lunedì 3 maggio 2021

SEMBRAVA UNA MUMMIA COME LE ALTRE....

...MA NASCONDEVA UN SEGRETO

Una scoperta casuale fa nuova luce sulle usanze funebri egizie: una mummia ritrovata nel 1800 nelle tombe reali dell’Alto Egitto, che si pensava appartenesse a un prete, è in realtà è di una giovane donna, che al momento della sua morte era incita. Si tratta in assoluto del primo ritrovamento di una mummia in stato interessante. Una scoperta rivoluzionaria, eseguita dagli archeologi “Warsaw Mummy Project”. La mummia, ritrovata nel 1800 nelle tombe reali dell’Alto Egitto, era stata portata a Varsavia nel 1826 ed è attualmente esposta al Museo Nazionale di Varsavia.

La storia della mummia

Leggendo l’iscrizione sulla bara gli archeologi del “Warsaw Mummy Project” si aspettavano di trovare all’interno del sarcofago il corpo imbalsamato di un sacerdote maschio adulto. Ma le analisi ai raggi x e altri esperimenti hanno invece confermato che i resti umani erano di una donna morta in dolce attesa. Lo studio, pubblicato sul “Journal of Archaeological Science”, stima che la donna, al momento del decesso, avesse tra i 20 e i 30 anni e le dimensioni del cranio del bambino suggeriscono una gravidanza di 26-28 settimane. Inoltre, la qualità eccellente dell’imbalsamazione può retrodatare la sua esecuzione a un periodo precedente del primo secolo a. C., come ritenuto finora. Questo, unito al fatto che sono stati impiegati dei ai tessuti di pregio per avvolgere la mummia, suggerisce che si trattasse di una persona molto importante a Tebe. Lo scheletro del bambino, invece, non era ben conservato, per questo motivo non è stato possibile effettuare misurazioni di altre ossa. Le moderne tecniche di imaging, utilizzate dal gruppo di ricerca, hanno rivelato un’identità finora sconosciuta. Ciò che rende così affascinante questa scoperta, e che si sa ancora poco salute perinatale e dell’infanzia nell’antico Egitto. Wojciech Ejsmond, membro del team di scienziati polacchi, ha aggiunto che “tutto ciò apre la possibilità di un maggiore apprendimento sulla gravidanza e su come venissero trattate le complicazioni nei tempi antichi“. Gli esperti hanno ipotizzato che la scelta di lasciare il feto nel grembo della madre dipenda dal fatto che il bambino, non essendo ancora nato, venisse considerato ancora parte integrante del corpo di sua madre, e, dato che non aveva ancora ricevuto un nome, la sua vita ultraterrena avrebbe potuto continuare solo insieme alla donna. Insomma, una scoperta unica che ora apre nuove ipotesi su come venisse vissuta la gravidanza nell’Antico Egitto.

 

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