giovedì 15 settembre 2022

LEONARDO O GALILEO?

CHI E' IL VERO INVENTORE DEL TELESCOPIO?

Se si chiede a un astronomo, a un professore di storia o a un appassionato scrutatore di stelle chi abbia per primo ideato un telescopio, quasi certamente la risposta farà risalire l’invenzione a Galileo Galilei, il padre della scienza moderna – che grazie al suo cannocchiale scoprì i satelliti di Giove e osservò per primo le macchie solari. Galileo documentò gli studi sull’ottica del cannocchiale in diverse opere, e presentò ufficialmente la sua grande invenzione al governo di Venezia il 21 agosto del 1609. Quel che non tutti sanno, però, è che un secolo prima di Galileo un altro genio italiano aveva forse già inventato e costruito il primo telescopio: nel Codice Atlantico, e in alcune pagine dei Manoscritti conservati in Francia, ci sarebbe la prova che il primo telescopio al mondo fu inventato non da Galileo Galilei, ma da Leonardo da Vinci.

LEONARDO DA VINCI INVENTÒ IL TELESCOPIO

Nel momento in cui Galileo Galilei si attribuiva l’invenzione del cannocchiale capace di scrutare le profondità del cielo, esistevano già degli studi in materia di ottica: se ne occuparono Bacone e Keplero, e nel 1608 l’ottico olandese Hans Lippershey aveva appena costruito il primo esemplare di telescopio rifrattore, che Galileo perfezionò l’anno successivo. Alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, però, il fisico sperimentale Domenico Argentieri gettò nuova luce sulla paternità dell’invenzione, con la pubblicazione di diversi studi in cui si sostiene che fu Leonardo da Vinci a inventare e costruire il primo telescopio. Grazie allo studio dei manoscritti leonardeschi, si intuisce non soltanto che Leonardo avesse compreso che luci e suoni sono trasmessi da onde, ma si scopre anche che il genio italiano – autore del ritratto più enigmatico della storia dell’arte – costruiva lenti per correggere la presbiopia degli anziani già nel 1492. Nello stesso anno, secondo le indagini di Argentieri, Leonardo costruì il primo cannocchiale senza oculare; nel 1508, poi, perfezionò lo strumento grazie all’associazione di una lente piano-convessa (che oggi sarebbe l’obiettivo) con una biconcava divergente (l’oculare, in un moderno telescopio). Il telescopio di Leonardo poteva ingrandire di circa il 40% nella versione iniziale, e fu migliorato in alcuni esperimenti successivi.

L’INVENZIONE UN SECOLO PRIMA DI GALILEO

Leonardo da Vinci ha lasciato in eredità ad artisti e scienziati di tutto il mondo centinaia di preziose pagine, che ancora oggi sono fonte d’ispirazione e importanti scoperte. Grazie agli appunti e ai disegni dei manoscritti leonardeschi, uno studio dell’Università del Maryland ha potuto ricostruire la vite aerea ideata da Leonardo, e dimostrare che vola davvero. Ed è soltanto uno dei tantissimi progetti che ogni anno ripercorrono la scienza futuristica e le intuizioni inarrivabili del genio del Rinascimento italiano. Nei codici di Leonardo da Vinci si trovano note e disegni su un’infinità di argomenti, che vanno dalla paleontologia, con la più antica descrizione di un fossile di balena, fino agli studi su anatomia, architettura, macchine volanti e ottica. La descrizione del telescopio di Leonardo, e degli attrezzi con cui rettificava le lenti, si trova in alcune pagine del Codice Atlantico e in diversi fogli dei manoscritti A, E e F conservati presso l’Accademia di Francia. Secondo l’analisi di Argentieri, quando nel 1889 il letterato francese Félix Ravaisson Mollien venne in possesso dei volumi leonardeschi A, E e F – che erano andati smarriti – non seppe interpretare nella maniera corretta i disegni del telescopio di Leonardo. Ravaisson non capì il senso delle due lenti che apparivano nel disegno del telescopio, e perse l’intuizione centrale: il cannocchiale di Leonardo da Vinci sarebbe il primo telescopio rifrattore mai progettato e realizzato. Cento anni prima dei telescopi di Lipperhey e Galileo, il genio italiano aveva forse già osservato il cielo con il suo cannocchiale. Non rivelò mai i dettagli delle sue osservazioni astronomiche, probabilmente per evitare di incorrere nella stessa sorte che vide Galileo, nel 1633, negare le sue grandi scoperte scientifiche di fronte alla Santa Inquisizione.

 

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