lunedì 16 maggio 2022

FRANCESCA RINNI

"SE SI HA UN SOGNO BISOGNA RINCORRERLO"

Appassionata di marketing, grande viaggiatrice, amante dello sport e mamma di due splendide bimbe: è la storia di Francesca Rinni, direttore Marketing di Sicuritalia.

Francesca, ricopri già un ruolo apicale in azienda, ma chissà se da bambina sognavi proprio il marketing…

In realtà, quando era ragazzina avrei voluto fare il magistrato. Erano i tempi di Mani Pulite e i PM di Milano erano quasi delle star, c’erano sogni di giustizia e i magistrati i protagonisti indiscussi di un’epoca storica che ha segnato l’Italia. Tuttavia, mio padre, ingegnere, per me sognava un futuro in banca: lo assecondai scegliendo una scuola superiore che mi preparasse in quel senso, ma che non trascurasse le materie giuridiche, perché non avevo accantonato il mio sogno, quindi optai per ragioneria. Lo studio si rivelò piuttosto semplice per me, vuoi per interesse, vuoi per capacità e anche perché non sopporto di perdere tempo e quindi mi applicavo con grande concentrazione nelle ore strettamente necessarie per prepararmi dedicando le altre allo sport o al tempo libero.

E dopo la maturità cosa è successo?

Ho scelto di approfondire le tematiche economiche senza abbandonare il diritto, per cui mi iscrissi alla facoltà di economia. Anche in questo caso non ebbi particolari difficoltà: saper prendere bene gli appunti, per esempio, per me costituiva già l’80% della preparazione all’esame, oltre al fatto che quello che studiavo probabilmente era già nel mio DNA. 

Il tuo percorso professionale è iniziato subito.

Appena terminati gli studi non avevo ben chiaro quel che avrei voluto fare, ma certamente ho fatto esperienze che mi hanno consentito di capire quello che non mi interessava. Mi sono trovata a sperimentare diversi ambiti lavorativi: dal commercialista alla consulenza, al controllo di gestione per poi, dopo cinque anni di lavoro importantissimi ed estremamente formativi, realizzare con consapevolezza che quel che mi interessava davvero era il marketing. 

Da quel punto è iniziata la tua carriera proprio nel settore del Marketing.

Partecipai alle selezioni per l’inserimento di giovani talenti in una multinazionale delle telecomunicazioni e fui assunta. Si trattò di un’esperienza personale e professionale di altissimo livello che mi ha consentito di conoscere tantissime differenti realtà e che mi ha permesso anche una crescita significativa nell’assunzione di responsabilità crescenti. Rimasi otto anni, ma poi fui cercata da un cacciatore di teste e approdai in un’importante azienda svedese di automotive.

Occuparsi di motori, anche in senso lato, di solito è visto come un ruolo maschile.

Ammetto che il settore dell’automotive è legato al mondo maschile ed in effetti io ero l’unica donna nel management team, composto all’epoca da nove persone. Devo dire, tuttavia, che al di là delle modalità di gestione, sono stata fortunata perché l’azienda non è mai venuta meno al rispetto delle mie necessità: nei quattro anni in cui sono rimasta ho avuto due figlie, Carlotta, che ora ha tre anni e mezzo, e Camilla, che ha solo 18 mesi, e non ho avuto alcun tipo di contraccolpo né in termini di carriera, né in relazione all’apprezzamento del mio operato. La maternità non è stato un ostacolo né allora, né lo è adesso: sono abituata a ragionare in termini di obiettivi, a prescindere dal tempo che vi posso dedicare perché il lavoro è importante, ma la famiglia è sacra e occorre avere un giusto bilanciamento tra vita privata e carriera.

Da qualche mese sei arrivata in Sicuritalia.

Ho trovato il progetto che mi è stato affidato molto interessante e sfidante. Si tratta di un’azienda leader in Italia nel settore della sicurezza, con 700 milioni di euro di fatturato e 15.000 dipendenti. Attraverso le differenti divisioni, Vigilanza Privata, Trasporto Valori, Servizi Fiduciari, Engineering Security Systems, Intelligence e Investigazioni, Travel Security, Cyber Security, Sicuritalia offre una gamma di prodotti e servizi che rispondono in maniera integrata alla domanda di sicurezza espressa dal mercato, coniugando l’utilizzo di tecnologia, uomini ed ICT per garantire la sicurezza dei propri clienti. Il mio obiettivo è quello di rendere il brand riconoscibile anche nel mondo consumer facendo crescere nello stesso tempo tutte le linee di business.

Il tuo stile di gestione è orientato al benessere dei tuoi collaboratori.

Quando sono arrivata in Sicuritalia lo scorso autunno il mio team era composto da sette persone, ora siamo 23. Ogni persona è differente dalle altre e saper gestire il proprio team per me, come manager, è veramente molto importante. In questi anni ho capito cosa non voglio essere e tento di fare del mio meglio nella gestione mantenendo fede ai miei valori di onestà e trasparenza. Do alle persone la possibilità di esprimersi e di dare il loro contributo e valore aggiunto, senza alcuna distinzione di genere. 

Tempo libero: so che ami lo sport.

Ho sempre giocato a pallavolo, da quando avevo sei anni e fino a quando ho cominciato a lavorare, cioè fino a che mi è stato possibile conciliare l’impegno con la squadra con tutto il resto. Amo la natura e adoro viaggiare ed io e mio marito Nicola, che conosco dai tempi dell’università, abbiamo veramente girato il mondo; adesso però tutto il tempo libero lo dedico alle mie bimbe.

Una curiosità su di te per i nostri lettori.

Vivo in un piccolo paese in provincia di Milano e ho deciso di volermi impegnare in prima persona per renderlo più vivibile. Mi sono quindi impegnata politicamente nella lista civica cercando di dare il mio contributo a questa piccola comunità di seimila anime.

Un suggerimento per le ragazze che vogliano fare un percorso di carriera?

Ognuno decide il proprio destino e se si ha la fortuna di avere un sogno bisogna rincorrerlo, cercando di fare in modo di raggiungerlo subito, senza porsi dei limiti e senza scoraggiarsi anche quando ci sono degli insuccessi, perché sbagliare nella vita è assolutamente normale. Anche per quanto riguarda la possibilità di conciliare la maternità con la carriera, occorre ricordare che diventare madri è un diritto e non deve essere vissuto come un problema: non deve esserlo per noi e neppure per il datore di lavoro.

 

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