giovedì 11 gennaio 2024

BIAGIO ANTONACCI “LIBERTÀ E’ CAMBIARE”

IN USCITA NUOVO ALBUM 

(fonte Tgcom)

Cinque anni dopo l'ultimo lavoro di inediti Biagio Antonacci torna con "L'inizio". Si intitola così il nuovo album del cantautore milanese che attraverso 15 canzoni scritte nell'arco degli ultimi quattro anni riflette su temi importanti quali la complessità del mondo che ci circonda, le contraddizioni insite nel cambiamento, sulle relazioni che ogni giorno costruiamo e curiamo, sull’egoismo e sull’amore, sulle dipendenze emotive, sulle società sempre più connesse ma al contempo sempre più sole e sul tempo passato, presente e futuro. 

"Siamo sempre condizionati dalla paura di cambiare, anche per timore del giudizio degli altri - dice Biagio a Tgcom24 -. Perché siamo in uno status noi, dove abbiamo tutte le informazioni che sono chiare. Invece dovremmo vivere ogni giorno come un nuovo inizio, dovrebbe essere la nostra battaglia: l'inizio è la sopravvivenza per un uomo intelligente, un uomo che ha coraggio di cambiare, di non stare in uno schema, abbandonare lo status, livellare un po' l'ego che abbiamo tutti nella nostra testa".

 Per Biagio Antonacci "L'inizio" rappresenta un punto di svolta e anche un nuova visione della propria vita. Ultimo album di un contratto con l'etichetta Sony, apre un futuro in cui il cantautore milanese si vede sempre più indipendente e libero nelle scelte. "Oggi fare musica per me è veramente un dono, un regalo, è tornato a essere un hobby - dice in un incontro dai toni rilassati proprio negli uffici della Sony -. In futuro ci saranno delle pubblicazioni da indipendente, penso a singoli un po' come negli anni 60. E i concerti saranno degli incontri con i miei fan. Ci saranno anche nuovi spettatori ma lo zoccolo duro sarà grande, composto da quelli che verranno a vedermi perché cantavano queste canzoni e vorrebbero cantarle sempre".

Biagio e l'incontro con Giorgio Poi Ma intanto c'è questo nuovo album. Un lavoro importante che paradossalmente ha trovato il suo punto di caduta nell'unico brano non scritto da Antonacci, ma da Giorgio Poi, proprio la canzone che dà il titolo al lavoro. "Facevamo spesso colazione insieme anche se io non lo conoscevo benissimo. Parlavamo, lui era molto assetato dalla storia di Bologna, la vita che ho vissuto io, gli incontri con Lucio Dalla - ricorda Biagio -. E in quel periodo avevo scoperto che aspettavo un figlio, da pochi mesi, e ne parlai con lui che vedeva questa cosa come una cosa enorme, da cui era un po' spaventato. E io gli dissi che secondo me dovremmo vivere ogni giorno di un inizio nuovo, l'inizio dovrebbe essere il nostro cavallo di battaglia, è la sopravvivenza per un uomo intelligente, un uomo che ha coraggio di cambiare, di non stare in uno schema". Parole che in Giorgio Poi lasciano il segno, tanto che dopo pochi giorni contatta Biagio dicendogli di aver scritto due versi per lui, una strofa e un ritornello. "E' venuto nel mio studio e me l'ha cantata al piano. Mi è venuta la pelle d'oca - dice Antonacci -. Gli ho detto che mi stava facendo un regalo e l'ho convinto a finirla anche se lui voleva che fossi io a completare il pezzo. E ha rappresentato questo momento nella maniera migliore perché da vergine ha raccontato con sensibilità quello che poteva succedere a una persona che era in attesa di un bimbo, di una vita nuova. Quindi per questo abbiamo chiamato l'inizio".

I rimpianti del passato Se si guarda indietro Biagio ha qualche rimpianto. Sul tempo sprecato per prima cosa. "Uno dei miei rimpianti maggiori nella mia vita è quello che ho sempre vissuto pensando che domani si potessero fare le cose - confessa -. Pensavo a cose da fare e le rinviavo perché tanto le potevo fare 'domani'. E così sono passati gli anni. Alla fine guardi dietro il tempo e lo guardi con malinconia perché dici 'che scemo sono stato'. Ma questa cosa da adesso in poi non accadrà più". Un altro rimpianto arrivato con il tempo riguarda la considerazione che la sua musica ha avuto. "Soprattutto i primi anni, non sono mai stato considerato un vero cantautore, la poesia che mettevo nelle canzoni veniva ignorata - dice -. Per molti veniva prima il mio aspetto, io ero 'il bello' del posterino da mettere in camera. Però all'epoca godevo già del fatto che qualcuno venisse a vedermi. Non mi facevo le menate sul fatto di cosa scrivessero i giornalisti. A tratti mi sono anche sentito un sex symbol e il mio ego si nutriva di tutto questo. Così ho fatto l'errore di accontentarmi: lì ho sbagliato io, non ho approfondito il lato artistico come avrei potuto". 

"Anita", l'ultima delle donne di Biagio Nella sua carriera il cantautore milanese ha dedicato svariate canzoni a donne: Iris, Alessandra, Angela, Yvette. Ora si aggiunge "Anita". Ma chi sono queste donne? "Sono quelle che non hai mai avuto il piacere di avere, di vivere - spiega lui . Ognuna di loro aveva un fascino particolare, talmente particolare che erano irraggiungibili per me, che ero molto frenato dalla paura di cambiare. Nella vita conosci delle donne che non hai il coraggio di amare. Quindi queste donne sono le donne che ho ammirato". E l'ultima in ordine di tempo è "Anita", ovvero Anita Garibaldi. "Combattente madre, coraggiosa: una donna che oggi tutte le donne vorrebbero essere, finalmente dimostrare ai loro uomini che noi siamo Anita".

I progetti per il 2024, i giovani e i concerti Dopo il disco il percorso di Biagio è un cantiere aperto. Dopo il successo del tour nei palazzetti del 2022, non ha ancora in programma un tour e nemmeno ha idea di come potrebbe essere: "Non so se tornare nei palasport o riprendere quella cosa bellissima in teatro che avevo in programma a Milano nel 2021 e che saltò a causa del Covid (uno show stanziale, con 20 concerti al Teatro Carcano - ndr)". Però Biagio immagina anche un futuro più aperto, con eventi che possono essere organizzanti anche all'ultimo minuto. E da un punto di vista artistico guarda anche alle nuove generazioni. "Mi piacerebbe anche provare a seguire dei giovani che iniziano con questa nuova energia, questa nuova forza, senza invidia - afferma -, perché mi ricordo che quando uscimmo io, Luca Carboni, Eros Ramazzotti... quelli più grandi di noi avevano nei nostri confronti un atteggiamento di difesa, erano sempre un po' attenti a non farsi portar via il posto. Invece il posto non l'abbiamo portato via a nessuno, perché eravamo i loro figli".

 

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