domenica 25 aprile 2021

ALIMENTAZIONE

VITAMINA D: GLI INTEGRATORI PROTEGGONO DALLE INFEZIONE RESPIRATORIE

di Maria Elena Perrero (fonte Gazzetta dello Sport)
 

Una supplementazione di vitamina D, attraverso integratori, protegge dalle infezioni respiratorie acute: quanto emerge da un’importante metanalisi pubblicata dalla rivista scientifica Lancet conferma uno dei molti benefici di questa vitamina-ormone la cui produzione è legata all’esposizione solare. Già in diversi studi condotti in questi ultimi, difficili, mesi la carenza di vitamina D era stata associata ad una infezione respiratoria particolare, il Covid scatenato dal coronavirus Sars-CoV-2: nei malati ospedalizzati erano state non di rado riscontrate carenze di questa vitamina. “In questo studio non si parla di Covid, bensì di infezioni respiratorie“, premette il professor Andrea Giustina, primario di Endocrinologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ordinario e Direttore della Scuola di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università Vita-Salute San Raffaele e presidente della European Society of Endocrinology. Ma è pur vero che il Covid è una infezione respiratoria…

VITAMINA D, INFEZIONI RESPIRATORIE E COVID - Come agisce la vitamina D nelle infezioni respiratorie? “I meccanismi sono sostanzialmente due: da una parte in caso di carenze di vitamina D si ha una ridotta risposta immunitaria soprattutto a livello locale, di cellule polmonari, in cui vengono meno quei meccanismi di risposta all’infiammazione e all’infezione a causa di una scarsa trasmissione del messaggio di allerta al sistema immunitario che sta subendo l’infezione”, spiega il professor Giustina. “Dall’altra parte va ricordato che la vitamina D è fondamentale nel regolare la produzione di alcune citochine come l’interleuchina 6, che tra l’altro ha un ruolo proprio nel Covid. In caso di ipovitaminosi D si ha una risposta citochinica esagerata all’infiammazione, anch’essa tipica del Covid: parlo della cosiddetta tempesta citochinica che vede protagoniste citochine sulle quali, appunto, la vitamina D ha un ruolo di modulazione”.

I RISCHI DI UNA CARENZA DI VITAMINA D - Di conseguenza è lecito ipotizzare che una ipovitaminosi D non abbia conseguenze solo a livello di infezioni respiratorie acute in generale, ma anche a livello di Covid? “Come abbiamo appena detto, da una parte la ridotta capacità di difesa dalle infezioni e dall’altra il diminuito controllo nella produzione citochinica fanno sì che una carenza di vitamina D sia particolarmente pericolosa. Non stupisce che gli studi disponibili ad oggi in letteratura evidenzino come una supplementazione di vitamina D sia un elemento protettivo rispetto al rischio di infezioni respiratorie”, aggiunge il professor Giustina.

INTEGRATORI DI VITAMINA D: BENEFICI E RISCHI - Premesso che la vitamina D non salva dal Covid, né dal contagio né dalla malattia, anche questa importante metanalisi evidenzia i benefici a livello protettivo di supplementazioni con integratori di questa vitamina-ormone. Sarebbe quindi bene assumere degli integratori in via preventiva? “Da questo studio emerge chiaramente che supplementazioni di vitamina D riducono il rischio di infezioni respiratorie acute. E questo lo si vede con maggior evidenza perché il gruppo di controllo era stato trattato con placebo e non ha avuto gli stessi risultati. Va comunque detto che l’effetto protettivo non è imponente, anche se statisticamente significativo. E questo con dosi non particolarmente alte di vitamina D. Ricordo che il Regno Unito, che sta uscendo dalle fasi peggiori della pandemia, ha sconfitto il coronavirus Sars-CoV-2 non solo con una decisa campagna di vaccinazione, ma anche somministrando, ad inizio anno, supplementazioni di vitamina D a tutti i soggetti a rischio. E’ un esempio che andrebbe guardato con attenzione. In una situazione come quella che stiamo vivendo potrebbe essere utile andare a integrare l’apporto di vitamina D nei soggetti a rischio anche senza necessità di esami del sangue per accertarne i livelli, soprattutto in un Paese ad alta prevalenza di ipovitaminosi D come il nostro anche perché la metanalisi di Lancet non evidenzia particolari differenze di efficacia del supplemento in base ai livelli circolanti di vitamina D. Questo anche in considerazione del basso rischio di effetti collaterali seri (non differente dal placebo) che anche la metanalisi conferma e a noi già noto soprattutto per la somministrazione del precursore della vitamina D cioè il colecalciferolo. Abbiamo sentito spesso parlare del fatto che i benefici di alcuni vaccini superano i rischi: nel caso delle integrazioni di vitamina D si potrebbe dire lo stesso”, suggerisce il professor Giustina.

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