martedì 10 maggio 2022

SINDORME DELL'OVAIO POLICISTICO

LA DIETA COME TERAPIA

di Maria Elena Perrero (fonte Gazzetta dello Sport)

Sindrome dell’ovaio policistico e problemi di peso: un legame stretto, tanto che la dieta è spesso il primo trattamento terapeutico di questa patologia. E non solo per le persone obese o sovrappeso. Quest'evidenza è confermata da uno studio pubblicato su Nutrients e condotto dal professor Luigi Barrea, professore associato di Nutrizione clinica e dietetica all'Università Telematica Pegaso e Specialista in Scienze dell’alimentazione all’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, UOC di Endocrinologia. Il lavoro del professor Barrea ha un titolo significativo: 'Fenotipo di obesità metabolicamente sano versus fenotipo di obesità metabolicamente non-sano nella sindrome dell’ovaio policistico (PCOS o Polycystic Ovary Syndrome): associazione con il profilo endocrino-metabolico, con l’aderenza alla dieta mediterranea e con la composizione corporea'. “La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è infatti un disordine sia endocrino sia metabolico, benché si sia più portati a pensare che si tratti esclusivamente di un problema di carattere endocrino”, sottolinea a Gazzetta Active il professor Barrea. E non si pensi sia un disturbo che riguarda poche donne: “E’ uno tra i disturbi endocrini più diffusi tra le donne in età riproduttiva, con un’incidenza elevata anche tra le giovanissime, tra i 14 e i 25 anni”.

SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO: I SINTOMI E IL RUOLO DELL’INSULINA—  Come si presenta la sindrome dell’ovaio policistico? “I sintomi tipici sono irsutismo, ovvero eccesso di peluria; acne; alopecia androgenetica concentrata a livello centrale della nuca; mestruazioni irregolari o assenti", spiega il professor Barrea. E benché questa sindrome possa anche aumentare il rischio di infertilità, "solitamente sono i sintomi estetici a portare la donne, soprattutto quelle più giovani, dallo specialista. Sovrappeso e obesità sono condizioni presenti in molte delle donne con PCOS, a conferma del suo legame con il metabolismo”. Non si pensi, però, che il sovrappeso o l’obesità siano una conditio sine qua non: “Ci sono anche donne magre con sindrome dell’ovaio policistico. Si tratta però solitamente di una magrezza metabolicamente non sana. Come spiegato nel mio studio, ci possono essere persone obese metabolicamente sane e persone magre che non lo sono. Questa differenza è legata principalmente agli effetti dell’iperinsulinemia, ovvero un’insulina troppo alta, che è determinata in prevalenza dall’eccesso di grasso a livello addominale, ma non solo. Livelli elevati di insulina portano ad una alterazione a livello epatico, dove si ha la produzione di una proteina che trasporta nel sangue gli ormoni femminili, ovvero gli estrogeni. L’iperinsulinemia porta altresì ad un eccesso di ormoni maschili (androgeni) nella donna, ovvero alla condizione di iperandrogenismo”.

SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO E SINDROME METABOLICA—  La sindrome dell’ovaio policistico è normalmente caratterizzata da tre componenti, spiega il professor Barrea: “Obesità o sovrappeso, insulinoresistenza, iperandrogenismo. Va da sé che una strategia dietetica è fondamentale: se riduciamo il peso e i livelli di insulina, ridurremo anche l’iperandrogenismo”. Ma una dieta non vale l’altra. “La dieta deve essere a basso indice glicemico. Nel caso di un’obesità molto grave e metabolicamente non sana sarà probabilmente necessaria una dieta chetogenica, nel caso di una obesità metabolicamente sana potrà essere sufficiente una dieta mediterranea ipocalorica a ridotto indice glicemico”. La differenza tra obesità (o sovrappeso) metabolicamente sana o non sana è dunque dirimente anche per la scelta della terapia. “Nell’obesità metabolicamente non sana si hanno riflessi a livello cardiovascolare e metabolico: si ha una maggiore adiposità a livello viscerale, ovvero addominale, dovuta all’insulinoresistenza all’eccesso di androgeni. Il testosterone, infatti, è un ormone che devia il grasso dai glutei alla pancia, secondo la fenotipizzazione maschile. La sindrome dell’ovaio policistico comporta spesso anche un maggior rischio metabolico e cardiovascolare, dunque pressione arteriosa elevata, glicemia alta, trigliceridi alti, colesterolo buono basso e circonferenza vita maggiore, i cinque parametri della sindrome metabolica”.

SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO E DIETA   —  Lo stato infiammatorio che caratterizza la sindrome dell’ovaio policistico è dunque strettamente legato all’alimentazione. “La PCOS può essere causata da fattori genetici, individuali, ma anche da stili di vita errati. Spesso l’infiammazione è causata anche da un eccesso di zuccheri e di carboidrati raffinati nella dieta - sottolinea Barrea -. Si ha inoltre una alterazione del fegato, che va incontro a steatosi epatica non alcolica (fegato grasso). Ci sono donne con obesità che hanno la steatosi epatica non alcolica ed una disfunzione dell’adipocita e donne con lo stesso peso e BMI (Body Mass Index, indice di massa corporea, ndr) ma che non sono infiammate, hanno una diversa composizione corporea con più massa magra e muscolare e meno massa grassa, e quindi sono definite metabolicamente sane. Si tratta comunque di una condizione che può sfociare in obesità metabolicamente non sana. Ma l’approccio terapeutico è diverso. Una persona metabolicamente sana risponde di più alla dieta, per cui spesso è sufficiente un regime alimentare mediterraneo ipocalorico a basso indice glicemico e dell’attività fisica. Una donna con obesità metabolicamente non sana dovrà seguire un trattamento dietetico più incisivo, come una dieta chetogenica”. Quel che è certo è che la terapia dietetica è la prima linea terapeutica contro la sindrome dell’ovaio policistico, chiarisce il professor Barrea: “Questo sia nelle donne magre sia in quelle obese o sovrappeso. Nelle donne magre con PCOS va ridotto l’apporto di carboidrati, che generano stress ossidativo e infiammazione. Magari non si dovrà attuare una riduzione quantitativa e calorica, ma una rimodulazione qualitativa della dieta”.

SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO: COSA FARE QUANDO LA DIETA NON BASTA—  Solo se la terapia dietetica non basta si passa ad altre terapie. “Il secondo passo prevede una terapia con integratori a base di myo-inositolo, che migliorano la sensibilità dell’insulina a livello ovarico - spiega Barrea -. Se nemmeno l’integratore funziona si passa alla terapia farmacologica ormonale, che però non può essere assunta da tutte le donne perché in alcune può dare problemi a livello di coagulazione. Ma ricordo che la terapia alimentare può già essere risolutiva. Prima la si inizia prima si avranno risultati”.

 

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