mercoledì 29 novembre 2023

ARTRITE REUMATOIDE

COME DISINFIAMMARSI ED I CIBI TABU'

di Federico Mereta (fonte Libero)

L’alimentazione può avere un ruolo importante per chi soffre di malattie reumatiche. A partire dall’artrite reumatoide. Detto che caso per caso occorre seguire le indicazioni del medico, anche sulla scorta di eventuali altre patologie presenti, ci sono comunque alimenti che in termini generali possono contribuire a placare l’infiammazione. Ed è proprio questo l’obiettivo di una nutrizione sana. A dirlo sono gli esperti.

Perché l’alimentazione è importante

La dieta ha un ruolo complesso nello sviluppo delle malattie reumatologiche, in quanto il suo effetto influenza la risposta infiammatoria e l’interazione con il sistema autoimmune. La maggior parte delle cellule immunitarie umane si trova nel tratto digestivo, e i nutrienti (vitamine, sale, acidi grassi, etc.) possono influenzare il microbiota e alterare la permeabilità intestinale, esercitando un effetto diretto sulle cellule immunitarie intestinali con la liberazione di sostanze pro-infiammatorie, tra le quali alcune citochine, che migrano verso le articolazioni e i tessuti linfoidi.

“La dieta mediterranea ha un effetto benefico nelle malattie reumatologiche, perché regola il rischio di infiammazione da citochine, contribuisce all’efficacia dei trattamenti e migliora la salute globale dei pazienti, quindi andrebbe privilegiata, anche in occasione dei pranzi e delle cene in vista delle Festività natalizie e di fine anno” segnala la prof.ssa Roberta Ramonda, vicepresidente di FIRA (Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite), professore Associato di Reumatologia, Dipartimento di Medicina DIMED, Università di Padova. “Certo, occorre informare adeguatamente i pazienti che l’alimentazione può integrare, ma mai sostituire il trattamento farmacologico”.

Cosa sappiamo davvero

“La ricerca scientifica sulla correlazione tra dieta e malattie reumatologiche non è stata ancora sviluppata adeguatamente e dovrebbe essere promossa ulteriormente, così da fornire utili integrazioni a una visione complessiva e a un approccio olistico alla cura del paziente. Le frontiere della ricerca stanno spostando sempre più in là i limiti della conoscenza sulle malattie reumatologiche, che sono però tante, complesse e con meccanismi molto diversi tra loro. La ricerca scientifica in reumatologia va quindi assolutamente sostenuta per consentire di migliorare ancora la qualità di vita dei pazienti”. A dirlo è il prof. Carlomaurizio Montecucco, presidente di FIRA e Ordinario di Reumatologia, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica dell’Università di Pavia, direttore Struttura Complessa di Reumatologia al Policlinico S. Matteo.

Il valore della dieta mediterranea confermato dagli studi

In alcuni studi basati sulla popolazione, la dieta mediterranea è stata associata a un minor rischio di artrite reumatoide con alcune differenze basate su altri fattori (ad esempio sesso, fumo, sieropositività, Paese). Uno studio osservazionale realizzato recentemente in Italia ha mostrato un’associazione inversa tra attività della artrite e livello di aderenza alla dieta mediterranea.

Ancora l’esperta racconta: “Abbiamo condotto uno studio caso-controllo in Italia in cui ai pazienti che soffrono di spondiloartrite assiale sono stati offerti consigli nutrizionali incentrati sulla dieta mediterranea, l’aderenza alla dieta consigliata è stata misurata attraverso un questionario che valuta la tipologia di cibi introdotti e i pazienti sono stati rivalutati dopo 6 mesi. Al termine dello studio, i pazienti che hanno migliorato significativamente l’aderenza alla dieta mediterranea hanno anche sperimentato una ridotta attività della malattia. Questi risultati possono essere rilevanti per avviare un trattamento personalizzato dei pazienti e confermano che sviluppare la ricerca scientifica anche in questo ambito può portare un contributo alla gestione delle malattie”.

Alcuni cibi che possono aiutare

Un’alimentazione ricca di pesce, frutta, vegetali, olio di oliva e moderato uso di vino, è veramente protettiva almeno sull’artrite: lo dice uno studio su ben 170.000 soggetti. Chi nel tempo avrebbe sviluppato per esempio un’artrite reumatoide era in numero minore rispetto a quelli che avevano fatto uso di diete meno “sane e protettive”. Quindi la dieta mediterranea, offrendo un’alimentazione varia, consente di offrire all’organismo ciò di cui ha bisogno. ma non bisogno dimenticare l’effetto specifico di alcuni alimenti. Ad esempio il cacao contenuto nel cioccolato  è oggetto di crescente interesse a causa delle sue proprietà antiossidanti, che sono principalmente attribuite al contenuto di flavonoidi. Allo stesso modo i peperoncini piccanti contengono capsaicina e aiutano contro l’infiammazione aumentando il numero di importanti cellule come  i macrofagi anti-infiammatori, modulando la risposta neuro-immune e diminuendo il dolore che nasce dai nervi. Al contrario occhio alle bevande gassate e zuccherate artificialmente capaci di generare una reazione infiammatoria intestinale e favorire la progressione dell’artrite reumatoide. Questo collegamento, cui spesso non si pensa è stato recentemente dimostrato in uno studio su 200.000 persone con un significativo aumento del rischio di artrite reumatoide da uso eccessivo di bevande zuccherate e gassate.

Quali sono gli errori più comuni

Il nemico, per chi soffre di malattie croniche come l’artrite reumatoide e le altre forme che colpiscono le articolazioni, ha quindi un nome. Si chiama infiammazione. E a tavola possiamo fare molto per combatterla. A partire dalla necessità di un giusto apporto di vitamina D. Per evitare la “tempesta perfetta”, che favorisce l’infiammazione e nasce per la concomitanza di diversi fattori: aumento del consumo di carboidrati raffinati e di oli vegetali ricchi di acidi grassi omega-6, ridotto consumo di acidi grassi omega-3 a catena lunga (contenuti soprattutto nel pesce), esagerazione nel consumo di alimenti ad elevato contenuto in sale. Il ruolo che i diversi nutrienti hanno nell’interazione con il nostro organismo e nello sviluppo anche di altre patologie è ormai noto e condiviso. Gli zuccheri, per esempio, alterano il microbiota ed esacerbano l’autoimmunità che entra in causa per le malattie reumatologiche; inoltre, un’elevata assunzione di zucchero può causare aumento di peso e obesità con correlate comorbidità. L’assunzione di elevati livelli di sodio può avere azione infiammatoria, specie se combinata al fumo; i grassi saturi provocando un aumento della produzione di endotossine batteriche lipopolisaccaridi possono indurre infiammazione.

I consigli degli esperti della FIRA

Cibi utili da privilegiare: nutrienti ad azione antinfiammatoria come vitamine e antiossidanti, fibre, acidi grassi omega-3 e omega-9 (ossia con alto rapporto omega-3/omega-6). Si trovano essenzialmente in frutta, verdura, farine non raffinate (grano integrale, riso integrale e quinoa), legumi, pesce azzurro (salmone, tonno, sardine, sgombro), frutta secca, olio extravergine di oliva, cacao, the verde, ginseng, curcuma, peperoncino. Cibi ad azione infiammatoria che andrebbero limitati: grassi saturi, zuccheri raffinati e alimenti ad alto indice glicemico, sodio, acidi grassi Omega-6 (con basso rapporto omega-3/omega-6). Vanno limitati quindi cibi fritti, carni rosse, insaccati, salsicce, burro e margarina, formaggi grassi, prodotti confezionati industriali, sale, caffeina. Integratori. Nonostante gli effetti benefici, l’integrazione vitaminica sembra avere un impatto limitato sull’attività delle malattie reumatologiche12. Tuttavia, l’integrazione di acido folico può prevenire gli effetti collaterali correlati all’assunzione di metotrexato, comune per chi soffre di artrite reumatoide, e la vitamina D dovrebbe essere somministrata ai pazienti che ne hanno carenza per prevenire complicanze muscoloscheletriche. Gli omega-3, che hanno dimostrato un effetto benefico per le malattie reumatologiche, se non si riuscisse a garantirne l’assunzione adeguata con l’alimentazione, potrebbero essere integrati con supplementazione.

Attenzione anche al sonno

Nella gestione delle malattie reumatologiche occorre tenere conto anche di questo aspetto importante non solo per il benessere dei pazienti ma anche per il trattamento della malattia. Le variazioni della durata e dell’architettura del sonno determinano l’aumento di produzione di cortisolo (l’ormone dello stress), noradrenalina e adrenalina che vanno a ‘allertare’ le cellule immunitarie. A sua volta, la scarsa quantità e/o qualità del sonno amplifica l’infiammazione e il dolore, generando così un circolo vizioso. Viceversa, una buona qualità del sonno è influenzata da vari fattori, tra cui una bassa ‘soglia’ di infiammazione. Grazie alle ultime ricerche abbiamo capito chiaramente che qualità del sonno, infiammazione e dolore sono fenomeni strettamente interconnessi, in grado di influenzarsi reciprocamente. Nonostante gli enormi progressi nella cura farmacologica delle patologie infiammatorie muscolo-scheletriche, una gestione ottimale non può prescindere da valutazioni complessive sullo stato di salute, che includano un’attenta analisi anche della qualità del sonno.



 

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