mercoledì 16 aprile 2025

LETTI A LETTO

NULLA MATERNO

Come si racconta l’assenza? Da dove si comincia a scrivere una storia che ha sempre negato sé stessa?

Nulla materno, esordio narrativo di Christine Vescoli (Alphabeta Verlag), traduzione di Cristina Vezzaro) narra una discesa lenta e incerta nella nebbia di ciò che non c’è mai stato: parole non dette, fotografie scolorite, silenzi che hanno fatto più rumore di qualsiasi urlo.

La figlia cerca la madre, ma non la madre dei ricordi, né quella dei racconti familiari: cerca la madre vera, quella che si è fatta avvolgere per una vita intera da un nulla opaco, inafferrabile, ereditato e mai spiegato.

E allora la scrittura diventa indagine, cucitura di brandelli, ricamo su un tessuto slabbrato: ogni frase è un passo dentro il Sudtirolo del Novecento, tra fame e gelo, tra l’ombra lunga del maso chiuso e l’oppressione ideologica dell’annessione, del fascismo, del nazismo. 

Ma Nulla materno è un racconto  sul rapporto madre/figlia, su quel filo che non si spezza nemmeno nella morte e che anzi proprio nel lutto trova la forza di farsi domanda, di voler sapere, di reclamare una verità.

Non importa quanto incerta o arbitraria: l’importante è che sia detta. Christine Vescoli, con una lingua potentissima e precisa, firma il terzo e ultimo movimento di una trilogia femminile sul lutto e sull’identità.

Ma qui la perdita è anche conquista, perché in quel nulla che la madre ha lasciato, la figlia trova finalmente uno spazio dove abitare, una voce con cui parlare. E scrivere.


 

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