(fonte Gazzetta dello Sport)
Una nuova molecola, l'enlicitide, sembra superare per efficacia tutti i trattamenti orali oggi disponibili contro il colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo "cattivo". Basta una compressa al giorno per abbattere i livelli di LDL già dopo otto settimane di cura. Con questa nuova terapia, gli esperti sperano di garantire il raggiungimento dei target clinici anche nei pazienti più difficili da trattare e ridurre drasticamente il rischio di infarto e ictus sul lungo termine.
I dati clinici derivano dal trial CORALreef AddOn, condotto su pazienti adulti affetti da ipercolesterolemia e già colpiti da malattie cardiovascolari aterosclerotiche o considerati a elevato rischio. In associazione alle statine, la molecola ha abbassato il colesterolo LDL del 64,6% dopo due mesi, rispetto ai valori di partenza. Il calo è risultato superiore del 56,7% rispetto all'acido bempedoico, del 36% rispetto all'ezetimibe e del 28,1% rispetto alla combinazione dei due.
È emerso anche un calo del 26,2% della lipoproteina(a); nei pazienti trattati con acido bempedoico o con la combinazione di acido bempedoico ed ezetimibe, invece, i valori sono saliti, mentre con ezetimibe sono rimasti invariati.
Il principio attivo, il cui nome completo è enlicitide decanoato, appartiene alla classe dei peptidi macrociclici. La sua funzione è quella di bloccare la proteina PCSK9, coinvolta nella degradazione dei recettori delle LDL. Quando il farmaco si lega a questa proteina, dunque, impedisce che si formi un legame con il recettore delle LDL, e ciò favorisce la rimozione del colesterolo dal sangue. In pratica, la farmacodinamica aumenta la capacità dell'organismo di eliminare il colesterolo-LDL.
La nuova terapia a base di enlicitide potrebbe permettere di colmare il gap per quei pazienti ad alto rischio cardiovascolare che non riescono a raggiungere i livelli target di colesterolo con le terapie disponibili. Claudio Bilato, Direttore della Cardiologia - Ospedali dell’Ovest Vicentino e Vicepresidente ANMCO - Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, spiega a Repubblica: "È un risultato che ci avvicina sempre di più a un nuovo standard nella prevenzione cardiovascolare e che ha tutto il potenziale per contribuire alla nascita di un nuovo paradigma nella gestione dei pazienti a rischio alto e molto alto, sia prima di un evento che in dimissione dopo una sindrome coronarica acuta".
