lunedì 5 dicembre 2022

ADDIO A

NICK BOLLETTIERI

Si poteva amarlo o disdegnarne i metodi, e per tanti ragazzi che sono passati da lui forse la seconda opzione è stata la più gettonata, ma non c’è dubbio che Nick Bollettieri, morto questa mattina a 91 anni, abbia rivoluzionato il tennis, ideando il "corri e tira" oggi diventato lo stile di gioco imperante e introducendo nell’allenamento la cura maniacale della preparazione fisica e il rispetto assoluto della disciplina, entrambi mutuati dalla sua esperienza militare come Marine.

LE REGOLE— Figlio di immigrati di origine napoletana, Nick cresce a Pelham, a due passi da New York, in un quartiere multietnico dove i soli sport conosciuti sono il soccer (il nostro calcio) e il football. Il padre sogna per lui una carriera da avvocato, ma nel suo destino il giovane Nick vede solo il tennis. Già laureato in filosofia, abbandona dopo tre mesi la facoltà di Giurisprudenza di Miami e inizia a insegnare su un campo pubblico di North Miami Beach. All’epoca intasca tre dollari all’ora, arriverà a prenderne 300 volte tanto. Il vero miracolo comincia nel 1978, anno di fondazione della Nick Bollettieri Academy a Bradenton in Florida, che nel 1987 viene acquistata dal colosso del management IMG che comunque gli lascia la completa direzione tecnica della struttura. I fondamenti sono semplici: il talento non basta, il giovane tennista deve affrontare la vita rafforzando anche la sua mente e il suo corpo. I suoi non sono certo metodi convenzionali, ma da lui passeranno 12 futuri numeri uno: Agassi, Becker, Rios, Courier e Sampras tra gli uomini; Serena e Venus Williams, Sharapova, Jankovic, Seles, Capriati e Hingis fra le donne.

IL PUPILLO—   Ovviamente, il legame più famoso è quello con Agassi, il vero prototipo del suo giocatore ideale. Andre arriva all’Accademia a 14 anni per starci tre settimane, se ne andrà dopo 9 anni ormai prosciugato, come racconterà nella famosa autobiografia, da un rapporto sempre sul filo, lui genio ribelle guidato da un coach che non tollera il minimo sgarro: eppure sarà proprio Agassi a dargli il primo Slam in carriera e poi a d appoggiarne la candidatura alla Hall of Fame nel 2014. Quella di Bollettieri del resto è una dedizione totale al suo lavoro: sveglia alle 4.45, allenamenti fino alle 11.30 e poi ancora dalle alle 17. A fine giornata, il relax consiste in qualche buca di golf. Bollettieri non fu un grande giocatore (qualcuno ironizza sul fatto che non sappia quasi giocare), ma il tennis è andato esattamente nella direzione da lui teorizzata. E anche la sua Accademia si è sviluppata e oggi si estende su un terreno di 450 acri (dai 40 iniziali) e offre lavoro a 650 persone. In tutto questo, ha avuto tempo di sposarsi otto volte e di crescere sette figli, senza mai dimenticare origini italiane: ha sempre scelto Capri per i suoi viaggi di nozze. È stato così anche con Cindi, la sua ultima moglie che ne ha dato la defnizione ideale: "Quando l’ho sposato sapevo bene che io sarei stata l’amante: lui ha già sposato la sua Accademia". Addio, Nick. A tuo modo, sei stato un gigante.


 

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