domenica 8 agosto 2021

AUGURI A

ROGER FEDERER

di Luca Marianantoni (fonte Gazzetta dello Sport)

Roger il magnifico, Roger il grande, il Maestro svizzero, il Genio di Basilea, Federerissimo, RogerExpress, il Campione perfetto. Sono alcuni dei soprannomi di Roger Federer che oggi festeggia i suoi 40 anni. Quarant'anni di vita, 23 trascorsi nel circuito Atp da quando nel luglio del 1998, dopo aver vinto il titolo junior a Wimbledon, debuttò nel torneo di casa di Gstaad perdendo al primo turno da Lucas Arnold. A 40 anni Federer, grazie alla pandemia e alle nuove regole introdotte dall'Atp, è ancora Top 10 (numero 9 del mondo). È il secondo più anziano top 10 di sempre dopo Ken Rosewall che è stato nel club dei magnifici 10 fino al 9 agosto 1976 quando aveva 41 anni e 9 mesi. Il futuro dello svizzero è pieno di incognite, il passato invece è certo. Al di là di numeri eccelsi (20 tornei dello Slam, 103 tornei, 310 settimane da numero 1 del mondo) destinati a essere superati, la grandezza di Federer rimarrà per sempre cristallizzata nei suoi gesti, in un gioco talmente completo e bello da diventare simbolo di perfezione. In lui si fondono simultaneamente l’eleganza, la grazia e le genialità. Ogni gesto, sempre composto, misurato, mai fuori sintonia, è una specie di opera d'arte in movimento che fa di Federer il più grande e completo giocatore mai apparso su un campo da tennis.

SERVIZIO E DRITTO—   Il suo tennis si basa principalmente sulla combinazione servizio e diritto facendo della velocità di braccio e della precisione l'arma per eccellenza del suo gioco. Ma non sono da meno le soluzioni al volo, quelle di mezzo volo (anche in prossimità della riga di fondo), il gioco di gambe, l'anticipo e i colpi a effetto come il tweener o il chop di dritto. Leggermente sotto i suoi elevati standard troviamo la risposta e il rovescio, colpo quest'ultimo che ha migliorato notevolmente nel corso della lunghissima carriera per tenere testa a Rafa Nadal e Novak Djokovic. Roger è nato a Basilea da papà svizzero e mamma sudafricana. Il suo primo grande amore fu la palla in tutte le sue forme possibili. I primi amori furono Michael Jordan e Boris Becker, ma anche il calcio. I giochi di squadra però non facevano per lui e a 12 anni decise che per vincere nello sport doveva dipendere solo da se stesso. I miglioramenti furono lenti, ma graduali e costanti, sempre con un solo traguardo davanti agli occhi, quello di diventare numero 1 del mondo. Pochi mesi prima di compiere vent'anni, lo svizzero vinse a Milano il primo titolo Atp della carriera e a luglio Roger diventò Federer battendo sul Centre Court, per 7-5 al quinto set, il mito di Pete Sampras nel Tempio di Wimbledon. Fu un successo clamoroso pagato a caro prezzo dell'immediata sconfitta ai quarti contro Tim Henman o di quella subita all'esordio dell'anno dopo contro Mario Ancic. A ripagarlo di tutti i sacrifici fu il Wimbledon del 2003 che Federer vinse, quasi a mani basse, demolendo, sempre in tre set, il favorito Roddick in semifinale e l'australiano Mark Philippoussis in finale. Il dio del tennis aveva scelto facendo vivere al suo eletto la prima annata indimenticabile di una carriera destinata a durare quasi in eterno.

L'ETÀ DELL'ORO—   Dal 2004 al 2007 Federer visse la sua personale età dell'oro. Iniziò a macinare tutti gli avversari possibili, a scalare tutte le classifiche immaginabili con un tennis elegante, potente e di classe. Vinse tre slam su quattro nel 2004, 2006 e 2007, si accontentò di due titoli nel 2005 perché gli venne in mente la malaugurata idea di fare un tweener contro il colosso di Safin nella semifinale dell'Open d'Australia che poi perse. L'unico, oltre al russo, che riuscì a impensierirlo fu l'astro nascente Nadal che gli diede cinque scoppole difficili da digerire di cui una semifinale a Parigi, tre finali consecutive sempre al Roland Garros e la famosa finale di Roma del 2006 in cui Federer commise due errori di dritto sui due match point del quinto set. Le sconfitte dello svizzero si contavano sul palmo di una mano: 4 nel 2005 e 5 nel 2006; nel 2007 centrò la stessa impresa di Bjorn Borg e cioè vincere per 5 volte consecutive Wimbledon, e due mesi dopo piazzò il poker a Flushing Meadows salendo in un baleno a quota 13 Slam, uno solo in meno di Pete Sampras. Il 2008 però fu una stagione per gran parte da dimenticare: dopo 10 finali Slam consecutive, perse in semifinale all'Open d'Australia da Djokovic, poi subì da Nadal un durissimo trattamento che ne minarono l'orgoglio e la fiducia. Il maiorchino lo conciò nuovamente per le feste triturandolo come sempre sul rosso di Parigi e poi ripetendosi a Wimbledon con una finale capolavoro che richiamò alla memoria di tutti l'epica sfida Borg-McEnroe del 1980.

CADUTA E RISALITA—   Il suo regno pareva finito quando in agosto lasciò il piedistallo più alto dopo 237 settimane di dominio incontrastato. Ma a settembre firmò il quinto sigillo all'Open degli Stati Uniti e nel 2009 visse la seconda annata indimenticabile della sua carriera. Dopo l'ennesima batosta subito da Nadal nella finale dell'Open d'Australia, Federer visse l'emozioni più intense tra Parigi e Wimbledon. Dopo l'eliminazione del maiorchino patita contro Soderling, lo svizzero rischiò di uscire agli ottavi contro Tommy Haas che ebbe la palla per andare a servire per il match avanti 5-2 al quarto; ma si salvò con un dritto a sventaglio finito sulla riga del corridoio e proseguì la corsa verso la finale demolendo poi Del Potro in semifinale e Soderling in finale. Sampras e Federer rimasero per un mese esatto in cima alla classifica dei plurivincitori Slam con 14 titoli a testa. L'americano volò a Wimbledon per il giorno della finale e fu testimone oculare del sorpasso che Federer mise a segno battendo Andy Roddick 16-14 al quinto con 50 ace e un solo break messo a segno nell'ultimo game del match. Nel gennaio del 2010 vinse per la quarta volta l'Open d'Australia, poi Nadal e Djokovic non gli lasciarono più scampo, infliggendogli sconfitte mortali.

UN SOLO SLAM—   Nelle successive 7 stagioni Federer vinse un solo Slam, l'ottava corona a Wimbledon nel 2012 battendo Andy Murray. A 34 anni sembrava avviato alla conclusione della carriera quando ginocchio e schiena lo costrinsero a chiudere la stagione 2016 dopo la sconfitta in cinque set contro Raonic nella semifinale di Wimbledon. Ma nel 2017 Federer compì le due imprese più grandi di tutta la sua carriera. A 35 anni suonati, dopo essere rimasto 6 mesi fuori del circuito, vinse a sorpresa l'Open d'Australia battendo in cinque set prima Nishikori, poi Wawrinka e infine Nadal in finale dopo essere stato sotto 3-1 al quinto. E in luglio rivinse per l'ottava volta Wimbledon senza perdere set. Il 20° Slam nel gennaio del 2018, ancora contro Cilic, all'Open d'Australia, poi il ritorno alla prima posizione mondiale celebrato il 19 febbraio 2018 dopo il successo a Rotterdam. Infine il 2019, la sua ultima grande annata con il centesimo titolo conquistato a Dubai e la leggendaria finale persa contro Djokovic a Wimbledon, nel primo tie break giocato al quinto set, dopo i due match point mancati sull'8-7, 40-15 del quinto.

IL PIÙ GRANDE—   Il "Più Grande" di tutti, sia nella vittoria che nella sconfitta. Dopo la pandemia e due interventi al ginocchio, Federer è tornato al tennis, ma i risultati non sono stati all'altezza del suo passato. E il quarto di finale raggiunto a Wimbledon, ma perso di schianto contro il polacco Hubert Hurkacz, ha segnato la sua ultima presenza sul Centre Court e su un campo in generale fino al prossimo ritorno.

 

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