lunedì 5 luglio 2021

INTERVISTA A SILVIA TOVO

"NELLA VITA HO IMP'ARATO A NON MOLLARER MAI"

(fonte Tgcom)

Giovanissima, fin da piccola ha accarezzato l’idea di realizzare un progetto tutto suo: è Silvia Tovo, cofondatrice, insieme alle sue quattro sorelle, di Meracinque. 

Silvia, so che sei giovanissima, ma anche che hai idee molto chiare.

Ho trent’anni e sinceramente non ricordo cosa volessi fare da piccola, ma di certo ero affascinata dall’idea di fare qualcosa di mio. Non ho l’indole per lavorare per gli altri, sono uno spirito libero e credo fermamente nel progetto Meracinque.

 Meracinque è un nome particolare.

E’ qualcosa che appartiene alla nostra famiglia: “cinque”, perché siamo cinque sorelle e “Mera” perché tra noi ci chiamiamo “meraviglia”. Niente di più coinvolgente per identificare il nostro riso.

 L’amore per il riso arriva da lontano.

La nostra famiglia opera da generazioni nel settore. Mio papà è agronomo e ha deciso di tenere alcuni terreni coltivandoli a riso, un cereale che adora; peraltro, mio nonno Berto era un ottimo cuoco e il suo risotto assolutamente straordinario. Dopo aver fatto diverse esperienze di lavoro anche all’estero, un Natale di quattro anni fa io le mie sorelle ci siamo riunite e abbiamo deciso che era arrivato il momento di dedicarci al riso: non vogliamo coltivarlo e basta, desideriamo un riso di qualità, nutriente e ottenuto in maniera realmente sostenibile. In questo, siamo state aiutate dall’avere un padre visionario e lungimirante, che ha puntato sull’agricoltura 4.0.

So che utilizzate delle tecniche di coltivazione innovative: di cosa si tratta?

Il nostro obiettivo era quello di puntare a una qualità assoluta, con un grande focus sulla sostenibilità. Per essere realmente sostenibili nel settore agricolo, è necessario sposare tutte le best practice legate al concetto di agricoltura di precisione. Facciamo mappature dei suoli, analisi dei terreni, concimazione e semina a rateo variabili, monitoriamo con il satellite il benessere delle nostre piante, utilizziamo sensori e centraline meteo per ottenere dati utili per indirizzare le nostre azioni. Utilizziamo in esclusiva una tecnologia di origine giapponese, i microorganismi effettivi, dei batteri naturali che ci permettono di evitare fitosanitari per la lotta alle malattie e insetti. Per non impoverire i terreni e ridurre le emissioni di C02 facciamo minime lavorazioni, rotazioni dei terreni e cover crops. L’innovazione non è solo nel lato coltivazione, ma anche sulla trasformazione: essicchiamo il risone con un essiccatoio che funziona a GNL (Gas Naturale Liquefatto), che non inquina l’ambiente e non rilascia residui di idrocarburi sul riso. Piliamo il riso dopo un anno di stagionatura ed utilizziamo un laser ottico di precisione per eliminare il più possibile la percentuale di chicchi spezzati e aumentare ancor più la qualità della nostra offerta.

 La qualità del vostro riso è indiscussa.

E’ il nostro punto di forza: la qualità è percepita e percepibile, il nostro riso è sempre stato eccellente e apprezzatissimo soprattutto dagli chef, abituati a valutare la qualità dei prodotti: non a caso, il nostro mercato più importante è proprio quello della ristorazione. Stiamo comunque lavorando per essere presenti pure nella grande distribuzione organizzata, anche se già i consumatori possono trovare i prodotti online. La confezione del riso rispecchia la nostra anima green: sarà compostabile al 100%, l’involucro può essere smaltito nell’umido e in 90 giorni totalmente dissolto.

 Cinque sorelle molto unite: una bella famiglia.

Sì, siamo diverse, ma assolutamente legate tra noi: siamo compagne per la vita, nel bene e nel male. Io sono quella di mezzo, la più grande è Margherita, che ha 34 anni, poi c’è Benedetta e dopo di me Anna e infine Vittoria, che ha 24 anni. Per i miei genitori il fatto di essere tutte femmine è stata una benedizione, ci hanno sempre insegnato ad essere libere ed indipendenti.

La tua forza è frutto anche di una esperienza molto difficile vissuta in gioventù.

A diciotto anni mi è stato diagnosticato il linfoma di Hodgkin, un tumore al sistema linfatico, molto frequente nei ragazzi e ragazze intorno ai 20 anni. Ho seguito tutti i protocolli necessari, è stato impegnativo con parecchi imprevisti e momenti di incertezza e sconforto. Io però dentro di me sapevo che mi sarei salvata e non ho mai perso la mia indole positiva. Nonostante le difficoltà ero serena, non ho mai avuto paura: trovo ridicolo non parlare della morte e non mi vergogno affatto di raccontare quanto ho passato. Durante quel periodo il calore e l’affetto dei miei genitori e delle mie sorelle  è stato importantissimo. Sono esperienze che non dimentichi e che ti segnano per la vita: la cosa più importante è come si affrontano le difficoltà e io ho imparato a non mollare mai.

Tempo libero?

Non sto mai ferma, faccio sport tutti i giorni. Mi piace stare con gli amici, ascoltare musica, andare ai concerti quando è possibile. Inoltre, sono un po’ fashion addicted, adoro la moda e fare shopping: mi piacciono i gioielli, bracciali, orecchini, e poi ho sempre un aspetto curato grazie anche al make-up, al quale non rinuncio mai. Quanto alla vita sentimentale, sono troppo impegnata a lavorare e molto focalizzata su questo progetto, o forse non ho ancora trovato la persona giusta; in ogni caso, Benedetta si sposerà ad agosto, quindi un matrimonio in vista già c’è.

 

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