lunedì 14 giugno 2021

INTERVISTA A DOROTHEA WIERER

" ECCO I SEGRETI DEL MIO ALLENAMENTO"

di Michele Antonelli (fonte Gazzetta dello Sport)

Brividi di cristallo. Come le due Coppe del Mondo alzate al cielo nel 2019 e nel 2020. Cartoline, ma sul trionfo più bello Dorothea Wierer non tentenna: "L’oro mondiale nell’inseguimento ad Anterselva, la storia a casa mia. Superare il traguardo per prima, dove sei cresciuta, è inspiegabile". Vittorie di testa, di fatica. Costruite giorno dopo giorno. La stella azzurra del biathlon ha raccontato a Gazzetta Active cosa c’è dietro…

Da qualche settimana è finita la stagione. E ora?

"Aprile coincide con il mio periodo di vacanza, mi riposo dopo 11 mesi di lavoro continuo. A un certo punto il corpo e la mente hanno bisogno di relax".

Come funziona la preparazione di una biatleta?

"Inizia a maggio e comprende diverse discipline. Tra corsa in montagna, bici, palestra e skiroll facciamo tantissime ore di allenamento . Con il passare dei mesi inseriamo sempre più lavori per avere, a novembre, un’intensità tale da reggere le gare. È ovvio che una parte importante sia al poligono, si comincia con il tiro da fermo per insistere sulla posizione e nei primi tempi le sessioni sono separate. Poi la seduta si unisce alla parte atletica per migliorare la resistenza allo sforzo. Per noi è divertente, di sicuro non ci si annoia".

Il biathlon comprende tiro e sci di fondo. Come pesano le due discipline nell’allenamento?

"Il lavoro fisico incide più o meno per il 70%, il tiro per il 30%. In un anno si sparano 15.000 cartucce, quantificate equivalgono a 200-250 ore di allenamento. Per il fondo, si oscilla tra le 700 e le 800 ore".

Com’è la sua alimentazione?

"Di solito mi lascio andare d’estate e cerco di stare attenta quando si avvicina l’inizio della stagione. Amo i dolci e se capita di mangiare un po’ di cioccolata o di pasta in più non mi faccio problemi, togliersi qualche sfizio a tavola fa bene alla testa ".

Come si è avvicinata a questo sport?

"Ad Anterselva (in Trentino-Alto Adige, ndr) è una tradizione e abbiamo uno degli stadi migliori al mondo, è una cosa quasi naturale. Il biathlon insegna a rispettare le regole, a tenere duro e a fare gruppo, soprattutto se accompagna il percorso di crescita di un ragazzo".

Se non avesse fatto biathlon, che sport avrebbe scelto Dorothea Wierer?

"Credo nessuno, da adolescente ero molto pigra (ride, ndr). Non c’è un’altra disciplina in particolare a cui guardo, anche se mi piace andare in palestra e in bicicletta".

Com’è la vita da stella di uno sport poco diffuso?

"È bello far conoscere alla gente una disciplina grazie alle vittorie. Certo, non è il massimo andare in un locale e vedere che tutti osservano ciò che fai, ma in gara ho occhiali e cappellino e nel tempo libero sono vestita in un altro modo. A volte nessuno si accorge di me".

Tra i suoi segni distintivi il gareggiare truccata. Quanto è importante mantenere la propria femminilità per una sportiva?

"Negli ultimi anni c’è stato un passo avanti in questo senso, tante ragazze oggi curano di più l’aspetto estetico in gara. Poi dipende dalla persona, ma se un po’ di mascara aiuta a sentirsi a proprio agio che male c’è…".

Ha un rituale portafortuna?

"Non sono scaramantica, ma mi piace avere sempre lo zaino pronto già dalla sera prima della gara. È un modo per rilassarsi e affrontare la giornata con più tranquillità".

Consiglierebbe il biathlon a una ragazza?

"Sì, se ne ha la possibilità. Dipende da dove abita e poi c’è bisogno di avere impianti adeguati, penso al poligono o alle piste da skiroll. Negli ultimi anni in Italia sono però nate diverse strutture e sempre più ragazze hanno iniziato a praticarlo. È un dato positivo perché è uno sport che dà anche grande responsabilità, si maneggia un fucile e serve avere il porto d’armi".

 

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