giovedì 7 aprile 2022

MINISTERO DELL' ISTRUZIONE

UN FLOP OVUNQUE

Il progressivo allentamento delle misure restrittive fa respirare il Paese, stretto nella morsa del Covid da ormai due anni. C'è però qualcuno insoddisfatto dal Decreto Riaperture: sono i presidi italiani. Perché la tanto auspicata semplificazione delle norme sul tema scuole non c'è, secondo i dirigenti scolastici. Agli istituti tocca infatti il compito di gestire passaggi burocratici che spesso, anziché rendere più semplice lo svolgimento della didattica, la complicano forse anche più di prima. In primo luogo c'è il nodo dell'impiego dei docenti No vax, e poi c'è la necessità di produrre un certificato medico - che attesti la positività al Covid - per poter seguire le lezioni in Dad. Il portale Skuola.net ne ha parlato con Cristina Costarelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi del Lazio e preside del liceo Newton di Roma. Che non usa giri di parole dicendosi, ancora una volta, perplessa per le scelte del ministero dell'Istruzione: ”Ci si attendeva una reale semplificazione. Ma di fatto ci sono numerose questioni che in questi giorni fanno ragionare: perché non semplici da risolvere”. 

Certificato medico per la Dad: “Anche i medici di base sono contrari”

Negli ultimi mesi uno dei passaggi più dibattuti, contenuti nelle varie norme sulla scuola, è stato quello dell'obbligo del certificato medico per rientrare a scuola a seguito di una positività. La cessazione di tale incombenza, sostituita semplicemente dall’esito negativo di un esame diagnostico a inizio 2022, era stata accolta con sollievo dagli istituti, che però adesso si trovano nuovamente al punto di partenza. Perché l’ultimo Decreto ha introdotto un nuovo certificato medico, che stavolta serve agli studenti positivi per rimanere in Dad. Dunque, si è solo invertita la prospettiva.

 “Abbiamo eliminato, per un discorso di semplificazione, i certificati per rientrare dalla positività. Si chiede invece per stare in Dad”, racconta la dirigente, che non sembra essere l'unica contraria alla misura: “Ci sono osservazioni critiche anche da parte dei medici di base, che si trovano a dichiarare qualcosa che non potrebbero, perché gli alunni, essendo positivi, non vengono visitati dal vivo”. Il tutto, secondo la preside del liceo Newton, “sta appesantendo questo ultimo periodo di scuola che invece ci si aspettava sereno”.

I docenti No vax tornano a scuola: “Impegnarli non è semplice”

Il decreto Riaperture, come detto, ha anche concesso di tornare a scuola a quei docenti che non hanno voluto vaccinarsi; senza però poter stare a contatto con gli alunni. Una misura accolta con perplessità dai dirigenti scolastici che, in molti casi, non riescono a trovare una reale collocazione agli insegnanti, ”per i quali vanno individuate altre attività, cosiddette funzionali”. L'estensione della prestazione lavorativa a 36 ore, inoltre, non ha fatto altro che acuire la problematica della collocazione: "E' una questione diventata ancora più critica. Impegnare gli insegnanti in queste attività per 36 ore non è semplice”. A individuarle devono essere gli stessi presidi, ognuno in base alla singole esigenze: “Si va dal supporto in biblioteca o nelle aule informatiche alla predisposizione di materiale didattico o, ancora, al supporto per progetti di alternanza", rivela Cristina Costarelli. Ma la questione è ancora più spinosa di quello che sembra. Infatti, l'estensione alle 36 ore di servizio ha coinvolto anche i docenti in regola con l'obbligo vaccinale, adesso sul piede di guerra: "Queste 36 ore indicate da una nota e non da una norma contrattuale, con valore gerarchico più alto - dice la preside - stanno già aprendo un fronte giudiziario: diffide, ricorsi, ecc. Che contestano una norma che fa passare, in base all’ordine di scuola, da 18 a 25 o a 36 le ore di servizio di un docente assimilato agli inidonei, ma non è inidoneo”. Ancora una volta, quindi, gli istituti si trovano ad affrontare un quadro poco chiaro, dal punto di vista normativo, con il carico di lavoro che grava sulle spalle dei dirigenti che, dice la Costarelli, “poteva essere tranquillamente risparmiato”.

I nuovi parametri sull’uso delle mascherine aprono nuove questioni

E non finisce qui. Anche l'ennesima modifica delle norme sui dispositivi di protezione in classe ha creato grossa confusione, in particolare riguardo alle scuole dell'infanzia. Stando infatti al nuovo Decreto, la novità sta nel fatto che, anche se frequentanti la scuola dell'infanzia, gli alunni che abbiano compiuto il sesto anno di età dovranno indossare la mascherina in caso di contagi nel gruppo classe. Un nodo che “finora si era stati attenti a evitare legando l’obbligo di mascherina all'ordine di scuola. Adesso la dicitura dei 6 anni apre una nuova situazione”, dichiara la Presidente Anp, non senza qualche perplessità.

 

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