sabato 12 giugno 2021

UFC LA NOTTE DI VETTORI

UN ITALIANO ALL'ASSALTO DELLA CINTURA

di Giulio Di Feo (fonte Gazzetta dello Sport)

La conferenza a Phoenix è finita in una gazzarra da osteria, tra un “È arrivato l’orco del Signore degli Anelli” e un “Guarda come c.... ti vesti”. In parte ci sta, i mind games sono all’ordine del giorno in uno sport come le Mixed Martial Arts in cui scalfire la mente dell’avversario è importante tanto quanto scalfirne la guardia. Ma stavolta sono andati ben sopra le righe: a poche ore dal match in cui Marvin Vettori da Mezzocorona sfiderà il campione Israel Adesanya per la cintura dei pesi medi Ufc (diretta su Dazn dalle 4 di stanotte), un normale rituale di questo sport - face to face più incontro con la stampa – è stato come toccare la spoletta di una lattina di Coca Cola che i due agitavano da tre anni .

LA PRIMA VOLTA—Da quando, cioé, Adesanya e Vettori si affrontarono per la prima volta, ironia della sorte proprio nella stessa arena in cui faranno il bis stanotte. Finì al termine di tre tiratissimi round con verdetto non unanime: due giudici per Israel, uno per Marvin. Vettori quel boccone non l’ha mai mandato giù, anche perché intanto la carriera dell’altro è lievitata alle stelle, è diventato campione, personaggio mediatico, faccia da sponsor, uomo copertina per videogames e riviste patinate. Lui invece si è fatto un anno di stop (squalifica per doping) ed è ripartito dal basso tra mille difficoltà e incidenti di percorso, centrando 5 vittorie di fila e guadagnandosi la rivincita. Con la consapevolezza di essere quello che ha messo più in difficoltà uno che “sta facendo quello che ha fatto McGregor”. Parole di Dana White, presidente di Ufc.

L’AVVERSARIO-  I due, insomma, non si vogliono bene e non hanno mai fatto nulla per nasconderlo, ma hype e insulti a parte Adesanya è un fighter unico, fortissimo, indecifrabile. Nato a Lagos e trapiantato in Nuova Zelanda, lungo e magro (Vettori gli cede 11 centimetri in altezza), ha praticato a livello agonistico anche boxe, kickboxing e breakdance e ha mutuato da tutti e tre uno stile inimitabile. Balla entrando sull’ottagono e balla quando combatte, ha una velocità di piedi e una reattività pazzesca, scansa i colpi come fa un matador con le corna del toro, vanta una varietà di calci da film. Ma non solo: Adesanya è freddo, ti legge, rischia ma sa incassare, è implacabile nel capire chi ha di fronte e sfruttare le sue azioni nel colpire di rimessa. Nei medi è imbattuto, viene però da una sconfitta: montando l’hype gli hanno dato un’occasione da titolo nei massimi leggeri, lui l’ha presa ma poi ha ceduto alla mole del campione polacco Blachowicz.

IL MATCH—Adesanya ti legge ma Vettori pure, e non potrebbe essere altrimenti per uno che quando non combatte è fior di scacchista. “The italian dream” durante la conferenza stampa ha mollato all’altro una stilettata fine, tecnica: “Negli ultimi tre anni lui è diventato più tagliente, vero, ma al suo bagaglio non ha aggiunto nulla”. Vettori invece ha aggiunto tanto, è un fighter diverso rispetto a tre anni fa e migliore sotto ogni punto di vista. Marvin vive da anni in California e si allena alla in un tempio come la Kings Mma. Pratica Jiu-Jitsu brasiliano coi migliori al mondo, il suo head coach è una leggenda come Rafael Cordeiro, quello che ha riportato Tyson sul ring in età da pensione. E lui stesso è una spugna sempre asciutta, un mostro di abnegazione che non molla mai.

LA STRATEGIA— Vettori sa che da sfidante è chiamato a fare qualcosa in più nel caso la palla della decisione passi di nuovo ai giudici (stavolta i round sono 5...), ma anche che ha contro uno che è come una big nel calcio: un errore e ti punisce. Sa che dovrà provare a portare Adesanya a terra, dove non si balla ma si lotta e dove per muscoli e tecnica ha più armi dell’avversario. Sa che dovrà evitare i tremendi calci alle gambe del nigeriano che hanno devastato due muscolari come Romero e Paulo Costa minandone alla lunga la mobilità, ma al contempo provare ad accorciare le distanze per farsi sentire e macchiare il gameplan dell’altro. Sa che sarà durissima, ma sa di avere chances. Sa che l’Italia in questo sport così in alto non l’ha mai portata nessuno, ma lui non si accontenta. Non si accontenta mai.

 

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