mercoledì 3 aprile 2024

COME USCIRE DALLA DEPRESSIONE

ECCO I CONSIGLI 

a cura di Stefano Luna (fonte Tgcom)

DEPRESSIONE IN ITALIA

Si calcola che nel mondo ci siano 322 milioni di persone che soffrono di depressione, e di queste il 60 per cento sono donne. L’età media di inizio della depressione è bassa, intorno ai 30 anni. In Europa le persone che soffrono di depressione sono 40 milioni, in Italia 3 milioni. Due over 65 su dieci, in maggioranza donne.

Dove sta l’origine della depressione? Negli ultimi decenni, a partire dagli inizi degli anni Sessanta, gli specialisti e i ricercatori si sono concentrati sullo squilibrio chimico del cervello (innanzitutto la mancanza di serotonina) e in termini di terapia hanno scommesso molto su antidepressivi, utilizzati da milioni di persone per superare questo squilibrio. Uno per tutti: il Prozac, che blocca la rimozione della serotonina dalle sinapsi, i collegamenti tra le cellule cerebrali. Recenti studi, come quello del 2022 dell’University college di Londra, coordinato da Joanna Moncrieff, mettono in discussione l’utilità degli antidepressivi, fino a considerali in grado di produrre soltanto un effetto placebo. E già da qualche anno sul sito del Royal college of psychiatricts della Gran Bretagna si parla dello squilibrio chimico del cervello alla base della depressione come di “una teoria semplicistica”.

DEPRESSIONE O TRISTEZZA?

La depressione, il cosiddetto male oscuro per le tanti incognite attorno alle sue cause ed alla sua possibile evoluzione, per essere ben curata, va distinta innanzitutto dalla tristezza e dal malumore. E ormai sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità sia l’American Psychiatric Association, concordano i sintomi che consentono di differenziare i due disagi.

E in particolare distinguono la depressione dal malumore quando:

L’umore depresso e un diminuito interesse per le ordinarie attività durano per tutto il giorno, e sono presenti per  un periodo di almeno due settimane consecutive.

Si avvertono sensi di colpa del tutto sproporzionati dagli eventi in corso.

Si accumulano pensieri di morte o di suicidio.

Ci sono cambiamenti, in senso peggiorativo, nel sonno e dell’appetito

L’energia diminuisce e l’affaticamento aumenta.

Non si prova piacere per nulla.

Si ha una sensazione di inutilità.

La depressione, a differenza della tristezza, è relativamente sganciata da eventi traumatici della vita, come un lutto o una perdita improvvisa.

SINTOMI DELLA DEPRESSIONE

Se sulle terapie a basi di psicofarmaci affiorano nuovi dubbi, fermo restando che difficilmente, specie nei casi più gravi, si può prescindere dai medicinali per uscire dalla depressione, sui suoi sintomi più evidenti non ci sono dubbi nella comunità scientifica. E in particolare:

Umore cupo, anche per periodi prolungati. All’umore cattivo si somma la scarsa energia, anche fisica oltre che psicologica.

Incapacità di provare piacere, gioia, soddisfazione dalle normali attività della vita quotidiana.

Perdita di appetito e insonnia

Affaticamento, anche quando non si fanno sforzi particolari.

Sensazione di essere stanchi e avviliti.

Difficoltà di concentrazione.

Pensieri suicidi.

QUANTO LA DEPRESSIONE ACCORCIA LA VITA

La depressione accorcia le aspettative di vita, in media, tra i 10 e i 14 anni. E questo perché aumenta in modo sensibile il rischio dei quattro “big killers” del nostro organismo: malattie cardiovascolari, diabete, malattie polmonari, tumori.

DEPRESSIONE E SMOG

Secondi i risultati di un recente studio pubblicato su Epidemiology and Psichiatric Sciences, anche l’inquinamento atmosferico può essere tra le cause della depressione. In particolare, l’ozono, tra i principali inquinanti, è rischioso per la salute mentale. La depressione resta, per definizione, «un male oscuro», titolo di uno dei libri più belli e più densi sull’argomento, il romanzo, in parte autobiografico, di Giuseppe Berto. E in questa oscurità vorremmo una luce sempre più forte per squarciarla, ma siamo costretti invece a fare i conti con il buio, con quelle cause misteriose che trascinano uomini e donne sul precipizio dello spreco della vita. Senza un motivo certo, a prova di verifica, inconfutabile, tale da farci capire fino in fondo la radice di questa sofferenza piantata dentro il nostro corpo e la nostra anima come un albero dalla forza secolare. L’unica certezza è il dolore che porta la depressione. La solitudine che si somma alla solitudine. Fino alla morte (4mila decessi in Italia solo nell’ultimo anno), all’auto-distruzione, all’inspiegabile equazione la vita uguale tormento. Laddove la vita è bella davvero, e questa non è una parodia o un luogo comune, con la stessa intensità con la quale è dura. Per tutti e per alcuni in modo del tutto particolare.

DEPRESSIONE E POST PANDEMIA

Tra gi effetti collaterali della pandemia, a lungo termine, c’è anche un aumento della depressione specie nelle fasce giovanili della popolazione. La soluzione che si è andata trascinando così a lungo, si somma con l’isolamento da web, social e videogame (che in Italia riguarda 700 mila adolescenti). L’aumento dei casi di depressione, rispetto al periodo precedente al Covid-19 è del 28 per cento, e la metà delle persone che hanno disturbi alla psiche non si curano.

COSA FARE CONTRO LA DEPRESSIONE

Uscire dalla depressione è una sfida che non evoca solo la medicina, la ricerca scientifica, i mille metodi che si accompagnano alle varie cure, dal farmaco all’analisi, dalla fototerapia allo yoga: no, uscire dalla depressione, con un percorso che resta oscuro come la malattia, significa innanzitutto non essere più soli. E, per esempio, riuscire a parlarne, a comunicare la propria sofferenza, senza pudore, senza reticenze, senza la paura di confessare la propria dipendenza da uno strizzacervelli. Ma per non essere soli, prima dello specialista, del medico, dell’esperto (attenzione: che non sia un ciarlatano, ne girano tanti a proposito di depressione, come a proposito di cancro), abbiamo bisogno di noi. Di contatto, di relazione, di vicinanza. Di un guanto di sfida lanciato contro il muro della solitudine, per abbatterlo, o per trovare un varco e attraversarlo, magari con un sorriso.

QUANTO DEVE DURARE LA PSICOTERAPIA?

La psicoterapia, abbinata quando è necessario a farmaci antidepressivi, è certamente uno strumento importante per curare il “male oscuro”. Ma quanto deve durare? Ormai, anche per un problema di moda, sono in molti a pensare che la psicoterapia debba durare molto a lungo, di fatto per sempre, e va fatta anche quando si sta bene. Un’altra scuola di pensiero, invece, prevede delle pause quando il paziente ha superato la fase acuta e i sintomi della depressione sono meno intensi. Questa seconda scuola di pensiero è più convincente: in assenza di sintomi acuti, la psicoterapia può risultare dannosa. Un attenzione eccessiva verso se stessi, infatti, aumenta l’ansia: forse, più che lo psicoterapeuta, può essere utile l’amico con il quale condividere un hobby, un’attività sportiva, o del volontariato

 

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