sabato 12 febbraio 2022

IL LIBRO

TRECCE DI DONNA

di Maria Enea

Prefazione di Anna Maria Di Pietro

Sempre affacciata alla finestra della vita, gli occhi azzurrati da quel mare da
sempre contemplato, sul limine della propria anima, Maria Enea ci regala, dopo
“Sale   e   Cioccolato”,   raccolta   che   ha   segnato   il   suo   esordio   letterario,   una seconda   silloge: “Trecce   di   Donna”,   un   mosaico   di   sensi,   percezioni,   stimoli interiori trasformati in versi, parole, preghiere  e, a volte,  paesaggi di dentro animati dalla straordinaria capacità di fotografare l’istante, l’infinito colto anche solo in un battito di ali.
Qualcosa di magico aleggia in tutta l’opera, a patire dal titolo che rimanda a una   leggenda   popolare  siciliana   secondo   cui   le   “Donne   di   fuora”, fate o streghe, di notte si introducevano nelle abitazioni, lasciando come traccia del loro   passaggio,   temuto   o   anelato,   intricate   trecce   sul  capo   dei   bimbi,   che nessuno osava tagliare per paura di una maledizione.
Il volume, diviso in due parti,   “Alfabeti   dell’anima”   e   “Parolibere”,   è   caratterizzato   da   una  sorta   di dualismo, tradotto in parallelismo o in contrasto, prodotto da quel turbine di pensieri   che  rapisce   l’autrice   e   la   porta   in   un  mondo altro ,   quello   vero, profondo, contrapposto alla realtà corrotta e caduca del genere umano. Così, tentando di rimanere in equilibrio, Maria scandaglia i temi più vari. Magico è il rapporto,   ancestrale   e   filiale,   che   Maria   ha   con   la   Natura,   che   personifica, innalza a forza e di cui richiama tutti gli elementi, come quando nella poesia “Mistral”   invoca   il   vento   a   spazzar   via   il   male,   a   pulire   i   pensieri,   o   ancora quando invita ad abbracciare l’albero, toccare il fiore per assorbirne le energie positive, sottolineando la bellezza del Creato da un lato e la brutalità dell’uomo dall’altro.  E  poi  il  mare  con  il  suo azzurro  intenso,  liquido   primordiale  in  cui immergere   i   pensieri,   purificandoli   e   rigenerandoli.   E   poi   le  nuvole,   la   volta celeste, le stelle. E una domanda: se l’uomo più non fosse?
Caro all’autrice è il tema della donna, di cui ripercorre il cammino nei secoli,
ricostruendone     la     condizione     a     partire     dalle     donne     perseguitate
dall’Inquisizione, passando per le monache di clausura che hanno esorcizzato il
dolore della monacazione imposta creando dolci divenuti ormai storici, fino ad
arrivare alla denuncia delle violenze che ancora oggi, ancora come allora, le
donne   sono   costrette   a   subire   per   mano   di   uomini.   Quindi,   il   tema   del
narcisismo, del retaggio di credenze purtroppo ancora vive, dei tentati riscatti,
dello stupro attraverso la condivisione di immagini private.
Ancora,   il   fascismo   con   i   suoi   “ideali”   ipocriti   e   la   religione   con   una   chiesa
autoritaria,   chiusa   nei   suoi   dogmi,   in   contrapposizione   a   una   chiesa   viva,
umana, poggiata su valori autentici come le preghiere che l’autrice rivolge a
Gesù e alla Santuzza bella , invocandoli di intervenire nelle miserie  umane. Poi,
un grido s’innalza per scuotere Palermo, città di santi, di mafia, di giudici , che
deve ritrovare i suoi valori più autentici e da troppo tempo dormienti.  ​
Così, tra preci e versi onesti, si arriva alla fine del viaggio a seguire il moto
estatico   dell’autrice   che,   attraverso   “Parolibere”,   ci   trasporta   sulle   ali   di   un
airone in un mondo quasi fiabesco, dove, alla fine, non esiste una morale, ma
nasce la speranza che, forse, siamo ancora in tempo per cambiare le carte in
tavola.   
 

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