venerdì 16 settembre 2022

DEMENZA SENILE

LE DUE ABITUDINI QUOTIDIANE CHE LA PREVENGONO

di Eugenio Spagnuolo (fonte Gazzetta dello Sport)

Secondo previsioni dell’OMS, entro il 2030, 75 milioni di persone nel mondo dovranno fare i conti con una malattia neurodegenerativa. In Italia, dove il tasso di invecchiamento della popolazione è tra i più alti al mondo, il problema è particolarmente sentito e già oggi la demenza senile riguarda 1,2 milioni di persone (di cui il 60% colpite dall’Alzheimer). Lontani (per ora) dal trovare una cura definitiva, ai medici non resta che la prevenzione. Ma la buona notizia è che le forme di demenza senile, secondo due studi recenti, si possono prevenire anche attraverso piccole abitudini quotidiane… 

ALZHEIMER E FILO INTERDENTALE—Il primo studio, pubblicato qualche giorno fa sul Journal of American Geriatrics Society, ha trovato una correlazione tra l’igiene dentale e l’Alzheimer: secondo i ricercatori, chi ha seri problemi di salute orale ha il 23% in più di probabilità di sviluppare una forma di declino cognitivo, con conseguente perdita della memoria. Il consiglio è dunque quello di non trascurare la pulizia quotidiana dei denti e usare il filo interdentale. Una piccola, sana, abitudine da mantenere soprattutto durante la mezza età. Lavarsi i denti e fare frequenti visite dal dentista per una pulizia approfondita, a quanto scrivono i ricercatori, è il modo migliore per tenere lontane le malattie gengivali, che già studi precedenti hanno collegato al diabete e alle malattie cardiovascolari. Il nemico in questo caso è l’infiammazione cronica delle gengive, che immettendo sostanze infiammatorie nel sangue uccide i neuroni e fa aumentare il rischio di declino cognitivo (23%) e di demenza (13%). "L'infiammazione sistemica - afferma lo studio - di per sé è un determinante indipendente del deterioramento cognitivo e si collega a vari fattori di rischio tra cui diabete, ipertensione e colesterolo e anche all'invecchiamento e al deterioramento cognitivo”.

DEMENZA SENILE E ESERCIZIO FISICO—  Un altro studio sottolinea l’importanza dell’attività fisica per chi vuole mantenere una robusta capacità cognitiva anche in vecchiaia. Per fortuna, anche chi non ha praticato sport da giovane, può avvantaggiarsene: una corretta routine di esercizi aiuta a mantenere giovane il cervello a prescindere dall’età. Gli scienziati della UC San Francisco hanno infatti scoperto che il cervello degli anziani fisicamente attivi possiede una proteina che migliora le connessioni tra i neuroni e aiuta a mantenere una cognizione sana. "Preservare l'integrità di queste connessioni tra i neuroni è vitale per respingere la demenza, dal momento che la sinapsi è davvero il luogo in cui avviene la cognizione. E l’attività fisica, uno strumento  disponibile a tutti, può potenziare il suo funzionamento”, afferma Kaitlin Casaletto, assistente professore di neurologia. Il team di ricerca ha analizzato i dati su alcuni gruppi di anziani forniti dal Memory and Aging Project della Rush University di Chicago. I risultati hanno rivelato che chi praticava attività fisica (anche leggera) mostrava livelli più elevati delle proteine che rendono possibile lo scambio di informazioni tra i neuroni. Non solo. Secondo i ricercatori gli effetti benefici dell’attività fisica da anziani si estendono ben oltre l'ippocampo, l’area del cervello deputata alla memoria, e influiscono anche su le regioni associate alla funzione cognitiva. “Può darsi che l'attività fisica eserciti un effetto di sostegno generale, stimolando la funzione sana delle proteine che facilitano la trasmissione sinaptica in tutto il cervello”, chiosa William Honer, docente di psichiatria presso l'Università della British Columbia. 

 

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