lunedì 9 marzo 2026

LA NATURA PUÒ FUNZIONARE COME MEDICINA

ECCO COSA SUCCEDE AL CERVELLO

(fonte Gazzetta dello Sport)

Passeggiare in un parco, concedersi una camminata in un bosco o più semplicemente osservare un paesaggio naturale può avere degli effetti benefici sul nostro cervello e sulla nostra salute in generale. Negli ultimi anni numerosi studi e ricerche hanno confermato come aumentare il tempo che trascorriamo a contatto con la natura possa farci vivere meglio e più a lungo, e non è un caso se sempre più persone decidono di praticare il cosiddetto forest bathing.

Uno degli studi più citati risale al 1984. I ricercatori scoprirono che i pazienti operati in un ospedale della Pennsylvania guarivano più rapidamente quando la loro stanza aveva una vista sugli alberi invece che su un muro di mattoni. I pazienti con vista sul verde trascorrevano meno tempo in ospedale, avevano bisogno di meno farmaci antidolorifici e ricevevano meno valutazioni negative dal personale sanitario.

Questa scoperta ha stimolato numerose ricerche successive e ha portato molti ospedali a ripensare la progettazione degli spazi, introducendo giardini e aree verdi. Ma cosa succede esattamente al cervello quando siamo nella natura? Stando a studi più recenti, l'esposizione alla natura può aumentare l'attenzione e l'autocontrollo nei bambini e aiutare a ridurre il rischio di problemi psichiatrici come depressione, abuso di sostanze e disturbi alimentari.

La natura sembra anche influire su vari parametri fisiologici: può abbassare la pressione arteriosa, migliorare la salute mentale e ridurre il rischio di alcune malattie croniche come il diabete. I suoni naturali, come il frinire dei grilli o il rumore delle onde, aiutano poi il nostro cervello a lavorare meglio nei test cognitivi rispetto, ad esempio, al rumore caotico delle città.

Secondo Marc Berman, uno dei ricercatori che studiano da tempo questi fenomeni, la natura attiva una forma di attenzione chiamata soft fascination: un coinvolgimento mentale leggero e spontaneo che permette al cervello di  recuperare dalla fatica cognitiva. È l’opposto della cosiddetta hard fascination tipica di molte attività moderne, una forma di attenzione sostenuta e faticosa che viene attivata da stimoli ad alto coinvolgimento come i social media, i videogiochi, il traffico intenso o film troppo complessi.

Gli scienziati non hanno ancora una risposta definitiva su quali siano i meccanismi esatti. Una delle ipotesi più citate è quella della biofilia, secondo cui gli esseri umani hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione un bisogno innato di stare a contatto con ambienti naturali come foreste, prati e corsi d’acqua.

Altri fattori che potrebbero contribuire ai benefici osservati sono l'attività fisica che si fa all’aperto, ma anche il cambio di scenario rispetto agli ambienti chiusi o l'effetto calmante delle forme che troviamo in natura, spesso caratterizzate da linee curve e pattern frattali. Probabilmente, ipotizzano i ricercatori, si tratta di una combinazione di più elementi.

In alcuni Paesi il contatto con la natura è ormai considerato parte delle strategie di salute pubblica. Nel Regno Unito, in Finlandia e in Canada, ad esempio, alcuni medici hanno già iniziato a "prescrivere" il tempo trascorso nei parchi per migliorare il benessere mentale e fisico. Secondo diversi studi, sono sufficienti anche soltanto 20 minuti al giorno in un ambiente naturale per ottenere dei benefici. Non servono per forza lunghe escursioni nella natura: anche osservare gli alberi lungo la strada, sentire il vento sul viso o ascoltare i suoni della natura possono fare la differenza


 

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