(fonte Tgcom)
Affrontar la vita con ottimismo e con spirito positivo rende più facili le cose, o almeno aiuta a viverle in modo meno negativo e ad alleggerire le difficoltà: è un dato di fatto che tutto noi abbiamo sperimentato e che anche la scienza ha confermato con numerosi studi.
Un atteggiamento sereno nei confronti della realtà può infatti aprirci a opportunità che invece tendono a sfuggire all’attenzione di chi tende al mugugno e alla scontentezza: chi si sente pessimista, tende a comportarsi da pessimista e questo spesso influenza per davvero ciò che avverrà successivamente. Anche chi vede tutto in rosa, però, non deve dimenticare qualche cautela: l’eccesso di ottimismo può portare a sottovalutare le situazioni, correndo rischi eccessivi. Ma in definitiva: ottimisti si nasce o si diventa? La verità, anche in questo caso, sta nel mezzo.
UN FAMOSO ESPERIMENTO – Il fatto che l’atteggiamento mentale ci renda più pronti a osservare la realtà e a cogliere le opportunità che questa offre è dimostrato da un celebre studio, realizzato dallo psicologo Richard Wiseman, autore del libro "The Luck Factor" (Il Fattore Fortuna). Lo studio consisteva nel dividere i partecipanti in due gruppi: coloro che si consideravano fortunati per natura e coloro che si ritenevano invece sfortunati. Ai due gruppi fu assegnato il compito di contare, entro un certo tempo, le fotografie contenute in una rivista. C’era però un “trucco”: a pagina 2, lo scienziato aveva fatto stampare un messaggio a mezza pagina con caratteri cubitali che diceva: "Smetti di contare, ci sono 43 fotografie in questo giornale". La maggior parte di persone che riuscì a vedere il messaggio, a cogliere l'aiuto inatteso e a concludere in pochi secondo l'esercizio, apparteneva al gruppo dei "fortunati", mentre gli altri impiegarono un certo numero di minuti per concludere il compito. Da qui la conferma alla tesi che la fortuna non sia un dono magico, ma un'attitudine mentale. Chi si sente fortunato e quindi guarda alla realtà con ottimismo e in modo più rilassato riesce a cogliere occasioni che altri, più tesi e focalizzati solo sulle difficoltà, finiscono per ignorare.
OTTIMISTI SI NASCE O SI DIVENTA? – La scienza ha cercato a lungo di rispondere a questa domanda e la risposta è: entrambe le cose. L’atteggiamento positivo o negativo nei confronti della realtà è un mix tra corredo genetico e allenamento mentale. Alcuni studi hanno osservato il comportamento dei gemelli omozigoti (che hanno cioè lo stesso patrimonio genetico), dimostrando che il carattere, e quindi l’approccio con cui ci si accosta alla realtà, dipende dal DNA per circa il 25-30%. Esiste infatti uno specifico gene, l’ OXTR, recettore dell'ossitocina, nota come ormone mone del benessere e del buon umore; gli studiosi si sono accorti che alcune varianti specifiche di questo gene sono associate a una maggiore autostima e ottimismo, oltre che a una migliore gestione dello stress. Avere il "gene dell'ottimismo" non garantisce però la felicità, così come non averlo non è una condanna al pessimismo: il gene determina la nostra predisposizione di base, ma l'ambiente in cui cresciamo e le abitudini mentali che sviluppiamo hanno il potere di "accendere" o "spegnere" l'espressione di questi tratti. Il 70% della nostra propensione al pensiero positivo deriva infatti da fattori ambientali e dalle nostre scelte: insomma, da quello che la psicologia chiama Ottimismo Appreso (Learned Optimism).
COME ALLENARCI ALL’OTTIMISMO – La nota psicologa sociale Sonja Lyubomirsky, docente (Distinguished Professor) presso l'Università della California, propone un piccolo vademecum per “allenare” alla positività i nostri atteggiamenti mentali, proprio come un atleta fa con i propri muscoli.
- Esercitare la gratitudine: tenere un diario della gratitudine o elencare ogni giorno tre cose per cui si è riconoscent. L’esercizio insegna a focalizzarsi sugli aspetti positivi della vita: si va dal godere di buona salute all’avere un buon lavoro, all’essere riusciti a prendersi un momento per sé.
- Visualizzare il miglior sé possibile: dedicare un po’ di tempo a immaginare e scrivere del proprio futuro in cui tutto è andato per il meglio stimola un atteggiamento proattivo e fiducioso.
- Non rimuginare (overthinking): pensare e ripensare eccessivamente a problemi o errori non è utile. Se qualcosa è andato storto, è meglio prenderne atto e poi pensare ad altro concentrandosi su soluzioni attive.
- Evitare il confronto con gli altri: ripetersi che gli altri sono fortunati e che stanno meglio di noi serve solo ad aumentare il disagio. Meglio ridurre questo tipo di confronti, specialmente sui social media, per non svalutare i propri successi e la propria vita.
- Atti di gentilezza: compiere atti di gentilezza casuali e disinteressati aumenta la percezione di benessere e positività. Lo ha dimostrato anche la scienza: fare del bene aiuta a sentirci bene a nostra volta e a coltivare l’ottimismo.
- Riformulare i pensieri negativi: i pensieri pessimisti si possono neutralizzare osservandoli da una prospettiva diversa. Il metodo si chiama Tecnica dell’ABC ed è stata ideata dallo psicologo comportamentale Albert Ellis: dopo aver analizzato un evento negativo e le sensazioni che ne derivano automaticamente, si prendono in esame le possibili conseguenze e la probabilità che si verifichi il peggior scenario possibile immaginato. In molti casi si scopre che preoccuparsi troppo è fuori luogo e che non vale la pena prendersela troppo: meglio lasciar correre.
- Coltivare le relazioni: investire tempo ed energie nel mantenere relazioni sociali positive e significative, condividendo interessi, momenti piacevoli ed esperienze positive.
- Fare sport: si ripete spesso che l’attività fisica libera endorfine e stimola il buon umore. Ebbene, si tratta di una grande verità. Una passeggiata nella natura, praticare uno sport che ci diverte, o un allenamento in palestra, magari con un corso di gruppo, sono un valido aiuto nell’interrompere la spirale dei pensieri negativi, migliorano la percezione del corpo e aiutano l’autostima.
