mercoledì 9 novembre 2022

SCUOLA

UN GIOVANE SU OTTO ABBANDONA LA SCUOLA PRIMA DELLA MATURITÀ. BARATRO AL SUD 

La scuola oggi è una scuola “classista” ha recentemente dichiarato il neo ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, indicando le motivazioni che hanno portato al nuovo nome del dicastero. Secondo il nuovo numero uno di Viale Trastevere, quella di oggi “non è una scuola dell’eguaglianza perché non è una scuola del merito”

. E ha tirato in ballo uno dei mali che più di altri affliggono i giovani italiani, quello della dispersione scolastica. Con il solito divario tra Nord e Sud che, sebbene non sia una novità, assume proporzioni preoccupanti. Gli ultimi dati ci dicono che nel nostro Paese il 12,7% degli studenti in età per conseguirlo non arriva al diploma. Un dato che sfiora il 20% se consideriamo anche la dispersione implicita: il fenomeno rilevato da INVALSI che considera chi, pur con il diploma in mano, non ha acquisito le competenze minime richieste alla fine di tredici anni di scuola.

In Italia più di uno studente su dieci lascia la scuola prima del diploma, in Sicilia il dato raddoppia - È Skuola.net a spiegare nel dettaglio la portata del problema, partendo dalla dispersione comunemente detta “esplicita”. La quota, cioè, di alunni che lasciano la scuola senza ottenere il diploma del secondo ciclo di istruzione, inserendosi nel mondo del lavoro (quando lo fanno) con un titolo di studio che non permette loro di avere adeguate opportunità.

Secondo Eurostat nel 2021, come detto, in Italia il 12,7% dei giovani tra i 18 e i 24 anni aveva la sola licenza media. Peggio di noi, in Europa, solo Romania (al 15,3%) e Spagna (13,3%). Il dato già di per sé è allarmante, perché andando oltre le comparazioni con gli altri Paesi europei, riguarda più di 1 giovane su 10 della nostra nazione. Ma appare ancora più inquietante se si va ad osservare il dettaglio regionale (dati Istat). In ben sette Regioni italiane la quota supera la media italiana: Sicilia, Puglia, Campania, Valle d’Aosta, Calabria, Sardegna, Liguria. Non sorprende, purtroppo, che in ben cinque casi si tratti di territori meridionali.

In Sicilia il dato sulla dispersione scolastica è addirittura quasi al doppio rispetto al valore-Paese e nel 2021 raggiunge il 21,2%. In Puglia arriva al 17,6%, in Campania al 16,4%. Scende invece sotto al 15% in Valle d’Aosta (14,1%), Calabria (14%), Sardegna (13,2%) e Liguria (12,9%), ma di certo questo non consola. E nonrinfranca neanche il fatto che le altre tredici Regioni presentano cifre dal 12% in giù. Perché quella dove il fenomeno è meno marcato, il Molise, presenta comunque il 7,6% di abbandoni. Una percentuale più alta, ad esempio, della dispersione complessiva presente in Croazia (2,3%), in Grecia (3,2%), in Irlanda (3,3%), nei Paesi Bassi o in Lituania (entrambi 5,3%), in Portogallo o in Polonia (tutt’e due 5,9%), Repubblica Ceca (6,4), in Belgio (6,7%) o in Lettonia (7,3%).

Dispersione implicita, 1 maturando su 10 non ha le competenze di base. Divario tra Nord e Sud Italia confermato anche dall’INVALSI. Parlando della dispersione implicita il discorso non si fa più confortante. Perché se è vero che i dispersi “impliciti”, sulla carta, sono a un passo dal diploma, nella realtà le loro competenze sono pari a quelle di chi non ha proseguito la propria formazione dopo la terza media. La questione è emersa dopo le prime rilevazioni INVALSI di quinta superiore, risalenti all’anno scolastico 2018/19: gli esiti mostravano che una parte di alunni, arrivati ormai alla fine del loro percorso scolastico, non avevano raggiunto in matematica, italiano e inglese le nozioni di base che avrebbero dovuto ottenere frequentando regolarmente la scuola durante gli ultimi cinque anni. Quella volta gli studenti implicitamente “dispersi” si fermarono al 7,5%.

Dopo gli anni della pandemia, nel 2021, la situazione si è fatta ancora più grave: la percentuale della dispersione scolastica implicita ha raggiunto il 9,8%, e in alcune regioni del Meridione ha superato ampiamente valori a due cifre (Calabria 21,8%, Campania 19,9%, Sicilia 16,5%, Puglia 16,6%, Sardegna 18%, Basilicata 13,5%, Abruzzo 11,4%). Nel 2022 si trattava del 9,7% degli alunni di quinta superiore, con miglioramenti rilevanti in Puglia e Calabria, seppur non tali da evitare di rientrare tra le regioni dove il dato è più alto, cioè Campania (19,8%), Sardegna (18,7%), Calabria (18,0%), Sicilia (16,0%), Basilicata (12,8%), Puglia (12,2%), Abruzzo (10,8%), Lazio (10,7%).

Dal PNRR 1,5 miliardi contro la dispersione scolastica - Un quadro, questo, che rimarca ancora una volta come, soprattutto nel Sud del nostro Paese, per la scuola (e non solo) sia più difficile dare a tutti le stesse possibilità. Che il governo del merito possa cambiare davvero le cose? Saranno i dati a dircelo. Nel frattempo, il PNRR ha previsto un piano da 1,5 miliardi contro la dispersione scolastica e le povertà educative e per superare i divari territoriali. Dopo una prima fase dedicata all’edilizia scolastica e agli Avvisi per gli Enti locali, a giugno 2022 è entrata nella seconda, quella dedicata alle scuole, con fondi che arriveranno direttamente agli Istituti scolastici per migliorare i risultati negli apprendimenti di studentesse e studenti. Il finanziamento, diviso in tre tranche, stanzia risorse fino al 2026. Ed è sicuramente un inizio.

La scuola è classista: non è un’opinione ma un fatto - “Purtroppo la scuola italiana è classista e non si tratta di un’opinione del ministro Valditara ma di un fatto documentato dall’INVALSI attraverso le sue rilevazioni. Infatti l’istituto fa notare che la scuola non riesce a ridurre lo svantaggio medio nei risultati degli studenti provenienti da famiglie in cui il titolo di studio più alto posseduto è la licenza media rispetto a quelle in cui almeno un genitore è laureato. E anche nella classifica della dispersione scolastica c’è una inquietante correlazione tra il PIL pro capite regionale e il tasso di abbandono: la Sicilia ad esempio è anche una delle regioni fanalino di coda in questa classifica. Certo la dispersione scolastica è migliorata negli ultimi anni: dieci anni fa il dato nazionale si attestava intorno al 17%. Ma non è che ci sia poi troppo da festeggiare quando ci sono paesi che in Europa hanno già raggiunto l’obiettivo del 2030, ovvero scendere sotto la soglia del 9%”. Così commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net.

 

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