domenica 20 marzo 2022

MOMENTI DI....GLORIA

“L’Opinione è la Regina del Mondo…”

  a cura di Gloria Micacchi

 

…Perché la Stoltezza è la Regina degli Stolti. Così termina la citazione presa in prestito dallo scrittore francese Sébastien-Roch Nicolas, noto come Chamfort (Clermont-Ferrand6 aprile 1741 – Parigi13 aprile 1794), estrapolata dalle sue “Massime e Pensieri” (Maximes et Pensées).

Nella realtà attuale, se c’è una cosa che non manca, è la possibilità di esprimere un’opinione. 

Che poi questa abbia o no consenso e che sia, a seconda di chi si trovi in una particolare posizione di vantaggio spesso anche rispetto a chi la esterni, condizionata nella sua evoluzione, spinta in auge o affossata, è altra questione da trattarsi altrove.

Chiunque, oggi, dal bambino alle sue prime esperienze con la scrittura, ma in grado di comporre una breve frase di senso apparentemente compiuto fino ad arrivare all’anziano più attempato del mondo, che abbia mantenuto un minimo di mobilità articolare ad almeno un paio di dita tanto da consentirgli di spingere qualche tasto, può “mettere in circolo” un’opinione. A dirla tutta non è necessario neanche far lo sforzo di apporla nero su bianco, è sufficiente fare un video, addirittura un vocale e l’opinione formulata è in transito, viaggia, ha il potenziale di arrivare molto, molto lontano, diffondendosi a macchia d’olio. Non è necessario essere di bell’aspetto, essere eleganti, avere una voce accattivante o una buona capacità comunicativa, ancor meno esser dotati di un vocabolario forbito… Chiunque con un telefonino in mano, in un qualsiasi momento della giornata, può dire la sua su un qualsiasi argomento, in qualsiasi forma o modalità ritenga più opportuna, riversandola in uno o più canali di comunicazione o pseudo tali a cui si ha abitualmente accesso.

 Cosa sia un’opinione, cosa voglia dire averne una, da dove essa nasca e soprattutto come possa evolvere, mi sembrano a questo punto aspetti validi su cui disquisire un po’...

Innanzitutto un’opinione (dal latino opinio-onis; in grecoδόξα, doxa) è qualcosa che per suo stesso significato intrinseco può essere sottoposto a critica perché la sua origine risiede in un processo all’interno del quale l’interpretazione, l’analisi, l’elaborazione di giudizio sono totalmente individuali e soggettivi. I criteri su cui si fonda un’opinione sono personali, limitati ad una forma di conoscenza “privata” che in quanto tale non può avere una validità universale.

L’opinione è semplice, mutevole, fluida, può essere tanto vera quanto falsa, tanto vera per qualcuno quanto falsa per qualcun altro, non necessita di argomentazioni, è qualcosa che non presuppone sforzo. 

Viene allora da chiedersi per quale motivo sembra divenire sempre più difficoltoso trovare “luoghi spazio-temporali” ove opinioni diverse possano essere rese manifeste e convivere. 

Da diverso tempo sembra esserci una volontà diffusa nel mantenere come valida un’unica opinione rispetto qualsiasi altra vi si possa contrapporre o semplicemente portare a confronto. A che pro? L’opinione in tal modo, una volta aver assunto la forma del “pensiero comune” diviene dogma, mentre tutte le altre al di fuori di esso, sono da considerarsi eresie. Questo è un gran problema per almeno due ragioni. La prima è che se viene meno la possibilità di un confronto, non si avrà mai la spinta a far evolvere la propria opinione che ad esempio, Platone (Atene428/427 a.C. – Atene348/347 a.C.) filosofo e scrittore greco antico, considerava “il primo gradino della via verso la verità”. La seconda ragione, assai più importante a mio avviso, è che anche la verità non  solo rischia di essere declassata, ma ammesso resti raggiungibile, di non essere più riconosciuta. 

Mantenendo Platone come modello ispiratore, egli definisce il vero filosofo come colui che ama la verità (aletheia) e non insegue l'opinione (doxa). Cosa accade se l’opinione assurge a verità incontestabile pur restando espressione di una semplice convinzione formatasi rispetto ad alcuni determinati fenomeni in assenza di prove ineluttabili di verità? Seppur rintracciabile in un numero considerevole di persone, questa merita di restare l’unica e sola? Il suo essere continuamente presentata dai cosiddetti “opinionisti” (ospiti fissi in trasmissioni televisive o radiofoniche che esprimono le proprie opinioni, solitamente senza avere neanche una qualche competenza o reale inclinazione talentuosa rispetto gli argomenti in oggetto delle suddette che ricordiamo essere valide tanto quanto quelle “del bambino o dell’anziano più attempato”, ma a differenza di queste, ben ricompensate), è da ritenersi sufficiente a validarne l’essenza e a sancirne la sua indiscutibile approvazione?

Se così fosse si potrebbe inseguire solo l’opinione…

Un’opinione poi, scelta tra tante, ma che mantiene i limiti dei gusti personali di coloro che la sostengono. 

Una conoscenza fallace che soprassiede la possibilità di un’autentica conoscenza che avvicini alla verità.

 

Sul concetto di verità e opinione è interessante a questo punto riportare uno dei miti più celebri di Platone, il mito della caverna.

 

Platone immagina gli uomini chiusi in una caverna, incatenati in modo da non poter volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini  vi è una strada rialzata e un muricciolo. Sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, interagiscono, agiscono. Degli uomini sulla strada, gli uomini nella caverna, percepiscono solo l'ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte e l'eco delle voci. Scambiando tutto ciò per la realtà, ne ignorano la vera esistenza. Se un uomo incatenato si liberasse potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco e a quel punto comprenderebbe la realtà venendo a conoscenza dell’esistenza degli uomini sulla strada. Inizialmente l'uomo liberato, abbagliato dalla luce, avrebbe difficoltà a vedere con chiarezza, ma non si potrebbe esimere dal riferire ai compagni la verità da lui conquistata. Questi ultimi in un primo momento, riderebbero di lui, ma ciò non potrebbe mai spingere l'uomo liberato a tornare indietro e concepire il mondo come prima. Sarebbe impossibile per l’uomo liberato tornare ad avere una visione ed una conseguente comprensione limitata al solo intendimento delle ombre.

 

La luce del fuoco rappresenta la conoscenza,.

Gli uomini sul muricciolo le cose come realmente sono, ossia la verità.

La loro ombra rappresenta l'interpretazione sensibile delle cose stesse, ovvero l'opinione. 

Gli uomini incatenati rappresentano la condizione naturale di ogni individuo, condannato a percepire l'ombra sensibile (l'opinione) dei concetti universali (la verità).

 

Platone però insegna come l'amore per la conoscenza (la filosofia stessa) possa portare l'uomo a liberarsi delle gabbie incerte dell'esperienza comune e raggiungere una comprensione reale e autentica del mondo.

 

Ora, come si sarebbe mai potuta praticare la filosofia (dal greco: philèo sophia = amo conoscenza) se non fossero stati possibili dibattiti liberi, confronti, rielaborazioni continue intime e pubbliche delle opinioni dei singoli o dei più?

 

Oltre alla storia (ogni riferimento a fatti, cose e/o persone è puramente casuale) vogliamo cestinare anche la filosofia? Perché non farlo con tutte le discipline fondate sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, l’utilizzo del ragionamento e della logica? Eddai  è così bello avere un’opinione da poter sparare in aria quando e come si vuole che, che ce ne facciamo della scienza e soprattutto che ce ne facciamo della verità se l’opinione, un'unica opinione dominante che non ha bisogno neanche di esser dimostrata viene accolta a braccia aperte senza alcuna fatica?

 

Me li vedo proprio i nostri antenati, partendo che ne so, da Erodoto, passando per Talete, Anassimandro, Anassimene, tutti zitti zitti, senza discutere e così niente Leucippo, Democrito, Pitagora, Parmenide, Platone, Aristotele… Cartesio… Chi? Solo un susseguirsi di corpi, animati di volta in volta da chissà che cosa di cui non è che non importi è che basta quell’opinione iniziale a cui nessuno è stato in grado di opporne un’altra per sentirsi a posto, con tutte le risposte a portata di mano. E Newton, Mendel, Einstein, ma che ce ne facciamo? Di fronte a un qualunque sforzo intellettivo anche l’opinione più balorda, appare la migliore. Se poi è addirittura l’unica possibile, che te lo dico a fare… Un bel mondo senza più domande ed un’unica risposta buona per tutto, un po’ come la morte.

 

E’ no, cari miei, così non va. Le opinioni sono importanti, tutte le opinioni meritano di esistere e tutte sono criticabili. Solo attraverso il continuo confrontarsi delle stesse l’uomo è spinto a porsi domande e a cercare nuove risposte ed è così che un giorno ci sarà al posto di un’opinione, un’altra opinione probabilmente migliore, sicuramente migliore e poi, ancora, dopo altri confronti e perché no scontri, al posto dell’opinione ci sarà un’idea. Sarà quella giusta? Non è detto, ma almeno sarà frutto di un percorso impegnativo che ci ha visto tornare a pensare, a riflettere, a ragionare e finalmente a dare alla luce qualcosa di veramente nostro, di cui essere responsabili e padroni, un po’ come la vita.

 

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