giovedì 12 maggio 2022

POSTO ERGO SONO

LA PAROLA ALLA CRIMINOLOGA CLAUDIA AMBROSIO

Oggi esiste un “nuovo” e purtroppo deviato concetto di popolarità. Il nuovo concetto di popolarità o, per meglio dire di popolarità social si basa su diversi fattori quali: il maggior numero di like sui social, il maggior numero di visualizzazioni di filmati/foto/link inseriti nei propri profili, lo sprezzo del pericolo, l’aggressività, la valorizzazione di atteggiamenti palesemente demenziali, la tendenza alla emulazione dal momento che più un fenomeno è virale più è popolare. Alcuni fenomeni molto pericolosi nascono dalla tendenza alla emulazione e sono legati a quello che abbiamo visto essere il nuovo deviato concetto di popolarità. Tra questi vi è la pericolosissima moda delle Nekomination: termine che risulterà sconosciuto ai non millennials ma che di certo è molto noto ai giovani.Essa è una sorta di catena di Sant’Antonio nella quale i ragazzi vengono nominati, ovvero chiamati ad eseguire una vera e propria prova di coraggio, es. bere super alcolici tutto d’un fiato, tagliarsi con una lametta e così via verso una spirale di crescente stupidità e pericolosità.  L’azione, naturalmente, deve essere filmata e messa in rete come testimonianza della missione compiuta, e soltanto dopo è possibile nominare qualcun altro innescando così un meccanismo a cascata. Il dato preoccupante che si sta registrando riguarda il fatto che il compimento di atti demenziali, pericolosi e spericolati avviene anche a prescindere della “nomina” ma per un mero spirito emulativo.

A ciò contribuisce la velocità con cui on line si trasmettono le informazioni e i video (c.d. diffusione virale). Altro fenomeno molto “popolare” e in forte ascesa è quello del binge drinking: binge drinking letteralmente significa abbuffata alcolica, e consiste nell’assunzione di 5 o più bevande alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo, con gravi rischi per la salute e la sicurezza.  Nel binge drinking la persona ingerisce volutamente quantità ripetute di alcol in misura maggiore rispetto alle sue capacità psicologiche e fisiologiche e al contesto nel quale si trova. Lo scopo patologico di queste abbuffate alcoliche è quello di provare ebbrezza fino ad arrivare alla ubriacatura completa con perdita di controllo e intossicazione: il punto critico può essere raggiunto dopo molte ore o anche diversi giorni di assunzione. Secondo la letteratura in materia, gli episodi di binge drinking sono contraddistinti da: eccessivo consumo di alcol, assunzione di alcol rapidamente in un breve arco di tempo, bere fino ad ubriacarsi e a sentirsi male, bere in compagnia in particolari eventi. Il fenomeno non è solo virale ma si è registrato un aumento dei casi proprio a seguito dello spirito emulativo diffuso dai social, come ad esempio a seguito di neknomination. Come evidenziato dal rapporto del Ministero della Salute, anche se, rispetto agli altri paesi la percentuale è minore (ma questo non deve tranquillizzare), il problema esiste comunque. I giovani, infatti, sono prematuramente iniziati al consumo di alcolici, anche sotto forma di dolci con dirette ricadute sulla salute, sull’economia e sul lavoro. Efficaci strategie per ridurre il binge drinking potrebbero essere: leggi adeguate per il consumo di alcool; aumentare l’attenzione pubblica; diffondere informazioni sui rischi derivanti dal fenomeno, magari conducendo inchieste dai dipartimenti di emergenza sul comportamento pericoloso; investire nella ricerca, formare operatori sanitari e comunicare con il pubblico.

Determinante è anche la voglia di apparire e di mostrarsi agli altri mentre si sta sfidando la sorte e le regole dettate dal buon senso, il tutto, ancora una volta, solo per riscuotere consensi e aumentare il numero dei like sui social, in modo da alimentare il proprio ego tramite i feedback ricevuti. Questo meccanismo contribuisce, però, alla formazione di un pericoloso circolo vizioso secondo il quale i giovani crederanno che per essere considerati dagli altri dovranno apparire alla stessa stregua di supereroi, sfidando i propri limiti per colpire e stupire chi li osserva e, in ultima analisi, per delineare la propria identità in funzione di questo circolo. Ecco perché nell’attuale società, dedita al mantenimento delle apparenze, le persone più “fragili”, come gli adolescenti, si sentono attratti dalla prospettiva di ottenere consensi dagli altri apparendo forti ed invincibili. Primordiale necessità di socializzazione e condivisione con gli altri, dettata da un estremo bisogno di impressionare l’altro, di far parlare l’altro di sé, di ottenere ammirazione, perché lo scopo ultimo della vita ora non è più semplicemente vivere, ma mostrarsi forti, invincibili, indomabili, coraggiosi, eroici semplicemente per apparire. Le leggi attuali di contrasto alla criminalità informatica non sono sufficienti a contrastare in tutto i fenomeni analizzati ciò a causa della difficoltà che hanno le vittime a far valere i loro diritti, inoltre il tempo per ottenere l’oscuramento di un sito è troppo lungo e avviene solo a livello nazionale e non mondiale, non si dimentichi, poi che quando la norma interviene il “danno” è già fatto con conseguenze spesso devastanti soprattutto per le giovani vittime.La via più efficace resta, ancora una volta, quella della prevenzione legata alla divulgazione degli effetti nefasti dei fenomeni in oggetto unitamente ad altri importanti accorgimenti quali: maggior controllo da parte dei gestori dei video che circolano in rete, far precedere le immagini da frasi che mettano in guardia sul contenuto nocivo o pericoloso delle stesse, invitando a non replicare quanto si vedrà, rimozione dei video più pericolosi che possono creare allarmanti effetti emulativi, nei casi ritenuti più nocivi o potenzialmente pericolosi. Fondamentale, poi, infondere nelle giovani generazioni un maggiore senso critico rispetto a ciò che vedono on line e soprattutto farli riflettere sul fatto che la vita reale è qualcosa di diverso e molto più importante di quella on line, in altre parole la vita vale di più di una serie di like.

 

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