lunedì 2 maggio 2022

LUSSAZIONE SPALLA

QUANDO SERVE LA FISIOTERAPIA E QUANDO L'INTERVENTO

di Vera Martinelli (fonte Gazzetta dello Sport)

Il dolore che provoca una lussazione della spalla difficilmente si dimentica. Ciclisti, calciatori, rugbisti, sciatori, giocatori di basket: è lungo l’elenco degli atleti che hanno sperimentato cosa succede quando la testa dell’omero fuoriesce totalmente o parzialmente (in questo caso si parla di sublussazione) dalla cavità glenoidea, ovvero il punto in cui si articola con la scapola. Non sempre però le cause sono dovute a un trauma, come nel caso degli sportivi o degli incidenti, soprattutto in moto.

LUSSAZIONE DELLA SPALLA: LE CAUSE—“Per quanto riguardo l’attività fisica, il problema può essere legato a cadute sugli sci o in moto e bici, a trazioni nel calcio, a impatti nei placcaggi a rugby – spiega Mario Borroni, specialista in Chirurgia della spalla all’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Milano -. Oppure per microtraumi ripetuti in attività cosiddette overhead, ossia che comportano movimenti ripetuti dell’arto superiore al di sopra della testa (come tennis, pallavolo, padel). Nel primo caso le strutture anatomiche deputate alla stabilità caspulo-legamentosa sono in genere sane, ma a causa della violenza del trauma si rompono provocando la lussazione. Nel secondo caso, queste strutture vengono pian piano “sfiancate” dall’attività prolungata e quindi alla lunga possono cedere: in questi casi sono più frequenti le sublussazioni”. 

CHI È PIÙ A RISCHIO?—“Lo siamo tutti in relazione alle nostre attività fisico-sportive – dice l’esperto -: di più ovviamente chi affronta l’attività sportiva potenzialmente traumatica, soprattutto se poco allenato o non abituato ai traumi. Anche sapere come cadere può infatti aiutare a evitare danni. Per le sublussazioni relative alle attività overhead, invece, esiste una potenziale predisposizione genetica (ad esempio persone con legamenti lassi). La frequenza è maggiore nei giovani adolescenti, per cui il gesto sportivo non è adeguatamente commisurato alla preparazione muscolare o alla crescita: alcuni vengono sottoposti a sforzi per cui non sono ancora pronti”. 

LUSSAZIONE DELLA SPALLA: QUALI CURE?—“Dopo un trauma occorrono una diagnosi tempestiva e una riduzione della lussazione che dev’essere effettuata da personale medico e, possibilmente, in un ambiente protetto come l’ospedale – sottolinea Borroni -. A quel punto si può decidere per un percorso conservativo, basato su riabilitazione e rinforzo muscolare, o per un intervento chirurgico, in base all’entità della lesione e alle richieste funzionali del singolo paziente”. Al contrario, i microtraumi legati alle attività overheahd si possono, o meglio si devono, prevenire. Soprattutto rispettando i normali tempi di sviluppo e crescita dei giovani atleti e attraverso un’accurata preparazione fisica.

LUSSAZIONE DELLA SPALLA: QUANDO SERVE L'OPERAZIONE?—“Nel caso di sublussazioni, in genere l‘indicazione è conservativa (fisioterapia), ma in alcuni rari casi, molto selezionati può diventare anche chirurgica –spiega l’esperto -. L’intervento può essere eseguito in artroscopia (tramite 2-3 piccoli accessi di 5 millimetri in anestesia loco regionale e in day hospital) con una riparazione delle lesioni solo capsulo-legamentose in caso di danno dei tessuti molli senza coinvolgimento di strutture osseo omerali o scapolare. Oppure con innesti ossei eseguibili sempre in artroscopia in caso di piccoli danni anche ossei (generalmente scapolari). In caso di danno osseo più evidente o di scarsa tenuta dei tessuti molli capsulari (soprattutto in seguito a numerosi episodi di lussazione), invece, occorre eseguire un intervento a cielo aperto (taglio di circa 5 centimetri, comunque sempre eseguibile in anestesia loco regionale e in day hospital): si effettua una trasposizione della coracoide (una parte della scapola su cui si inserisce il tendine congiunto) a livello del margine anteriore della glenoide (la parte di scapola con cui si articola la testa dell’omero), in modo da creare un blocco alla fuoriuscite della spalla”.  Entrambe le tipologie di intervento hanno una durata di circa 40-60 minuti. E poi ci sono i tempi di recupero. “In tutte queste tecniche è fondamentale il successivo percorso riabilitativo post-operatorio per poter avere le maggiori percentuali di successo – conclude Borroni -. Servono parecchie settimane e costanza. Generalmente per ritornare ad un’attività sportiva, soprattutto di contatto o overhead, ci vogliono circa 5-6 mesi”.

 

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