lunedì 19 gennaio 2026

I PILASTRI DELLA LONGEVITÀ

SCOPRIAMOLI INSIEME

Mentre la Silicon Valley investe miliardi nella ricerca della formula dell'immortalità e i miliardari sperimentano tecniche di bio-hacking al limite della fantascienza, la scienza dell'invecchiamento suggerisce una strada molto meno esotica e (decisamente) più faticosa: le buone abitudini. 

L'ultimo, in ordine di tempo, a smontare l'entusiasmo per le soluzioni futuristiche è Eric Verdin, presidente del Buck Institute for Research on Aging in un'intervista a TIME. La sua tesi è che non serve attendere la scoperta del secolo per puntare al traguardo dei cent'anni. Ma la soluzione esiste già, ma paradossalmente è proprio la sua apparente banalità a renderla invisibile ai più. "La maggior parte delle persone oggi potrebbe aspettarsi di vivere fino a 95 anni in buona salute sulla base di ciò che sappiamo su questi quattro fattori", sostiene Verdin. Non si tratta di fortuna o di genetica privilegiata, ma dell'applicazione rigorosa di quattro pilastri fondamentali che spesso vengono liquidati come ovvietà: nutrizione, attività fisica, sonno e connessione sociale. 

UN ERRORE COMUNE—  La reazione comune di fronte a questo elenco è scetticismo misto a noia. Verdin lo sa bene: "La gente di solito pensa: oh, che noia. Lo so già. Mia nonna lo sapeva. Ma io direi: non così in fretta. Informatevi su cosa significhi davvero". L'errore comune non è la mancanza di conoscenza, ma la superficialità con cui si affrontano questi temi. Se dieta e movimento sono concetti ormai digeriti (almeno in teoria), il sonno e la vita sociale vengono spesso sacrificati sull'altare della produttività moderna. Eppure, l'isolamento e la mancanza di riposo agiscono come tossine potenti, accelerando il decadimento cellulare con la stessa efficacia del fumo o della sedentarietà.

Per spiegare il concetto, lo scienziato ricorre a un'analogia meccanica: immaginate due camion usciti dalla fabbrica nello stesso anno, il 1940. Uno è un ammasso di ruggine con il motore fuso, l'altro è perfetto, lucido ed efficiente. Entrambi hanno la stessa età cronologica, ma la loro "età biologica" è agli antipodi. La differenza non sta nell'anno di immatricolazione, ma nella qualità della manutenzione a cui sono stati sottoposti decennio dopo decennio. Ecco, noi siamo quei camion. E contrariamente a quanto spesso si crede per giustificare i propri acciacchi, il DNA non è una condanna inappellabile. Secondo Verdin, l'influenza della genetica sulla longevità è molto più ridotta rispetto all'impatto dello stile di vita, almeno fino al raggiungimento dei 95 anni. "Quando lo dico alle persone, non mi credono", ammette lo scienziato. E invece la ricerca suggerisce che oltre il 90 per cento della nostra salute in età avanzata dipenda dalle scelte quotidiane, non dal corredo genetico ereditato dai genitori. E se l'obiettivo è aggiungere vita agli anni, e non solo anni alla vita, non si scappa: la strategia si regge su quattro assi portanti. 

I QUATTRO PILASTRI DELLA LONGEVITÀ—  Il primo pilastro è l'esercizio fisico, che Verdin considera quanto di più vicino a un farmaco miracoloso. Non si tratta solo di bruciare calorie, ma di attivare una risposta sistemica che protegge l'organismo dal declino. L'attività fisica agisce direttamente sulla salute mitocondriale e sulla forza muscolare, prevenendo quella fragilità che spesso segna l'inizio della fine per gli anziani. Il secondo pilastro è la nutrizione, ma non intesa come una dieta punitiva a breve termine. Per Verdin, il punto cruciale è evitare l'eccesso costante di calorie e zuccheri che porta il metabolismo a "ingolfarsi", creando insulino-resistenza e infiammazione cronica. Il corpo umano è progettato per periodi di scarsità, non per l'abbondanza perenne dei supermercati moderni. Mangiare cibo vero ed evitare i prodotti ultra-processati è la forma più alta di rispetto per la biochimica del proprio "camion".

Gli ultimi due pilastri sono quelli più spesso trascurati: sonno e connessione sociale. Verdin sottolinea che il sonno non è un periodo di inattività passiva, ma una fase critica di riparazione. Durante la notte, il corpo esegue le pulizie profonde, eliminando le tossine accumulate nel cervello e riparando i danni cellulari; sacrificare il sonno significa impedire questa manutenzione essenziale. Infine, la socialità. L'isolamento non è solo un problema psicologico, ma un fattore di rischio biologico brutale. Essere soli o sentirsi soli attiva risposte di stress che, alla lunga, danneggiano il sistema immunitario e cardiovascolare. 

Ecco perché adottare questi quattro pilastri, anche in età adulta può cambiare la traiettoria della propria salute. Non serve diventare atleti olimpici o asceti da un giorno all'altro; l'approccio vincente, secondo l'esperto, è la gradualità. Iniziare a curare la "manutenzione" oggi significa garantirsi decenni di vita non solo più lunghi, ma vissuti pienamente.


 

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