martedì 11 maggio 2021

INTERVISTA A FEDERICA BRIGNONE

"IL SURF COME LO SCI"

di Francesco Sessa (fonte Gazzetta dello Sport)

Non solo sci. Federica Brignone ha una passione sconfinata anche per il surf e per l’acqua: ne è una prova è il suo progetto di sostenibilità ambientale “Traiettorie Liquide”, a favore della salvaguardia del mare . Abbiamo incontrato Federica, con il Noberasco Team Plus, ad Alaia Bay , dove sorge la nuova onda artificiale nel comprensorio di Crans Montana.

Qual è il tuo rapporto con il surf?

“In famiglia siamo appassionati di sport d'acqua, da bambini abbiamo passato tanto tempo al mare. Oltre che in montagna, ovviamente. Spesso andavamo in Sardegna e metà della mia famiglia è di Savona: ho sempre avuto un forte contatto con l’acqua, mi ha sempre attirato. Poi circa dieci anni fa sono andata in vacanza in Costa Rica: c'erano le onde e ho provato. Il mio errore è stato non prendere una lezione: non ho imparato nella maniera corretta, ho problemi con il take-off che mi porto ancora dietro. Cerco tutti gli anni di fare una vacanza legata surf, ma facendolo circa 10 giorni all’anno è come se ripartissi sempre da zero...”

Il posto più bello in cui sei stata per fare surf?

“Il Nicaragua: stacchi completamente dal mondo. Ma sono stata in tanti posti belli, come Fuerteventura: temperatura ideale, luce fino alle 9 di sera. O penso all'Indonesia , fantastica anche per il cibo e il contesto. Ma considerando solamente il surf vero e proprio, per quello che ho visto nulla è come il Nicaragua”.

Quindi: mare o montagna?

“Sarebbe troppo facile dire d'estate il mare e d'inverno la montagna… Ma la montagna mi piace anche d'estate. Per me il massimo sarebbe fare surf nelle mezze stagioni e vivere in montagna d'inverno e d'estate, ma chiaramente con lo sci è impossibile: uno degli obiettivi dopo la carriera è imparare a surfare bene, così da poter viaggiare per il surf ma non solo per pochi giorni all'anno”.

Si può paragonare l’adrenalina sugli sci con quella sul surf?

“Sono mondi diversi, ma in entrambi c'è un forte contatto con la natura. Nello sci bisogna sempre adattarsi: quando fai una gara non hai provato il tracciato. E lo stesso vale con il surf e l’onda. Anche sulla tavola c’è un’adrenalina pazzesca: l’altro giorno, dopo aver preso un’onda bellissima, ero emozionata. Avevo il cuore in gola”.

Un ricordo indelebile legato al surf?

“In Nicaragua ho preso un'onda per 30 secondi: dopo tremavo. Il surf mi mette una paura con cui combatto continuamente. Lo considero uno sport innaturale, così come è innaturale prendere pendenze incredibili con gli sci ai piedi”.

Che cos’è per te il surf?

“Per ora lo considero più uno stacco, ma quando ne ho la possibilità lo vivo intensamente: sto in acqua ore, finché non ce la faccio più a sollevare le braccia. Stare in acqua mi piace, ma non solo: spesso mi fermo ore in spiaggia a guardare i surfisti bravi. In questi dieci anni penso di aver soprattutto osservato, per capire come comportarmi in acqua e come non essere un pericolo, per me e per gli altri”.

C’è qualcosa che, da sciatrice, non ti piace del surf?

“Nel surf, il più bravo prende più onde: si mette nel posto giusto, sa dove stare e per gli altri c’è poco da fare. E poi ci sono alcuni posti in cui il localismo è molto forte”.

Che tavola usi?

“Facendo pochi giorni di surf all’anno, devo avere una tavola adatta per divertirmi. Uso una 6.4 con tanti litri: una short ma non estrema”.

Nel 2020 hai vinto la Coppa del Mondo Generale, unica donna in Italia: prima di te c’erano riusciti solo Thoeni, Gros e Tomba. C’è il rischio di non avere più motivazioni? Quanto sono importanti per andare avanti nello sport?

“Non mi sento di essere arrivata, penso di avere ancora delle cose da dimostrare e mi sembra di non aver ancora toccato il mio massimo sugli sci. È uno sport non ripetitivo: ogni giorno devi adattarti a qualcosa, penso di non aver mai fatto una curva uguale all'altra: si è sempre alla ricerca della curva perfetta, che però probabilmente non esiste. Anche nella stagione trionfale, ogni tanto mi sembrava di non aver sciato al mio massimo: c'è sempre una ricerca. Non esiste la manche perfetta ed è una cosa a cui uno sciatore è sempre alla ricerca. Come un surfista è sempre la ricerca dell'onda perfetta”.

I tuoi piani per i prossimi mesi?

“Ora inizio la preparazione atletica, che sarà il mio focus fino a fine agosto a parte qualche giorno sugli sci, sui ghiacciai. Poi da fine agosto andrò in Argentina e inizierò a sciare sempre. Il nostro sport è particolare perché per tanti mesi ci alleniamo solo atleticamente: è una disciplina talmente a impatto forte, anche sul fisico, che non si può sciare troppo”

Dal punto di vista fisico, hai difficoltà quando fai surf? Senti che ci sono dei muscoli che lavorano in modo diverso?

“Sulle gambe non ho problemi, sono movimenti a cui sono abituata: quando si fanno le curve sugli sci, arriva una forza eccentrica che è tre volte il nostro peso. Da quel punto di vista sono allenata. Ma invece soffro tantissimo su braccia e spalle: nello sci le usiamo intensamente ma molto poco, è un lavoro breve ma intenso. Per il resto le usiamo soprattutto come equilibrio. Nel surf sono coinvolte molto di più: il primo giorno dell’anno in cui faccio surf, dopo venti minuti sono distrutta”.


 

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