domenica 15 ottobre 2023

SOCIAL DETOX

QUANDO BISOGNA DISINTOSSICARSI DAI SOCIAL

 di Francesco Palma (fonte Gazzetta dello Sport)

I social sono diventati parte integrante della nostra vita. Nonostante le innumerevoli potenzialità che offrono, non è facile capire quali sono i limiti da non superare per evitare danni che possono incidere sulla qualità della vita di tutti i giorni. Per questo si parla sempre più spesso di social detox, come a voler eliminare tutte le tossine accumulate nel tempo: “È un’opportunità per allontanarsi dalla tecnologia e ripristinare un equilibrio tra il mondo digitale e la vita reale. Fermarsi e capire come soddisfiamo i nostri bisogni nelle diverse aree di vita, come quelle relazionali, familiari, lavorative e personali. Abbiamo bisogno di un social detox quando ci rendiamo conto che il tempo che viviamo nel digitale soddisfa da solo tutti questi bisogni” spiega la dottoressa Evelina Molinari, psicoterapeuta dell’Humanitas Psico Medical Care di Milano.

In cosa consiste quindi il digital detox? 

“Alcuni possono optare per una disconnessione totale, mentre altri possono scegliere di ridurre l’uso dei dispositivi digitali a determinati orari o per determinate attività. L’obiettivo è creare uno spazio di tempo libero dalla tecnologia, in modo da riconnettersi con sé stessi e con l’ambiente circostante. Il digital detox ci consente di ridurre lo stress, ritrovare un senso di calma interiore, migliorare la nostra concentrazione, rafforzare le relazioni interpersonali”.

Quali sono i segnali che dovrebbero farci intuire la necessità di staccare tutto? 

“Prima di arrivare a un social detox dobbiamo capire se stiamo vivendo una sorta di ‘overload’ psicologico che non ci permette di avere una percezione reale del loro impiego nella nostra quotidianità, che possiamo verificare con una sorta di prova: pensate ad una stima di quanto tempo al giorno passate sui social network, poi verificate il tempo reale di utilizzo del cellulare e di ogni applicazione e vedete quanto tempo effettivamente siete stati sui social. Solitamente, è quasi il doppio di ciò che percepiamo. Inoltre l’uso eccessivo e pervasivo dei social media può portare a una dipendenza dal giudizio sociale, il bisogno di piacere, di essere visti e approvati, con una conseguente perdita di autostima e senso di valutazione personale basato su metriche superficiali”.

​Quanto incide questa sovrastimolazione nella nostra vita quotidiana? 

“Incide sull’ansia, sulla depressione, sul sonno e tantissimo sulla regolazione emotiva. Il digitale diventa il nostro occhio sul mondo: le relazioni e le amicizie le andiamo a vedere lì, ci rilassiamo facendo scroll continui, cerchiamo di stringere legami virtuali attraverso i social. Il nostro organismo è sopraffatto da tutti questi stimoli, e arriva il momento cui il nostro corpo e la nostra mente lanciano dei segnali fanno intuire il bisogno di un momento di detox, di staccare”.

Come si arriva a una dipendenza da social?

“Dobbiamo fare delle distinzioni tra giovani e adulti. La dipendenza tecnologica è una patologia che interessa principalmente le fasce più giovani della popolazione: la quasi totalità dei ragazzi e ragazze, naviga su internet, gioca online e possiede strumenti tecnologici personali. Questa grande disponibilità, e anche estrema familiarità con lo strumento tecnologico, oramai accessibile anche per i più piccoli, può portare preadolescenti e adolescenti a sviluppare la dipendenza. Anche il bambino, una volta abituato al gioco tecnologico, farà molta fatica ad utilizzare o addirittura inventare giochi di altro tipo. Per quanto riguarda invece gli adulti, bisogna tenere maggiormente in considerazione gli aspetti che riguardano l’ansia e la depressione”.

Come cambia l’approccio tra giovani e adulti? 

“Ci sono ragazzi della generazione Z che soffrono di dipendenze digitali perché hanno vissuto e sperimentato talmente poco i diversi ambiti della loro vita senza cellulare da rendere necessaria una sorta di ‘riabilitazione’ alla vita non digitale, non avendo un vissuto precedente nell’espletare i diversi compiti evolutivi. Noi psicoterapeuti ci occupiamo di far riconoscere la portata delle loro risorse. Le persone adulte che soffrono di dipendenza da social invece hanno memoria delle esperienze pre-digitali, che però è andata persa: solitamente si usano delle strategie cognitivo-comportamentali, ad esempio crearsi una sorta di tabella che li aiuti a capire quanto utilizzano il cellulare, ponendosi dei limiti. È una cosa di cui parleremo anche al Milano4Mental Health il 26 ottobre, in particolare sull’educazione digitale nelle famiglie”. 

Ha parlato di genitori e famiglie: come dovrebbero approcciarsi ai figli? 

“Le famiglie oggi si trovano a dover educare i figli nell’uso dei dispositivi digitali senza avere un’esperienza pregressa, perché i social ai loro tempi non esistevano. Capita spesso nei percorsi nelle scuole che ragazzini di 12 anni dicano ai genitori: ‘Non puoi guardare il mio cellulare, altrimenti non mi rispetti’ e i genitori sono convinti che sia vero e si sentono in colpa. In realtà le famiglie sono responsabili legalmente di tutto ciò che fanno i figli fino ai 14 anni. Inoltre, bisogna sempre ricordare che in molti si iscrivono ai social nonostante l’età inferiore rispetto a quella consentita dalla legge”.

 

Post in evidenza

DOSOLINA L’ANGELO DEI BAMBINI

IL LIBRO DI MARA DI NOIA a cura di Maria Elena Casanova (fonte Tgcom) Dosolina, l’Angelo dei bambini di Mara Di Noia e pubblicato da Spartac...