Nuovo caso scontrino in Italia: è avvenuto a Torino dove il cliente della caffetteria di una nota catena ha pagato un euro e cinquanta per l’aggiunta di una fetta di limone nel tè. Il cliente protagonista della vicenda si è recato nella caffetteria situata in pieno centro a Torino e ha ordinato un tè: la cassiera gli ha chiesto se gradisse anche una fetta di limone e alla domanda ha accettato. Quando poi è arrivato il momento di pagare, è arrivata la sorpresa: sullo scontrino era riportato il costo di 1,50 euro per l’aggiunta della fetta di limone. L’uomo, scocciato per quanto accaduto, si è rivolto al Servizio Clienti e successivamente ha contattato il quotidiano ‘La Repubblica’ per raccontare la sua disavventura che risale al 12 dicembre 2025. “Un prezzo folle – ha dichiarato il cliente – credo siano stati scorretti, mi hanno fatto pagare tantissimo senza neanche dirmelo prima, è come se mi avessero fatto pagare il ghiaccio nella Coca Cola o come quando i ristoranti fanno pagare il secondo cucchiaino o il taglio della torta, ma lì almeno si consuma in piazza San Marco a Venezia o si riceve un servizio”.
Nel racconto, il cliente ha ripercorso la vicenda: “Dopo la mia richiesta di tè e croissant, la cassiera mi ha chiesto se volessi un cioccolatino. Ho risposto di no, immaginando che ci fosse un sovrapprezzo. Invece, quando mi ha proposto la fetta di limone, ho accettato convinto di non pagare niente di più. Proprio come il ghiaccio nelle bibite. Avrei accettato 10 o 20 centesimi in più. Non 1 euro e 50 per una fetta di limone minuscola e raggrinzita”. L’uomo, deluso per quanto successo, ha scritto al Servizio Clienti della catena di caffetterie quando era ancora seduto al tavolo e ha chiesto il rimborso “per principio”.
La risposta della catena di caffetterie
La catena di caffetterie dove è avvenuto il caso scontrino ha risposto alla segnalazione del cliente con una mail: “Comprendiamo il fastidio per quanto accaduto, desideriamo tuttavia informarla che non è previsto alcun rimborso per supplementi applicati correttamente in cassa, inclusi ingredienti aggiuntivi come la fetta di limone. I prezzi degli extra sono stabiliti a livello aziendale e rientrano nelle condizioni di vendita applicate nei punti vendita”.
E ancora: “Comprendiamo che l’importo possa sembrare elevato ma non possiamo intervenire retroattivamente su quanto regolarmente battuto in cassa. Per quanto riguarda la trasparenza, prendiamo atto della sua segnalazione: il personale è sempre invitato a indicare eventuali costi aggiuntivi”.
La società, inoltre, a ‘Repubblica’ ha spiegato quali siano le linee guida dei punti vendita, dicendosi anche pronta a rimborsare il cliente protagonista della vicenda: “Da procedura standard, nei nostri tè non è previsto il limone, che dalle linee guida viene proposto e gustato in purezza. Per alcune bevande è prevista una fetta di lime. Probabilmente lo staff, per soddisfare una richiesta specifica del cliente, ha provveduto a proporre una fetta di lime e non di limone, che non utilizziamo, battendola in buona fede come se fosse un ingrediente della bevanda”.
A tal proposito abbiamo già informato tutta la rete sulla corretta procedura, ovvero non far pagare il lime in caso il cliente lo richieda per il tè. Cogliamo prontamente questa segnalazione per assicurarci che non succeda mai più in nessun altro nostro store, rimarcando alla nostra forza vendita le linee guida. Siamo ovviamente felici di poter rimborsare e offrire un tè alla persona che si era recata nello store”.
