sabato 18 maggio 2024

LA PROTEINA CHE PREDICE RISCHIO DI CANCRO ED INFARTO

L'ALBUMINA

(fonte Gazzetta dello Sport)

La scienza ha fatto e continua a fare passi da gigante nella prevenzione di malattie e patologie che possono avere un esito fatale, come il cancro e l'infarto. Solo di recente abbiamo scoperto i rischi legati agli emulsionanti negli alimenti e abbiamo messo a punto dei test genetici non invasivi in grado di determinare il rischio individuale di cancro alla prostata. Ora un importante studio sembra aver identificato una proteina in grado di predire il rischio di sviluppare un cancro o un infarto nei soggetti con più di 65 anni.

LO STUDIO SU RISCHIO CANCRO E ICTUS IN OVER 65—Lo studio è tutto italiano, condotto congiuntamente dall'Università La Sapienza di Roma, dall'Irccs Neuromed di Pozzilli, dall'Università Lum Giuseppe Degennaro e dall'Istituto Cardiologico Mediterraneo di Napoli sulla base dei dati raccolti dallo studio epidemiologico Moli-sani che ha coinvolto, dal marzo 2005, 25.000 persone residenti in Molise con l'obiettivo di identificare i fattori ambientali e genetici alla base delle malattie cardiovascolari e dei tumori.

A partire da quei dati i ricercatori italiani sono riusciti ad accertare un'associazione tra bassi livelli di albumina nel sangue e un aumento del rischio di mortalità per malattie vascolari e cancro in individui anziani. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica eClinical Medicine-Lancet, è stato condotto analizzando i dati di 18mila soggetti, 3.299 dei quali di età pari o superiore ai 65 anni. I risultati parlano chiaro: i livelli di albumina inferiori a 35 g/L sono collegati a un rischio maggiore di morte negli anziani.

"La nostra analisi origina dal fatto che nel sangue l’albumina è una proteina che svolge attività antiossidante, antinfiammatoria e anticoagulante. La sua diminuzione, pertanto, accentua lo stato infiammatorio sistemico, facilitando l’iperattività delle cellule predisposte alla cancerogenesi o alla trombosi", ha spiegato Francesco Violi, professore emerito della Sapienza Università di Roma e ideatore dello studio, sottolineando che "cancro e infarto cardiaco condividono una base comune proprio nella presenza di uno stato infiammatorio cronico, e che pazienti a rischio di malattie cardiovascolari, come i diabetici e gli obesi, sono anche a rischio di cancro”.

Lo studio rappresenta un primo e importante passo nell'approfondimento del rapporto tra i livelli di albumina nel sangue e la nostra salute. Serviranno ulteriori studi, come precisato da Licia Iacoviello, direttore del Dipartimento di Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed e professore ordinario di Igiene dell’Università Lum, ma le implicazioni dirette sulla pratica clinica e sulla prevenzione potrebbero essere davvero importanti: "È da considerare un’analisi di primo livello che permetterebbe di porre una maggiore attenzione clinico-diagnostica verso gli individui anziani potenzialmente a rischio. Il nostro studio fornisce anche un valore di riferimento (35 g/L) che può guidare il medico nell’interpretazione della misura di albumina”.

Lo studio ideato da Francesco Violi ha messo in evidenza anche un altro aspetto importante. Il basso livello di albumina nel sangue è in grado di fornire indicazioni anche sullo stato nutrizionale e sulla salute del fegato, aspetti che potrebbero indicare una suscettibilità dei soggetti verso altre gravi patologie. "L'ipoalbuminemia potrebbe riflettere quel processo infiammatorio cronico, tipico dell'invecchiamento, noto come ‘inflammaging’, che potrebbe aver contribuito al rischio elevato di mortalità che abbiamo osservato", ha concluso Augusto Di Castelnuovo, epidemiologo della Mediterranea Cardiocentro e dell’Irccs Neuromed.

 

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