venerdì 31 marzo 2023

LA SCALATA DELL' AQUILA

DALLE MACERIE ALLA SERIE D

di Salvatore Malfitano (fonte Gazzetta dello Sport)

Spesso si ricorre al concetto di simbiosi tra gli appassionati e la propria squadra, ma per nessuna realtà a livello nazionale vale come nel caso de L’Aquila 1927. È la squadra dei tifosi, letteralmente, che ne sono i proprietari. I Red Blue Eagles l’hanno rilevata nel 2019 in Prima Categoria con 50 mila euro di debiti, hanno raccolto fondi per 320 mila anche attraverso l’autofinanziamento e quattro anni dopo invece possono festeggiare una storica promozione in Serie D. Una scalata senza sosta che celebra un modello vincente, sostenibile e socialmente attivo. Il calcio non è soltanto un fine, ma anche un mezzo. "Tutti i giorni si danno da fare per portare un valore aggiunto nel marketing, nella gestione dei biglietti, nel reperimento degli sponsor e nella pianificazione strategica. A me piace chiamarli ‘la tifoseria dei fatti’, non ho mai visto un attaccamento simile ed è un’emozione quotidiana, che per me è motivo di onore e orgoglio per il ruolo che ricopro" spiega Simone Bernardini, direttore generale del club.

MACERIE—L’Aquila non è un contesto come gli altri, le ferite del terremoto del 2009 sono ancora aperte e ben visibili. "Risentiamo ancora di quei problemi – continua Bernardini – non è un caso che tra i nostri partner ci siano tante imprese edili, che ci tengo a ringraziare. Sono persone speciali. Questo popolo poi ha una sensibilità diversa, in tanti hanno estratto i corpi di parenti e amici dalle macerie. Anche per questo si tratta di una soddisfazione doppia". Gli ultras dei Red Blue Eagles non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, per ogni causa nobile. Sul loro sito ufficiale c’è una cronistoria di tutte le donazioni di cui si sono occupati: dalla consegna di macchinari agli ospedali a quella dei giocattoli per i bambini colpiti dal terremoto dell'Emilia, dalla realizzazione di un parco giochi inclusivo alla ricerca per la sclerosi multipla. E ancora i 161 mila euro messi insieme per la costruzione di campi ad Amatrice, altra località disastrata da un sisma, e i 12 mila per curare i bambini ucraini malati di tumore in fuga dalla guerra. "È anche un bel segnale in un momento storico in cui il tifo organizzato è spesso abbinato a vicende criminali. Per questo noi ci auguriamo che i genitori aquilani spingano i figli ad associarsi a loro. La solidarietà è massima, non soltanto per il territorio abruzzese" nota Bernardini.

MODELLA—   L’arrivo in Serie D attesta che la fusione tra società e i tifosi può condurre a risultati davvero importanti: "È un modello replicabile in tanti altri ambienti, ci sono tante città importanti che vogliono risalire dove meritano di stare. Anzi, credo che una delle chiavi per il rilancio del calcio italiano passi proprio per questo tipo di inclusione degli appassionati. Qui inoltre si ragiona soltanto secondo meritocrazia, senza alcun tipo d’influenza, e c’è un’elevata trasparenza in fatto di bilanci". La gestione virtuosa, dunque, ha portato dei frutti tangibili. "L’ultima volta che siamo stati in Serie B è nel 1934 e chissà che presto non si ritorni ai fasti di un tempo. A prescindere da chi dirigerà la società in futuro, L’Aquila è destinata a grandi cose. Da tempo avevamo capito che avremmo vinto il campionato per il vantaggio accumulato, eppure quando è stato ufficiale la gente ha cominciato a piangere". Di lacrime ne sono state versate tante, ora finalmente sono quelle giuste. Quelle che non hanno niente a che vedere col dolore.

 

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