domenica 19 maggio 2024

ANSIA DA PRESTAZIONE

ECCO PERCHE' DA' NOIA AGLI SPORTIVI E COME SCONFIGGERLA

a cura di Francesco Palma (fonte Gazzetta dello Sport)

Troppo spesso si tende a minimizzare l’impatto dell’ansia da prestazione, e in generale di tutto ciò che riguarda la salute mentale negli sportivi, anche se nella realtà può causare non solo disturbi importanti a livello psicologico, ma può provocare anche un vistoso calo delle prestazioni. Parlarne non è sempre facile: ci sono circa 3.200 nuovi casi di depressione ogni 100mila abitanti (+27,6% rispetto al periodo pre-pandemico) e circa 4.800 quelli di ansia (+30% rispetto al 2019), con delle importanti ripercussioni sullo stato di benessere generale: il 30% delle persone con un disturbo mentale soffre di insonnia e il 70% presenta comunque problematiche durante il sonno. Proprio per questo la campagna “Non sono solo” a cura di Viatris – un’azienda globale che opera nell’ambito della salute – mira a sfatare tabù e pregiudizi sulla salute mentale che, ancora oggi, non consentono di parlare liberamente di patologie come ansia, depressione e insonnia, soprattutto tra i più giovani. La campagna prevede la creazione di contenuti informativi, educativi e di supporto sui temi della salute mentale, fornendo gli strumenti di base per riconoscerne i sintomi e confrontarsi con il proprio medico o con uno specialista.

“La Generazione Z e i millennials hanno sdoganato il dialogo sulla salute mentale attraverso web e social, mentre per le generazioni nate prima degli anni ’80 si fa ancora fatica a considerare normale dare importanza alla salute mentale. D’altra parte, la voglia di condivisione sui social, da parte di pazienti giovani, fa emergere una narrativa che porta a romanticizzare o a banalizzare, se non addirittura a condividere informazioni errate sul tema salute mentale” ha spiegato il professor Sergio De Filippis, docente di Psichiatria delle Dipendenze presso la Scuola di Specializzazione Psichiatria della Sapienza di Roma, che ha poi spiegato a Gazzetta Active l’importanza del riconoscere e fronteggiare l’ansia da prestazione negli sportivi.

Cos'è l'ansia da prestazione? 

"L'ansia competitiva è definita come ‘una tendenza a percepire le situazioni competitive come minacciose e a rispondere a queste situazioni con sentimenti di apprensione e tensione’. Lo stress deriva da uno squilibrio tra le numerose richieste esterne e la capacità di risposta percepita dell'atleta. I sintomi del disturbo d'ansia occupano una quantità significativa di tempo quotidiano dell'individuo e possono durare per un periodo di diversi mesi, tipicamente 6 o più mesi. Gli atleti che praticano sport agonistici sperimentano diversi livelli di stress. Un certo livello di ansia da prestazione correlata allo sport è considerato normale e salutare. Tuttavia, l’ansia estrema negli atleti può essere dannosa in queste situazioni di prestazione. Numerosi fattori possono contribuire allo sviluppo, alla gravità e alla persistenza dell’ansia da prestazione correlata alla partecipazione sportiva".

Se uno sportivo si trova travolto dall'ansia, per motivi anche esterni alla sua attività, come può ripercuotersi anche sulla prestazione? 

"Gli atleti che soffrono di ansia da prestazione correlata allo sport possono presentare un ampio spettro di sintomi e segni che vanno da lievi a debilitanti. Gli atleti cercano spesso aiuto proprio perché la loro ansia prima o durante un evento potrebbe portarli ad esibirsi al di sotto delle abituali capacità. Il calo delle prestazioni può essere improvviso o insidioso, durare per diverse settimane o mesi, definito da alcuni un crollo. I sintomi di ansia possono verificarsi prima, durante o dopo l’evento e includono sintomi come indecisione, senso di confusione, pensieri negativi, scarsa concentrazione, irritabilità, paura, immagini di fallimento, sensazione di debolezza, incapacità di seguire le istruzioni dei coach. Possono inoltre essere presenti segni e sintomi somatici come aumento della pressione sanguigna, battito cardiaco e respiro accelerato, sudorazione, mani e piedi freddi e umidi, bisogno di urinare, rigidità del collo e delle spalle, camminare su e giù, nausea, diarrea, perdita di appetito e perdita di sonno. Anche sintomi comportamentali come mangiarsi le unghie, esplosioni di rabbia, irrequietezza, sono presenti. La salute mentale dell’atleta sta ricevendo maggiore attenzione nella comunità della medicina dello sport. Sebbene la partecipazione allo sport abbia molti vantaggi, la natura stessa della competizione può provocare, aumentare o esporre a problemi psicologici gli atleti. Alcuni tratti della personalità possono favorire il successo atletico, ma questi stessi tratti possono anche essere associati ai disturbi di salute mentale. Disturbi alimentari, depressione, ansia, stress, disturbi del sonno e disturbo da deficit di attenzione/iperattività, possono influire sulle prestazioni sportive".

In teoria, lo sport non dovrebbe avere un impatto benefico sull'ansia? Come mai in questi casi succede il contrario? 

"Sebbene la partecipazione sportiva offra molti benefici alla salute e al benessere individuale, gli atleti sono esposti a ulteriori fattori di rischio che possono influire sul loro benessere mentale. È necessaria una visione critica delle questioni chiave della personalità (ad esempio, “identità dell’atleta”), delle variabili demografiche e culturali (ad esempio, orientamento sessuale, identificazione di genere) e delle condizioni ambientali (ad esempio, nonnismo, bullismo, abuso sessuale) che possono avere un impatto sugli atleti e come le interazioni tra queste variabili possono contribuire ai problemi di salute mentale. È importante che la rete di assistenza sportiva sia in sintonia con questi fattori di rischio e monitori gli ambienti che possono innescare o esacerbare problemi psicologici negli atleti". 

Come si può intervenire precocemente? 

“Molti atleti potrebbero non riconoscere il significato dei loro sintomi e, quindi, non chiedere mai un consiglio a un professionista della salute mentale. Gli atleti che soffrono di ansia legata allo sport dovrebbero essere gestiti in collaborazione con uno psicologo clinico o altri medici altrettanto qualificati, a seconda delle competenze disponibili. La terapia cognitivo comportamentale (CBT) è il trattamento di scelta per la gestione dei sintomi di ansia e dei disturbi d'ansia legati allo sport. In questa terapia, l'individuo lavora con il terapeuta per individuare e affrontare i pensieri e i comportamenti negativi che sono alla base dei segni e dei sintomi dell'ansia. La pratica della mindfulness è un’altra forma di allenamento mentale e sta diventando sempre più popolare tra gli atleti. La mindfulness è associata a diverse forme di pratica della consapevolezza (ad esempio diversi tipi di meditazione o yoga) o pratica informale di consapevolezza nella vita di tutti i giorni. Si ritiene che la mindfulness influenzi potenzialmente gli stati fisiologici e psicologici attraverso vari processi, come la pura attenzione, l'accettazione esperienziale, il non attaccamento o la chiarezza sulla propria vita interiore. Pertanto, una bassa tensione potrebbe portare gli atleti a prestazioni più orientate agli obiettivi”.

 

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