domenica 27 novembre 2022

FASCITE PLANTARE

SINTOMI CAUSE E RIMEDI 

Di Roberto De Filippis

Oltre a pregiudicare le performance e a impedire di allenarsi come si vorrebbe, la fascite plantare può colpire anche le persone che non praticano sport. In ogni caso, questo problema non va mai preso sotto gamba, perché altrimenti si rischia non solo di essere vittima di un dolore molto intenso, ma anche di camminare con difficoltà, con effetti negativi in ogni ambito della vita.

DUE TIPI DI FASCITE PLANTARE—  Con fascite plantare si intende l’infiammazione, appunto, della fascia plantare. Si tratta di una struttura che si trova al di sotto del piede e costituita da tessuto fibroso. Ha una forma simile a un triangolo, con il vertice situato all’altezza del calcagno (appena verso l’interno) e la base all’inizio delle dita. La fascia plantare è sollecitata soprattutto quando si cammina e quando si corre. “Esistono due tipi di fascite plantare: quella inserzionale, in cui l’infiammazione e il dolore sono localizzati in corrispondenza del tallone, e quella diffusa, che interessa l’arcata plantare nella sua totalità” spiega il dottor Umberto Alfieri Montrasio, responsabile dell’Unità Specialistica Piede e Caviglia dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano.

FASCITE PLANTARE: CAUSE—  Sono diverse le ragioni che possono portare alla comparsa della fascite plantare. A volte dipende da un’eccessiva sollecitazione dei piedi, da uno stress eccessivo durante gli allenamenti o dall’usura della scarpa sportiva, altre volte da un appoggio scorretto, caratteristico per esempio di chi ha il piede cavo o piatto-pronato. In altri casi a scatenare il problema è il sovrappeso, che stressa la fascia plantare. “L’infiammazione di questa parte del piede può essere favorita dal frequente uso di scarpe con tacchi alti alternato a quello di scarpe troppo basse, come le ballerine e i mocassini. L’ideale sarebbe indossare calzature che ammortizzano il contatto con il suolo, come quelle da ginnastica o con un minimo di tacco, di almeno 1,5 centimetri. Se si ha il piede piatto o cavo servono però scarpe specifiche, che contribuiscono a migliorare l’appoggio” raccomanda il dottor Alfieri Montrasio.

FASCITE PLANTARE: SINTOMI E RIMEDI—  Il sintomo tipico della fascite plantare è il dolore, che è più intenso appena svegli e tende a ridursi dopo aver fatto qualche passo. I fastidi tendono inoltre a presentarsi dopo che si rimane a lungo immobili, come quando si sta per ore davanti al computer. Chi soffre di fascite plantare dovrebbe ridurre lo stress a cui è sottoposta la fascia. Bisognerebbe innanzitutto rinunciare ad allenarsi o modificare il tipo di allenamento, preferendo attività motorie con piede in scarico, come il nuoto o il ciclismo. Al riposo andrebbe associato l’uso di una borsa del ghiaccio, da applicare sulla zona dolente più volte al giorno. “Se l’intensità del dolore è elevata si può prendere un antinfiammatorio. L’utilizzo di questi farmaci non deve però essere prolungato” sottolinea il dottor Alfieri Montrasio. Anche esercizi di stretching possono essere d’aiuto. “Per esempio, è utile far roteare sotto la pianta del piede una bottiglietta di plastica da mezzo litro piena d’acqua tiepida” prosegue l’esperto.

ONDE D'URTO—  In presenza di fascite plantare, per avere meno fastidio quando si cammina si può far ricorso a una talloniera, che ammortizza gli impatti con il suolo. “Se però si ha il piede piatto o cavo, al posto della talloniera va usato uno specifico plantare, lungo quanto l’intero piede, così da favorire un corretto appoggio” consiglia il dottor Alfieri Montrasio. Per il loro effetto antidolorifico e antinfiammatorio, contribuiscono ad attenuare il dolore anche le onde d’urto focalizzate, i cui benefici si osservano a medio-lungo termine. In qualche caso, per curare la fascite plantare possono essere prescritte infiltrazioni a base di cortisonici, antinfiammatori o anestetici. “Ultimamente, si ricorre sempre più spesso a infiltrazioni di acido ialuronico e PRP, cioè plasma ricco in piastrine: si ricava dal sangue prelevato dalla stessa persona, a cui viene reiniettato dopo esser stato lavorato in laboratorio” afferma il dottor Alfieri Montrasio. Infine, è molto raro che per curare la fascite plantare sia necessario intervenire chirurgicamente.


 

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