venerdì 13 febbraio 2026

GIORNATA MONDIALE DELLA RADIO

RADIO CIAK UGUALE A NESSUNO

La Giornata mondiale della radio giunge oggi, 13 febbraio, alla XV edizione. Proclamata nel 2011 dall’Unesco e adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2012, la Giornata intende «ringraziare – come indica l’Unesco – le emittenti radiofoniche per le notizie che trasmettono, le voci che amplificano e le storie che condividono».

Ogni anno viene proposto un tema di approfondimento. Nel 2026 è l’Intelligenza artificiale, il cui sviluppo sta aprendo un nuovo capitolo nella storia centenaria della radio. Convinzione dell’Unesco è che la tecnologia da sola non crei fiducia. Lo fanno invece le emittenti radiofoniche. Se si comportano bene, verrebbe da aggiungere perché la radio, come qualunque attività umana, richiede un grande senso di responsabilità che consenta di rafforzare la fiducia e la fedeltà del pubblico.

Ne è un segno la stessa data prescelta per la Giornata: il 13 febbraio 1946 presero avvio le trasmissioni della Radio delle Nazioni Unite, esattamente 80 anni fa. Un tempo abbastanza lungo per riflettere su come la radio sia cambiata. Per esistere, forse per resistere, la radio si è dovuta infilare su altre piattaforme e accanto alle onde hertziane è entrata in forze in internet e nei suoi mille rivoli; è debordata in televisione e si è unita al telefono portatile, che in fondo non è che una radio. Rischia di perdersi? Un po’ sì, perché internet ne ha moltiplicato i canali e sovrapposto i contenuti a tal punto che le emittenti classiche hanno dovuto inseguire le novità, anziché anticiparle. è il caso dell’Intelligenza artificiale. Tra le riflessioni che l’Unesco ha condiviso in preparazione della Giornata, viene suggerito alle stazioni radio che adottare l’Intelligenza artificiale non significa imporla agli altri ma cercare di capire cosa può fare, cosa non può fare e come integrarla in modo intelligente.

Si tratta di una delle sfide cui ha richiamato, nel recente messaggio per la prossima Giornata delle comunicazioni sociali, anche Leone XIV e, a proposito, la sua radio, la Radio Vaticana, compie 95 anni un giorno prima, il 12 febbraio. La sfida ha detto tra l’altro il Papa «non è tecnologica ma antropologica. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi». E come dice un azzeccato slogan della Giornata 2026, AI is a tool, not a voice: l’Intelligenza artificiale è uno strumento non una voce. Ecco il primato della voce, la vera differenza tra una radio qualunque e quella che ognuno di noi riconosce perché tutti abbiamo le nostre voci, quelle di una volta e quelle di oggi con i loro accenti e le loro imperfezioni naturali che ce le rendono familiari. Permettiamoci di dare un consiglio a chi si occupa di radio: lavorate sulla voce, quella vostra, unica e irripetibile che noi ascoltatori cerchiamo perché è proprio lei e non una macchina.


 

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