mercoledì 14 aprile 2021

VALENTINA GIACINTI

"BAMBOLE? CON LE TESTE CI GIOCAVO A PALLONE"

di Alessandra Bocci

Tacchi? "Magari uno stivaletto e una bella giacca". Tatuaggi? "Ne ho più d’uno, tutti con un significato". Gol decisivi? Beh, domanda facile e risposta più facile: "Segnare nel derby è un’emozione doppia, quattro gol poi… Indescrivibile. Io ero già felice perché avevamo ribaltato la partita". Se chiedete a Valentina Giacinti di definire se stessa con un aggettivo, vi dirà: "Genuina". Impossibile darle torto. Valentina da Bergamo, precisamente Trescore Balneario, anni 27, attaccante del Milan e della Nazionale.

Quanti messaggi le sono arrivati dopo i gol all’Inter? Ha eguagliato Altafini.

"Eh lo so, è stato carino José, mi ha mandato un vocale per farmi i complimenti e raccomandarmi di farne 4 anche alla Juve, come lui. Non sapevo nemmeno di questo record, non bado alle statistiche. Sapevo di aver raggiunto quota 50 gol col Milan, questo sì".

Cinquantatrè a fine gara. Ma è andata oltre: si è tolta la maglietta come Brandy Chastain, diventata un’ icona.

"Sinceramente non ci ho pensato, è stato un gesto liberatorio. Io sono così, mi lascio trasportare, forse un po’ troppo. Ho preso un cartellino giallo e la mia compagna Veronica Boquete mi ha detto 'vedi di non fare altre stupidate'. Allora mi sono calmata e ho pensato a non fermarmi".

Altre persone che si sono fatte sentire dopo quel derby?

"Tante, mi sono arrivati complimenti da Bobo Vieri, che è il mio idolo. Ma ovviamente le congratulazioni più importanti sono quelle delle mie compagne. I gol vengono sempre dalla squadra. E anche i ragazzi del Milan maschile ci sono molto vicini. Mi sento spesso con Rafael Leao, Romagnoli, Kalulu, Calabria. Siamo una famiglia. Il club dà molta importanza al settore femminile, il nostro a.d. Gazidis, il direttore tecnico Maldini e il d.s. Massara vengono alle partite. Franco Baresi ci segue spesso e Gazidis dice che da me vuole 20 gol a stagione. Una carica in più".

Il Milan è il club del RespAct, contro le diseguaglianze di ogni tipo, genere compreso. Che cosa pensa della nomina di Valentina Vezzali a sottosegretario con delega allo Sport e delle altre presenze, Gama, Christillin, nelle gerarchie della politica sportiva?

"Un passaggio necessario, ma finché continueremo a pensare che sia qualcosa di straordinario vorrà dire che siamo ancora indietro. Avere donne o uomini ai posti di comando: dovrebbe essere la normalità".

A proposito di normalità, come si vive da ragazza in un mondo prettamente maschile, soprattutto in Italia, come il calcio?

"Benissimo. Sa, io sono abituata a leggere i commenti sui social quando mettiamo le notizie sulle nostre partite. Non vedo più frasi tipo 'andate a casa' o 'andate a cucinare'. C’è vicinanza con noi, con quello che facciamo. Certo, i leoni da tastiera ci sono sempre, ma quelli mirano a distruggere le vite degli altri perché forse non hanno molto da fare. Meglio non occuparsene".

Perché ha scelto di giocare a calcio?

"Avevo la passione dentro. Il mondo non cambierà finché continueremo a pensare che per i bambini si fa il fiocco azzurro e alle bambine si regalano cose rosa e bambole. Magari alle bambine potrebbe piacere, che ne so, il verde. Sa che cosa facevo con le bambole? Prendevo la testa e la usavo come palla. A un certo punto hanno capito che forse era meglio smettere di regalarmi bambole".

E così è arrivato il calcio. Quanto c’è di Ganz, il suo tecnico, nel suo maturare come attaccante?

"Molto. Io ascolto ogni allenatore, sono abituata così, perché ciascuno può darti qualcosa. Da tutti si impara".

Umile e determinata. Pensa ancora con le sue compagne allo scudetto o si ferma alla zona Champions?

"Penso che battere la Juve in questa stagione sia dura, è un blocco tosto, sono ragazze che lavorano insieme da anni. Noi stiamo cercando un equilibrio e siamo cresciute molto. Qualificarsi per la Champions League sarebbe un grande obiettivo, un traguardo storico. In Nazionale vorrei rinnovare l’affetto che abbiamo ricevuto durante il Mondiale, ma fare belle cose all’Europeo sarà dura: in un Europeo non ci sono squadre materasso. Spero prima di tutto che si torni alla normalità e si possano avere le persone allo stadio. Una piccola cosa per tornare sereni".

Come vive l’era del Covid?

"All’inizio malissimo, visto che vengo da Bergamo. Adesso un po’ meglio. Ho imparato ad apprezzare cose che prima non avrei apprezzato altrettanto, tipo parlare mezz’ora al telefono con mio padre. Noi calciatrici siamo privilegiate, possiamo fare ciò che amiamo. Raccontare le nostre giornate agli altri alleggerisce, dà conforto. La libertà di fare è la cosa più importante".

A proposito di libertà, come trascorre il tempo libero?

"Quando si poteva uscivo con gli amici. Mi piace andare in sala giochi a giocare a basket, ha presente quel gesto ripetitivo di provare a fare canestro? Ecco, quello mi rilassa".

Il suo film preferito?

"La vita è bella".

Lei ride o piange di più?

"Durante la giornata rido e sorrido, poi alla sera divento malinconica, è il momento in cui pensi a te stessa e a quello che succede nel mondo".

Dopo il calcio, dove si vede?

"A volte penso che vorrei restare nel pallone, la mia passione. Altre volte mi vedo in un bar. A preparare cocktail o cappuccini, a fare festa. Ah, c’è anche il karaoke. Mi piace un sacco".

 

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