giovedì 16 giugno 2022

INTERVISTA A

BRUNA KAJIYA 

di Francesco Sessa (fonte Gazzetta dello Sport)

Freestyler nell'anima, Bruna Kajiya, per sua stessa ammissione. La brasiliana, nata il 25 febbraio 1987 a Vinhedo (San Paolo), è una tre volte campionessa del mondo nel kitesurf freestyle. Ma non si accontenta ed è sempre pronta a mettersi in gioco anche con il Big Air. Orgogliosamente brasiliana, ma con origini italiane che mostra con il sorriso. C'è un mondo dietro le manovre spettacolari di Kajiya: conosciamola meglio.

​Bruna, partiamo dal presente: quali sono i tuoi programmi di questi giorni?

​​"Il 19 giugno abbiamo la tappa del Big Air a Barcellona, sono qui da diversi giorni così posso prepararmi al meglio".

​Fai sia freestyle sia Big Air, ma hai una chiara preferenza.

"Nel cuore sono una freestyler, ma faccio Big Air perché è divertente e lo considero un completamento. Ma mentre nel freestyle partecipo a tutti gli eventi, nel Big Air gareggio solamente in qualche occasione".​

Quindi freestyle e Big Air non si svolgono negli stessi eventi.

"No, perché sono necessarie condizioni diverse: per il Big Air serve un uragano di vento!".

Perché preferisci il freestyle?

"Perché è il cuore di questa disciplina, è il kitesurf delle origini. È più difficile, hai bisogno di grande determinazione e questa cosa mi piace, mi piace il duro lavoro. E amo i trick del freestyle".​

Come ti prepari fisicamente per rendere al meglio?

​"Mi alleno molto, vado in palestra ogni giorno: c’è una grande impatto in acqua. A maggior ragione nel frestyle, visto che usiamo gli stivaletti, il che limita diverse parti del corpo. Quindi devo andare in palestra ogni giorno per rendere il mio corpo più forte. Qualche kitesurfer potrebbe dire che questo sport è un hobby e che basta entrare in acqua, ma non è così".

​​Fai surf?

​"Ovviamente: lo adoro".

​​Perché?

​​"Ho iniziato a fare surf prima del kite… È stato il primo sport d’acqua che ho fatto, sono cresciuta sull’oceano quindi ho questa forte connessione con il mare: mi piace muovermi con l’oceano, sentire le onde sotto di me. È qualcosa di genuino e puro".

Come spieghi la forza del movimento brasiliano?

​"Molti pensano che abbiamo grandi surfisti perché abbiamo ottime onde, ma in realtà se guardi intorno ti rendi conto che non sono così buone: se vai in Australia ci sono onde migliori. Penso che sia una cosa che riguarda lo spirito dei brasiliani: abbiamo una grande passione e forza, perché cresciamo in situazioni non semplici. Questo ti dà determinazione e passione in quello che fai. Questo ci rende delle grandi personalità dello sport".

​Hai origini italiane.

​"Amo il vostro Paese, la scorsa estate sono stata un mese in Sicilia: ho fatto kitesurf, mangiato bene e incontrato persone molto calorose".

​​Il kitesurf è sbarcato in Qatar: può essere una nuova meta di primo piano?

​"Per me può essere la numero uno: ci sono tanti buoni spot in giro per il mondo, ma Fuwairit ha caratteristiche uniche. C’è un ottimo vento, un vento caldo, non fa freddo in acqua e dunque non c’è bisogno di una muta. La presenza della sabbia rende inoltre l’acqua molto piatta, che noi amiamo: è come un lago, è una condizione perfetta. Il Qatar garantisce una stagione lunga, da sei mesi o anche di più. E poi spesso capita di trovare un posto così in mezzo al nulla, con tanti aerei da prendere e ore in macchina. Invece arrivare a Doha è più immediato: ci ho messo sei ore da Barcellona e dall'aeroporto alla spiaggia ci vuole poco".

 

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