Eterna giovinezza e fine del mondo. E’ l’angosciante ossimoro su cui poggia "Escaped Alone", ultima produzione della compagnia lacasadargilla (in scena dal 10 gennaio all’8 febbraio, in prima assoluta, al Piccolo Teatro Grassi di Milano), che riprende il testo della britannica Caryl Churchill, una delle più visionarie drammaturghe viventi.
In un giorno qualunque di un giardino inglese qualunque, tre vecchie amiche (Sally, Vi e Lena) inciampano sui propri ricordi, inzuppando pettegolezzi nel tè del pomeriggio, quando - improvvisamente, inaspettatamente - una loro conoscente (la signora Jarrett) sbuca da una siepe e si aggiunge alla compagnia. Il suo arrivo è rivelatore, smaschera le convenzioni, porta la cruda realtà nel salotto cotonato e finto delle lobotomizzate signore londinesi.
Su di loro, in questo tempo immaginario - in cui un enorme ledwall che sovrasta il giardino promette vita eterna e viaggi digitali -, incombe una catastrofe indefinibile e (proprio per questo) angosciante. Il contrasto fra la scena bucolica - con tanto di centrifughe allungavita alternate a colpi di cricket - e le previsioni di sventura portate in campo dalla signora (Cassandra) Jarrett genera smarrimento, apre un'altra partita. Il panico si diffonde sul palcoscenico, fra le protagoniste, forse ultime cavie di un mondo agli sgoccioli, o forse fantasmi di una civiltà già sepolta, in cui anche il dio digitale che prometteva vita eterna è stato travolto dall’apocalisse.
Escaped Alone è un incubo a occhi aperti, un fuggire di massa per schiantarsi da soli, un dramma pseudo fantascientifico, uno sguardo visionario sul presente e sul possibile destino degli esseri umani. Che Churchill immagina genericamente finiti, ormai prossimi all’addio, come – appunto – le sue quattro protagoniste anziane. La scelta dei registi italiani, Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, di affidarsi invece ad attrici bravissime (Alice Palazzi, Arianna Gaudio, Caterina Carpio e Tania Garribba) ma anagraficamente giovani, lascia qualche perplessità. Che non intacca, però, la potenza del messaggio di un’opera scritta dieci anni fa, eppure ogni giorno che passa più attuale.
