giovedì 3 novembre 2022

PEDAGOGIA HIP HOP

STRUMENTI E LINGUAGGI DELLE GENERAZIONI POST MODERNE


Uno sguardo pedagogico sulla cultura Hip-Hop, nata per aggregazione come cultura del ghetto, oggi una tra le più diffuse e radicate modalità espressive della cultura giovanile.

L’Hip-Hop, nata per aggregazione come cultura del ghetto, è oggi una tra le più diffuse e radicate modalità espressive della cultura giovanile configurabile attraverso quattro discipline:

il breaking, ossia la danza che animava le feste di strada fatta di acrobazie e movenze futuristiche;

il djing, ossia la musica che veniva suonata attraverso il mixaggio di diversi generi musicali (funk, rock, reggae) creando brani assolutamente originali;

l’mcing, ossia l’improvvisazione vocale di rime a tempo di musica da cui nasce il concetto stesso di rap;

il writing, ossia la pratica di scrivere, con bombolette spray, il proprio nome sui muri e sulle carrozze della metropolitana.

Ciascuna di queste discipline, se attentamente osservate, schiude un nucleo valoriale e pedagogico fondamentale: la scoperta e l’affermazione di sé in una società liquida e spersonalizzante, il confronto con se stessi e con il mondo, la riappropriazione della corporeità e degli spazi fisici, la creazione di un linguaggio di denuncia e di rottura con le generazioni passate, l’innovazione attraverso il recupero e il riassemblaggio di culture minoritarie e marginali, lo spirito di comunità e la cura di sé. Il tentativo di banalizzare questi processi attraverso l’idea che si tratti di mode e/o di contingenze può rappresentare un errore delle comunità educative.

Un manifesto della pedagogia hip-hop. 

“Il contesto presente è caratterizzato da percorsi di vita non lineari, esistenze spesso precarie, l’esaurirsi della possibilità di accumulare esperienza a causa della velocità dei cambiamenti in atto, la difficoltà di rielaborare e dare senso a stimoli informazionali sempre più copiosi. A questo panorama si aggiunge una continua richiesta di performatività, nella vita lavorativa ma anche nella nuova dimensione digitale dei social network dove simpatia, felicità, bellezza, affabilità sono costantemente sottoposti al giudizio dei like (o stellette, o cuoricini, a seconda della piattaforma). Tutto ciò genera sempre più spesso vissuti di frammentazione, insicurezza, ansia, esperienze di tipo depressivo”. In questo modo, il sociologo Davide Fant ci introduce al suo “Manifesto della pedagogia hip-hop”, un viaggio all’interno di questa cultura capace di farne emergere gli elementi pedagogici di una sfida intergenerazionale: “il coraggio di reinventare insieme alle nuove generazioni” un modo di “abitare la contemporaneità”.

Quale ruolo per la comunità educante?

Sebbene l’hip-hop si caratterizzi come modello auto-formativo (senza il necessario supporto didattico), l’educatore può rivestire un ruolo centrale. Il primo passo è necessariamente l’ascolto dei ragazzi, aiutandoli a scoprire e scoprirsi come protagonisti di una cultura, a suo modo, innovativa. Ascoltare significa anche mettersi in relazione con gli adolescenti, discutendone le produzioni e stimolandone i processi creativi.

Se, ad esempio, ci soffermiamo sull’aspetto della scrittura dei testi – spesso autobiografici -, ci accorgiamo come questo strumento, pur partendo dalla dimensione della lingua parlata, costringe l’autore a organizzare la narrazione all’interno di regole metriche precise, alla ricerca della rima o dell’assonanza. Non spaventi il contenuto, spesso esplicito o negativo, ma ci si soffermi sul processo: la scrittura come “atto trasformativo” capace di mettere in relazione l’autore con l’esterno o con l’altro. “Spingerli a continuare vuol dire assicurarsi che almeno uno strumento per narrarsi e tessere percorsi di significato sia sempre a loro disposizione”.

Inoltre, può risultare utile l’organizzazione di contest, in cui i ragazzi possano esibirsi nelle varie discipline, con l’obiettivo di valorizzare le esperienze di apprendimento e di emersione della complessità culturale che sta alla base della scelta del linguaggio di espressione. “In questo caso, è importante che il tutto non si riduca al momento dello spettacolo, ma che ancora si tutelino spazi di pensiero, momenti di meta-riflessione con il gruppo, condivisione dell’esperienza e produzione di senso”.

Infine, è possibile organizzare dei laboratori sulle quattro discipline tipiche dell’hip-hop con l’obiettivo di valorizzare la rielaborazione dell’esperienza degli adolescenti in termini di processi di apprendimento e cura di sé.

“Se l’educatore, – conclude Davide Fant – nel contesto contemporaneo, è chiamato a porre fra le proprie priorità il fornire strumenti di costruzione di senso, di rielaborazione della complessità sociale e individuale, pratiche di trasformazione del vissuto in esperienza significativa, allora può essere forse importante non sottovalutare l’hip-hop, strumento fra i tanti e sicuramente non per tutti, ma che può celare inaspettate potenzialità.”

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