lunedì 28 giugno 2021

PROF DI SCIENZE MOTORIE ALLE ELEMENTARI?

ORA O MAI PIU'

di Valerio Piccioni (fonte Gazzetta dello Sport)

Professori di educazione motoria alla scuola elementare: ora o mai più. Sì, lo sappiamo, di fronte a uno slogan del genere il minimo che si possa dire è: ancora, ma ci credete veramente, ma se sono anni che aspettiamo questa svolta che non arriva mai… Stavolta, però, qualcosa si muove. Più che altro, c’è la speranza che si arrivi a una discussione trasparente in cui le diverse forze politiche, sindacali, associative, e il Governo si esprimano chiaramente: affidare quest’insegnamento a docenti specialisti e non più generalisti, è una priorità o no?

LETTERA A DRAGHI - Di certo, la sottosegretaria Valentina Vezzali ne ha fatto la sfida numero uno del suo mandato. Da settimane è in corso un’interlocuzione che è giunta a una comunione di intenti con il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Anche qui, però, ora, si è aggiunto qualcosa: il coinvolgimento del premier Mario Draghi. La Vezzali e Bianchi hanno infatti scritto una lettera al presidente del Consiglio. In cui, sostanzialmente, si chiede aiuto per affermare questa “priorità condivisa” per poter permettere “una sinergia anche con tutte le forze politiche, per analizzare ogni situazione in un’ottica di celerità e condivisione”. L’obiettivo è quello di istituire al più presto un gruppo di lavoro con tutti i soggetti interessati. “Il nostro augurio è che Lei possa convintamente accogliere questa nuova sfida: educare fin dal primo ciclo di istruzione ad uno stile di vita sano ed equilibrato, sinonimo di prevenzione. Assicurare la presenza di un insegnante di scienze motorie nell’organico della Scuola primaria può educare i più piccoli alla pratica fisica regolare e può costituire un sicuro investimento per il rilancio del Paese, per correre insieme verso il futuro e superare insieme l’attuale crisi pandemica”.

LEGGE DI BILANCIO? - Queste parole spiegano la possibilità di percorrere una corsia legislativa differente. In Senato giace abbandonato il famoso disegno di legge 992 approvato il 18 dicembre del 2018 alla Camera per assegnare ai docenti specialisti l’insegnamento dell’educazione motoria. Nel passaggio dal Conte 1 al Conte 2 al governo Draghi, la scena non è cambiata: quel testo suona un po’ come un impotente vorrei ma non posso. Tutti d’accordo nel sottolineare l’importanza dell’insegnamento dell’educazione motoria, ma anche nel non prevedere praticamente fondi specifici (appena 10 milioni) per la sua messa a terra. Si rinvia tutto a fondi del ministero dell’Istruzione, mentre la parolina “sperimentale” suona come una frenata rispetto all’impianto del provvedimento. Tanto che in questi mesi, uno dei dilemmi è stato proprio questo: tornare alla Camera per togliere quello “sperimentale” ricominciando il percorso da capo e magari chiedendo al ministero dell’Economia una copertura economica che al momento non c’è o far comunque andare in porto il ddl votandolo al Senato affidando poi al Ministero la ricerca delle risorse? Il fatto che questo punto interrogativo abbia prodotto un immobilismo totale, sta facendo maturare l’idea di cambiare cavallo, puntando nella prossima legge di bilancio, quindi alla fine dell’anno, a prendere il toro per le corna. Ma per tutto questo serve l’intervento di Draghi.

TUTOR - L’Italia è un Paese che viaggia nei piani alti del medagliere, ma ha curriculum deficitari sul piano della pratica diffusa, in particolare fra i bambini e i ragazzi dove, per esempio, c’è una forte crescita della popolazione obesa. Per tutto questo la riforma della “buona scuola” ai tempi del governo Renzi aveva scritto nero su bianco la presenza delle scienze motorie nell’orario curricolare. Ma se la materia c’è non ci sono i professori che la insegnano salvo poche eccezioni. Così ci si è rivolti in questi anni al progetto ex Coni ora Sport e Salute, “Sport di classe”, che negli ultimi si è indirizzato soprattutto alle quarte e alle quinte elementari e che peraltro nella prossima stagione dovrebbe cambiare format e nome. Questo meccanismo – incarichi a “tutor” che formavano maestre e maestri e periodicamente incontravano le classi – a consentire di produrre comunque un’offerta formativa. Ma il “tutor” non fa parte del collegio dei docenti, è un soggetto esterno, peraltro con una connotazione formale molto diverso rispetto a quella del docente specialista, perché guadagna di meno ed è pagato dai Coni regionali e ora da Sport e Salute. La tentazione è quella di rafforzare l’offerta, far diventare i 10 milioni attuali magari 20 e 30 e lasciare le cose come stanno. Una scelta che la Vezzali non vuol fare.

367 MILIONI O… NIENTE ? - Ma quali sono i numeri o come si dice sportivamente, la posta in palio? In Italia, la scuola elementare ha 126.769 classi. Tenendo presente l’orario settimanale di 22 ore delle maestre e dei maestri, servirebbero 11.524 docenti specialisti. Qui casca l’asino, cioè siamo in presenza di due letture differenti dello stato delle cose. Da una parte si ritiene necessaria una modifica ordinamentale per l’insegnamento delle scienze motorie con un aumento dell’orario almeno per le classi che non hanno il tempo pieno (che sono la maggioranza, 79.575 contro 47.194). Questo tipo di interpretazione renderebbe necessaria l’assunzione di 11.524 docenti specialisti (o la metà nel caso si limiti l’offerta a un’ora settimanale) per una cifra di poco superiore a 367 milioni di euro l’anno (anche qui c’è da ridurre la somma nel caso di una sola ora). Un’altra lettura è invece più incoraggiante in termini di sostenibilità: se ora l’educazione motoria è affidata a docenti generalisti, quindi la maestra di italiano porta i bambini in palestra, l’avvento del docente specialista laureato in Scienze motorie a parità di orario dovrebbe produrre una sostituzione e non un’aggiunta. Naturalmente non si potrebbe procedere decurtando gli stipendi, ma agendo sui pensionamenti: per intenderci, il “generalista” che va via (per quest’anno scolastico si parla di 10mila pensionamenti) sarebbe sostituito dallo “specialista” dell’educazione motoria.

TUTTI D’ACCORDO? NO - E qui ci avviciniamo all’altro cuore del problema. E a un’altra domanda: ma su questa “priorità” le forze politiche sono tutte d’accordo? O di “priorità” ce ne sono altre? Non è un mistero che quest’area didattica, quella delle Scienze motorie, sia trattata con un certo scetticismo anche dentro la scuola. C’è chi pensa che prima sia necessario stabilizzare maestre e maestri precari (ma ci sono precari anche nell’educazione fisica). Di fronte a questo bivio, le forze politiche e sindacali hanno il dovere di dire come la pensano. Ci sarebbe anche la possibilità di un’introduzione per gradi del docente specialista. Tipo: cominciamo dalla quinta elementare, poi l’anno successivo la quarta e via andare. Uno schema che non convince la Vezzali, convinta che in questo momento storico, e dopo un anno e mezzo di pandemia e di educazione motoria condannata dalla dad a cenerentola della didattica, ci sia l’occasione storica di uno scatto culturale indispensabile. Ecco che ritroviamo dunque l’ora o mai più dell’inizio. Ma sarà ora o mai più?

 

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