mercoledì 24 maggio 2023

LA MATURITÀ COMPIE 100 ANNI

1923-2023

1923-2023: quest’anno la Maturità compie 100 anni. La tappa finale del percorso scolastico, riservata agli studenti di quinta superiore, risale infatti all’epoca fascista. E, in un secolo di vita, c’è sempre stata, senza soluzione di continuità, sopravvivendo a tutte le stagioni politiche e diventando, perciò, parte integrante della storia del nostro Paese. Più di un Ministro dell’Istruzione, però, pur non intaccando l’essenza della prova, ha voluto dargli una sua interpretazione, mettendo mano più o meno profondamente all’impianto dell’esame.

 Un cammino articolato, quello della Maturità, che il sito Skuola.net - a pochi giorni dall’edizione 2023 - ha provato a ripercorrere, evidenziando i passaggi salienti. Dal terribile orale di Gentile - su tutte le materie degli ultimi tre anni di studi, dopo aver sostenuto quattro prove scritte - al maxiorale onnicomprensivo durante il periodo di pandemia, fino alla formula attuale con due prove scritte e una prova orale. 

La prima Maturità di Giovanni Gentile: quattro scritti e orale su tre anni di programma

Esattamente cento anni fa, nel 1923, vedeva dunque la luce il primo esame di Maturità, per mano dell’allora Ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile. Il ‘padre’ dell’esame di Stato, per il debutto, pensò subito a una formula molto rigida, che farebbe impallidire i maturandi di oggi. Infatti, a quei tempi, le prove scritte erano ben quattro e la prova orale copriva il programma scolastico degli ultimi tre anni. A complicare ulteriormente la vita degli studenti di quinto, una commissione d’esame composta da soli membri esterni, spesso docenti universitari. E per questo, non a caso, la Maturità firmata Gentile vedeva altissime percentuali di bocciati.

La Maturità alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale 

Dopo 14 anni, nel 1937, l’esame subì la prima trasformazione. La modifica riguardò soprattutto i programmi scolastici oggetto delle prove finali, che si ridussero a quelli dell’ultimo anno. Nel 1940, l’avvicinarsi del conflitto mondiale cambiò nuovamente le carte in tavola anche per l’esame di Stato; l'Italia stava per entrare in guerra e l’allora Ministro dell’Educazione Nazionale (così si chiamava all’epoca il dicastero che governava il mondo dell’istruzione), Giuseppe Bottai, apportò un’altra variazione all’impianto d’esame: la commissione d'esame divenne interna, eccezion fatta per il presidente e il vicepresidente. Poi, durante il conflitto, l’esame venne ridotto ad un semplice scrutinio di fine anno.

L’esame di Stato nel Dopoguerra: il ministro Gonella ripristina la Maturità Gentile

Nel dopoguerra, il ritorno alla ‘normalità’ fu senza dubbio - volendo esagerare - traumatico per i maturandi. Di certo, infatti, in pochi sorrisero alla decisione del ministro Guido Gonella, nel 1951, di rispolverare l’esame targato Gentile, con quattro prove scritte e prova orale. Ci fu giusto qualche ‘regalino’ da parte del Ministro, ovvero l’inserimento in commissione anche di membri interni, limitando inoltre il contesto dell’esame ai programmi dei due anni precedenti l’ultimo, di cui inoltre occorreva conoscere solo i punti salienti.

La Maturità targata Sullo: l’esame più longevo di sempre

Quello che, invece, inizialmente venne concepito come un esperimento, divenne la norma per i decenni successivi: parliamo della Maturità progettata dal Ministro Fiorentino Sullo nel 1969. Un esame che caratterizzò circa trent’anni della scuola italiana. L’impianto prevedeva una commissione prevalentemente esterna (con la presenza di un solo membro interno), due prove scritte e due materie all'orale, di cui una scelta dal maturando, mentre il voto veniva espresso in sessantesimi. Una ricetta, quella studiata da Sullo, che rimase attuale fino a quando il Ministro Luigi Berlinguer (a Viale Trastevere dal 1996 al 2000), volle mandarla in pensione, introducendo quella che poi sarebbe stata conosciuta come la ‘Maturità del quizzone’.

Maturità 1999: arrivano il ‘quizzone’ e la commissione mista

Anche l’esame ideato e progettato da Berlinguer ebbe vita lunga. Forse perché si trattava di una formula equilibrata, che faceva debuttare alcuni elementi diventati dei pilastri della Maturità successive. Tra questi il credito scolastico, ovvero la parte del voto finale ottenuta dalla media scolastica degli ultimi tre anni, che nella prima versione ammontava a un totale di 20 punti. Senza dimenticare l’introduzione di quattro diverse tipologie di traccia nella prima prova di italiano: analisi del testo, saggio breve, tema di ordine generale e tema storico.

Ma ciò per cui l’esame Berlinguer è ancora oggi ricordato è senza dubbio la famigerata terza prova, meglio conosciuta come ‘quizzone’. Si trattava di una prova scritta a carattere multidisciplinare, composta da varie domande sui programmi di tutte le materie del quinto anno. Anche l’orale, incentrato solo sulle materie del quinto anno, vide aggiungersi un pezzo: la tesina multidisciplinare, realizzata a piacere dai singoli candidati. Ristrutturata anche la commissione, che divenne “mista”: tre membri interni e tre esterni, più il presidente esterno. Infine, cambiò anche il punteggio: come scala di valutazione, si passò dai sessantesimi ai centesimi (come oggi).

I cambiamenti nei primi anni duemila: dal 100 e lode al giudizio di ammissione

Piccoli aggiustamenti alla Maturità non mancarono neanche all’alba del nuovo millennio. Tra il 2002 e il 2006, il Ministero guidato da Letizia Moratti apportò delle modifiche alla composizione delle commissioni, lasciando il solo presidente come membro esterno. Negli anni seguenti, poi, arrivarono ulteriori cambiamenti in corso d’opera. Tra questi, la variazione del numero massimo dei crediti attribuibili in base alla carriera scolastica - da 20 a 25 punti - e l’introduzione del 100 e lode (fino a quel momento il punteggio più alto era di 100/100). Senza dimenticare le controversie sui criteri di accesso all’esame, con l’introduzione del ‘giudizio di ammissione’. Peraltro in questo periodo l’Italia è stata funestata da due devastanti terremoti nella stagione primaverile (Abruzzo 2009 ed Emilia Romagna 2012): nei territori più colpiti la Maturità fu solo orale.

Il nuovo esame di Stato: benvenuto PCTO, addio tesina e quizzone

Per osservare uno vero stravolgimento della Maturità, però, bisognerà attendere fino al 2017, con la legge firmata dalla Ministra Valeria Fedeli, che di fatto spedì in soffitta - per la gioia di molti studenti - la terza prova e la tesina all’orale. Una riforma, questa, che quando divenne operativa (nel 2019) mutò radicalmente il volto dell’esame e che è valida anche oggi. A cominciare dal valore del credito scolastico, che cresce passando dai 25 ai 40 punti raggiungibili nel corso dell'ultimo triennio. Cambiano anche i criteri di ammissione all’esame: per accedere alle prove finali, è necessario ottenere la sufficienza in tutte le materie. Con un’attenzione particolare sulla condotta: un brutto voto significa inevitabilmente la mancata ammissione.

Sempre sul fronte dell’accesso all’esame, con la legge 62/17 l’ex Alternanza scuola-lavoro, quella che oggi conosciamo come PCTO - che prevede lo svolgimento di un tirocinio nel corso del triennio finale delle superiori - diventa requisito di ammissione. Anche le prove INVALSI delle classi quinte diventano requisito di ammissione alla Maturità.

Con la terza prova messa da parte, inoltre, gli scritti tornano diventano due. Nella prima prima prova, il saggio breve lascia spazio al testo argomentativo, mentre le tracce del tema di attualità si sdoppiano, così come quelle di analisi del testo. Viene accantonato anche il tema storico, “sostituito” dalla traccia di ambito storico della tipologia B. La seconda prova, invece, diventa multidisciplinare, con la possibilità di dover affrontare ben due materie di indirizzo nello stesso compito. Infine, durante il colloquio, il candidato è chiamato a esporre le competenze maturate durante il percorso di Alternanza, nonché una riflessione su Cittadinanza e Costituzione (oggi Educazione Civica).

L’esame, nel suo esordio nel 2019, viene però essenzialmente ricordato per la pratica delle famose ‘buste’ - tenute a battesimo dal Ministro dell’Istruzione successivo, Marco Bussetti - contenenti degli spunti per il colloquio. Un’innovazione che consisteva nel far sorteggiare allo studente una di tre buste preparate dai professori, contenenti lo spunto da cui partire per l’interrogazione orale. Una trovata che scatenò non pochi malumori e che, perciò, fu accantonata alla fine dello stesso anno dal Ministro “lampo” Fioramonti del Governo Conte II, a cui dopo pochi mesi subentrò Lucia Azzolina.

Maturità 2020-21, con la pandemia l’esame si riduce al maxi-orale con elaborato

Una Maturità, quella appena descritta, in piedi ancora oggi ma che, per il momento, è andata in scena una volta soltanto. L’arrivo, a inizio 2020, della pandemia da Covid-19 e la conseguente emergenza sanitaria, ha spinto infatti il Ministero dell’Istruzione a correre ai ripari. Per due anni le prove scritte sono state sostituite da un maxi-orale,  che ha assegnato fino a 40 punti, giudicato da una commissione di tutti membri interni tranne il presidente. Tutto il resto del voto, fino ad un massimo di 60 punti, è venuto dai crediti scolastici. Una formula introdotta da Azzolina e confermata dal suo successore Patrizio Bianchi: unica differenza, la possibilità di non essere ammessi all’esame, derogata nel 2020.

Maturità 2022: il ritorno delle prove scritte, le commissioni rimangono interne

Arriviamo così all’ultima edizione, quella del 2022, con la pandemia ormai nella sua fase conclusiva. Una valutazione che mise il Ministro Bianchi di fronte a un bivio: proseguimento sulla strada del solo colloquio orale oppure ritornare all’impianto formalmente vigente (quello del 2019)? Venne scelta una via di mezzo, con il ritorno delle prove scritte ma con alcune “facilitazioni” per i maturandi. Solo la prima prova, quella di Italiano, ha infatti avuto carattere ‘nazionale’ (uguale per tutti gli studenti). Il secondo scritto, quello sulle materie d’indirizzo, è stato invece predisposto dai docenti titolari della materia oggetto della prova, presenti nelle singole commissioni, che hanno continuato a essere tutti interni (tranne il Presidente). L’interrogazione è stata quella che, probabilmente, ha assunto di più le sembianze della versione pre-pandemia: senza ‘buste’ ed elaborati e con la struttura originaria che prevede la discussione del materiale scelto dalla commissione, la presentazione di eventuali PCTO e la verifica delle competenze di Educazione Civica.  In più, nel 2022 è stato ridotto il peso delle prove: quella di italiano ha avuto un valore di 15 punti, la seconda prova solo di 10, mentre il colloquio orale poteva portare in dote massimo 25 punti. Grande valore è stato invece dato al credito scolastico, che ha contribuito al voto di diploma fino a un massimo di 50 punti.

 Maturità 2023: i cento anni dell’esame all’insegna della ‘normalità’

E siamo ai giorni nostri. L’emergenza sanitaria è oggi solo un ricordo, motivo per cui l’attuale titolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha optato per un ritorno definitivo alla ‘normalità’. Dalla circolare pubblicata dal MIM emerge, infatti, un esame completo che riprende la normativa in vigore, cioè la legge del 2017. Il peso del credito scolastico torna quello regolare (40 punti); alla prima prova “nazionale”, con sette tracce relative a tre diverse tipologie di compito, si accompagna la seconda prova, anch’essa uguale in tutta Italia per i vari indirizzi. Eccetto che per gli istituti professionali: per loro, con il termine del quinquennio dei nuovi indirizzi, nuovi quadri di riferimento e prova stabilita dalla commissione su indicazioni ministeriali.

Infine il colloquio orale, durante il quale i candidati dovranno affrontare un’interrogazione a partire da uno degli spunti presentati dalla commissione. Spazio, come prevede la norma, anche alla relazione sull’esperienza del PCTO e alla riflessione su un tema di Educazione Civica. La commissione d’esame sarà composta da tre membri esterni e tre membri interni, con un Presidente esterno.


 

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