lunedì 10 gennaio 2022

FIGURINE PANINI

LA TRADIZIONE SI RINNOVA

di Andrea Scianchi (fonte Gazzetta dello Sport)

La magia si rinnova da più di sessant’anni. "Celo, manca... Celo, manca...". Seguendo il suono di queste due paroline generazioni di italiani sono cresciute, sono diventate adulte e ora magari sono già in pensione. Il fascino delle Figurine Panini è senza tempo. Sono piaciute da subito, e piacciono ancora così tanto che la Gazzetta regala domani l’album del 2021-22 ai lettori, rinnovando così un rito che si alimenta di passione e di speranza. Senza il timore di essere smentiti, possiamo affermare che non esiste italiano che non abbia avuto a che fare con le Figurine Panini. Fin dai lontani Anni 60, quando ai fratelli Panini di Modena venne la meravigliosa idea di stampare le foto dei calciatori per incollarle su un album, le “Figu” hanno accompagnato la storia del Paese. Se il Festival di Sanremo è uno specchio della nazione, anche le figurine lo sono. Con la loro leggerezza, raccontano emozioni e le suscitano in chi, ansioso, scarta il pacchetto, ne scopre il contenuto e, felice o deluso, si appresta a dividerle. «Celo, manca...», appunto. A fare la differenza, come sempre, è l’aspettativa: se non è troppo alta, si può gioire, altrimenti si piomba nella più cupa angoscia perché quel maledetto calciatore di serie B non c’è da nessuna parte e io come faccio a finire l’album?

RICORDI- La prima figurina stampata fu il ritratto di Bruno Bolchi, allora capitano dell’Inter. La prima copertina dell’album venne invece dedicata a Nils Liedholm, “barone” del Milan. Il simbolo della collezione è, da sempre, un’immagine tratta da una fotografia: Carlo Parola, leggendario centromediano della Juventus, impegnato in una sforbiciata a mezz’aria durante una partita del 1950 contro la Fiorentina. Nel 2006 fu distribuito dalle Poste Italiane persino un francobollo celebrativo con quell’effigie. A testimonianza del fatto che le “Figu” sono parte del patrimonio nazionale: non è un’esagerazione sostenere che l’Italia non sarebbe l’Italia, con i suoi pregi e i suoi difetti, senza questi meravigliosi rettangoli colorati che si appiccicano con chirurgica precisione sulle pagine di un album. Negli anni si è scatenata una vera e propria battaglia tra collezionisti. Si moltiplicano le ricerche del pezzo introvabile, si spendono fior di soldi pur di assicurarsi la tessera mancante. Nel 2007, per la figurina di tale Goffi Faustino del Padova, sono stati sborsati 120 euro a un’asta online. Per anni si è ragionato sulla rarità della figurina di Pier Luigi Pizzaballa, al tempo portiere dell’Atalanta, stagione 1963-64. E lui, che difese la porta anche di Milan e Verona e fu un ottimo numero uno, si è sempre detto sorpreso dal fatto di essere ricordato più come una figurina che come un portiere. Stessa sorte toccata a Egidio Salvi del Brescia, immagine difficile da scovare perché pochissime copie ne vennero stampate. La trovò nel solaio di casa un signore della provincia di Alessandria e da allora se la tiene ben stretta. Una specie di feticcio, oltre che una “chicca” da museo. Le “Figu” sono ormai nel nostro dna, accompagnano le nostre esistenze, le rendono più sopportabili e, spesso, quando troviamo ciò che cerchiamo, più felici. A pensarci, è il meraviglioso gioco dell’infinita caccia al tesoro. "Celo, manca... Celo, manca... Celo, manca..."

 

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