venerdì 19 aprile 2024

MALATTIE DEL FEGATO

LE PIU' COMUNI, I SINTOMI E QUANDO PREOCCUPARSI

a cura di Francesco Palma (fonte Gazzetta dello sport)

Quando si parla di fegato bisogna fare molta attenzione a diverse patologie. Prima di tutto perché molte malattie del fegato non manifestano subito i propri sintomi, per cui non è sempre facile identificarle da subito e agire di conseguenza. Inoltre, il fegato è un organo fondamentale per il corpo, poiché contribuisce alla digestione, all’immagazzinamento dell’energia e soprattutto all’eliminazione delle tossine. Nonostante ogni patologia del fegato abbia caratteristiche diverse, ci sono dei sintomi comuni: nausea, perdita di peso involontaria, affaticamento, mancanza d’appetito, dolore addominale.L’epatite è un’infiammazione del fegato che ne compromette il normale funzionamento, ed è causata da diversi virus. Il virus dell’epatite A si trasmette principalmente per via alimentare o portando alla bocca dita o oggetti contaminati, ed è presente nelle feci e nel sangue delle persone infette. Il virus dell’epatite B si trasmette anche per via sessuale e tramite sangue e altri liquidi biologici. Inoltre, l’epatite B diventa cronica in molti bambini che la ereditano dai genitori. Il virus dell’epatite C si trasmette principalmente attraverso il sangue, mentre è meno probabile il contagio tramite rapporto sessuale. In alcuni casi l'epatite può essere causata anche dal consumo eccessivo di alcol (come dimostrato da uno studio del 2014) o quando il sistema immunitario attacca erroneamente se stesso: in quel caso si parla di epatite autoimmune. I sintomi più comuni dell’epatite sono febbre, dolori nella zona del fegato, perdita di appetito, nausea, dolori articolari, fatica cronica, ittero e ingiallimento della pelle e degli occhi.

La fibrosi causa la cicatrizzazione del tessuto epatico, di solito durante un’infiammazione epatica. Questo tessuto cicatriziale è dannoso perché può limitare il flusso sanguigno all’interno del fegato e uccidere le cellule epatiche sane. I sintomi possono andare dalla spossatezza al prurito e al gonfiore degli arti inferiori, passando per dimagrimento e dolori addominali, ma quando la fibrosi e lieve o moderata può essere asintomatica, e se è causata da un problema reversibile (assunzione di farmaci o eccesso di alcol, ad esempio) può anche regredire. Se invece lo stimolo dannoso è reiterato nel tempo o cronico (epatiti, malattie autoimmuni, problemi di accumulo di ferro) allora la fibrosi può diventare più significativa fino a sviluppare una cirrosi, una malattia più grave. Si parla di cirrosi epatica quando il tessuto cicatriziale formatosi nella fibrosi sostituisce il tessuto epatico sano, determinando un blocco del flusso sanguigno attraverso il fegato. I sintomi della cirrosi vanno trattati subito, altrimenti la malattia può progredire fino all’insufficienza epatica. I sintomi più lievi possono essere prurito alla pelle, fatica, perdita di appetito, dolore all’addome, crampi muscolari. I più gravi invece, sono il gonfiore alle caviglie, alla parte inferiore dei piedi o alla parte inferiore delle gambe, accumulo di liquidi nell’addome, ittero, confusione e perdita di memoria, lividi o sanguinamento frequente ed emorragie interne. In questa patologia, detta anche steatosi epatica, il grasso in eccesso si accumula nel fegato, che non riesce a smaltirlo, generalmente a causa di un eccesso di grassi nella dieta o di un abuso di alcolici. Può verificarsi anche a causa di altre patologie come diabete di tipo 2, ipertensione e obesità. In circa il 10% dei pazienti il fegato grasso può provocare infiammazione fino alla cirrosi epatica. Questa patologia colpisce le cellule del fegato, portando a un accumulo anomalo dei trigliceridi, ed è abbastanza “silenziosa”, soprattutto all’inizio: potrebbe esserci del dolore addominale o un eccessivo affaticamento, ma è importante curarla da subito per evitare che evolva in cirrosi. Il carcinoma epatocellulare è il cancro al fegato più diffuso, ed è la terza causa di decessi correlati ai tumori in tutto il mondo, secondo i dati dell'OMS. I fattori di rischio sono rappresentati da patologie pregresse del fegato come un’epatite B o C o una steatosi già presente, dall’abuso di bevande alcoliche, da obesità, diabete e fumo. Tra i sintomi, durante l’evoluzione della malattia, si potranno notare un nodulo duro sul lato destro dell'addome, sotto la gabbia toracica, dolore addominale e gonfiore, ittero, lividi, sanguinamento, fatica eccessiva, nausea, colore innaturale di feci e urine e febbre. L'insufficienza epatica si verifica quando vi è una diminuzione della funzionalità del fegato, a causa di un danno epatico a lungo termine che può essere collegato anche a patologie del fegato pregresse come epatite e cirrosi. Tra i sintomi vi è una sensazione di fatica estrema oltre a nausea, dolore addominale, ittero e confusione mentale a causata da un’encefalopatia epatica, che avviene quando il fegato non è in grado di rimuovere adeguatamente le tossine dal corpo, portando a una mancanza di funzionalità cerebrale.
 

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