mercoledì 14 aprile 2021

INTERVISTA A JURY CHECHI

IL SIGNORE DEGLI ANELLI

di Michele Antonelli

Alcune giornate sembrano foto. Con il tempo si fanno sbiadite, ma restano immortali. L’istantanea di Jury Chechi porta la data del 22 agosto 2004. Atene, le Olimpiadi, un bronzo. Un percorso di vita ricominciato e chiuso nello stesso momento, dopo un infortunio (la rottura del tendine del bicipite brachiale) che sembrava aver detto "Basta" a una carriera costellata di trionfi soltanto qualche anno prima, alla vigilia dei Giochi di Sidney. "È stato difficile ripartire, ma non bisogna fermarsi". Mai. Perché diventa eroe soltanto chi decide di lottare. Destino scritto, per uno che si avvicinò allo sport sui pedali di una bicicletta: "Mio padre mi fece innamorare del ciclismo. Sono cresciuto con i racconti delle imprese di Fausto Coppi, una leggenda".

E poi?

"Incontrai la ginnastica. Avevo sei anni e accompagnai mamma a prendere mia sorella in palestra dopo l’allenamento. Entrai e fu un lampo, dissi ‘Voglio provare anch’io’. Il giorno dopo tornai lì, me ne innamorai sempre di più".

Qualche anno dopo, il famoso tema a scuola. Scrisse di voler vincere le Olimpiadi, aveva le idee chiare…

"Eh già (ride, ndr)… Avevo nove anni, dopo le prime gare iniziai ad aver voglia di raggiungere risultati importanti".

Ne sono arrivati tanti. Su tutti, l’oro ai Giochi di Atlanta e il bronzo alle Olimpiadi di Atene…

"Due momenti bellissimi, ma diversi. Ad Atlanta ero un atleta perfetto, costruito per vincere e costretto a farlo per dimostrare di essere il migliore. Ad Atene dovevo far capire a me stesso di essere ancora in grado di fare qualcosa di importante. Lì venne fuori l’uomo che aveva deciso di rimettersi in gioco nel momento più difficile, quel podio ha un valore immenso".

Arrivò dopo un infortunio importante, il secondo della sua carriera. Come si riparte?

"Non è stato facile. Per colpa di infortuni ho saltato due Olimpiadi (Barcellona ’92 e Sidney 2000, ndr). Ma non bisogna mollare, a volte diventano opportunità. Nel primo caso, dopo la rottura del tendine d’Achille, mi specializzai negli anelli".

Cosa consiglierebbe a un giovane sportivo dopo un grave infortunio?

"Di tenere duro e andare avanti . A volte può far parte del percorso, ma deve esserci sempre la consapevolezza di poterne uscire. In alcuni casi può essere un’occasione, può dare tempo per pensare e aiutare a cambiare le cose".

Tanti successi. Ma com’è la vita dopo il ritiro?

"Le soddisfazioni agonistiche scompaiono ed è tutto molto più sereno e tranquillo, anche se dipende da come si affronta il passaggio. Tra allenamento e alimentazione, ho cercato di tenere le buone abitudini".

Oggi, a 51 anni, quanto si allena?

"Poco purtroppo, 3-4 volte a settimana cercando di alternare il lavoro a corpo libero a quello aerobico , andando in bici. C’è un minimo di continuità, anche se vorrei fare di più".

E gli anelli? Ogni tanto ci riprova?

"No, ricordando cos’ero capace di fare non mi divertirei".

A Prato ha un’Academy dove forma istruttori di Calisthenics. Quanto è importante quest’attività per il corpo?

"Se fatta bene, è una delle migliori attività sportive per chiunque. È una disciplina divertente, che permette di migliorare le proprie capacità motorie e l’apparato muscolo-scheletrico. Soprattutto in alcune persone e in certe fasce di età, credo che sia da prediligere il lavoro a carico naturale".

I video dei suoi allenamenti a casa spopolano in rete. Con le palestre ancora chiuse, che suggerimento darebbe ai nostri lettori?

"Di provare comunque ad allenarsi, faccio quei video proprio per motivare in un periodo difficile. L’attività fisica è fondamentale per il benessere della persona, spero che le palestre possano riaprire al più presto".

Qual è la sua alimentazione?

"Mangio in modo equilibrato e sto attento . Faccio una colazione corposa, con una buona base proteica e un pranzo semplice con pasta integrale condita in modo leggero. Di sera fibre e proteine, senza dimenticare frutta e verdura. È ovvio però che non c’è più la cura ossessiva di qualche anno fa. Ogni tanto mi concedo il sushi, qualche dolce e il venerdì sera c’è sempre spazio per una pizza. Vorrei dirle il nome ma…".

Ma?

"Si chiama ‘Signore degli anelli’, come il mio soprannome (ride, ndr). È stata creata dal mio pizzaiolo di fiducia, un caro amico. Niente di troppo elaborato, una margherita con scamorza e speck".

Segue lo sport in tv?

"Guardo qualsiasi cosa, dipende dalle stagioni e dagli eventi. Tra qualche giorno toccherà al Giro d’Italia e il ciclismo in questo momento, tra i vari Pogačar e Van Aert, ha grandi corridori. Facile dire che tiferò per un italiano, anche se non sarà un gioco. Ma mai dire mai…".

 

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