punto arrivi il lavoro di limatura su un testo. Formica però è stato estremamente veloce, avevo già in testa quello che volevo dire e come volevo dirlo. Anche se poi qualcosa poi in studio è stato ritoccato.

Canti "dovevi fare un pezzo piano e voce". Erano in molti ad aspettarsi questo da te?

Sicuramente me lo aspettavo io. Ma credo anche tanti altri. Perché il mio modo di scrivere da sempre e le prime cose che avevo fatto uscire lasciavano supporre una strada di quel tipo. 

Questo nuovo vestito per la tua musica è qualcosa che ha sorpreso anche te?

Io sapevo di essere in cerca di qualcosa, anche se non sapevo ancora cosa. L'insoddisfazione mi portava a cercare un suono diverso. Una serie di eventi e di conoscenze mi ha portato a sentirmi davvero in sintonia con questo suono. Credo che l'unione tra il pop e il melodico, con queste influenze urban e trap, sia il modo giusto per dire le cose a tutti.

Nella canzone dici anche "Milano mi impone solamente l'ansia social". Lasciare la tua città e trasferirti è stato un passaggio difficile?

In realtà l'impatto è stato positivo. Trasferirmi è stata una scelta, non un'imposizione, anche se fare questo passo a 15 anni, con tanti trascorsi anche drammatici, ha portato la mia testa a incepparsi. Ho scoperto così l'ansia e l'ansia sociale, che riguardano però la mia generazione. Con Milano ho adesso un bellissimo rapporto. Soprattutto ho imparato a conoscere le persone: oltre a regalarmi tante occasioni in più questa città mi ha regalato tante persone bellissime che mi hanno dato tanto amore.

La musica per te è una questione di famiglia. Cosa c'è in te della musica di tuo papà e di tua mamma?

A livello tecnico non sta a me dirlo. Sicuramente il mio approccio alla musica e il rispetto profondo che ho per essa è figlio del modo in cui sono stata cresciuta. Non è una cosa innata, la si impara. Ho iniziato a suonare prestissimo, scrivevo già canzoni a 5 o 6 anni, che oggi suonano comiche ma erano un mio modo di esprimermi.

Nella sua musica Mango ha unito in modo magistrale la tradizione italiana e uno sguardo internazionale. Qual è la tua idea del rapporto tra tradizione e innovazione?

A livello teorico credo che fare cose già fatte sia inutile, le cose belle già ci sono, non serve ripetere il passato. Però dall'altro lato credo che la musica sia una forma di espressione quindi se un domani dovesse venirmi voglia di fare un pezzo iper tradizionale ma questo mi arrivasse tantissimo non sarebbe un problema. 

Le prossime canzoni saranno stilisticamente nel solco di "Formica"?

Quest'anno e mezzo è stato molto produttivo e il percorso è piuttosto definitivo. Il mio è un progetto coerente ma eterogeneo. Non ha senso fare una serie di pezzi che trasmettano tutti la stessa cosa, voglio sfruttare al meglio tutti i campi in cui riesco a comunicare. Non aspettatevi quindi altre canzoni uguali a "Formica" ma in ogni pezzo ci saranno due fattori comuni: il racconto di me stessa e la ricerca di un sound nuovo.    


 


 

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